Tumore al colon retto il sintomo silenzioso che molti ignorano

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Tumore al colon retto: il segnale che fa scattare l’allarme rosso
Il campanello d’allarme da non ignorare
Un cambiamento improvviso e persistente nelle abitudini intestinali, associato alla presenza di sangue nelle feci, è il segnale che deve far scattare l’allarme immediato. Non importa l’età: oggi sempre più casi riguardano anche under 50, come mostrano i dati degli Stati Uniti e del Regno Unito, dove questa neoplasia è tra le principali cause di morte oncologica nei giovani.
Spesso il sangue viene attribuito in automatico a emorroidi o piccole fissurazioni, ma ogni perdita ematica va comunque valutata dal medico. Un esame semplice come la ricerca del sangue occulto nelle feci può intercettare lesioni iniziali quando sono ancora completamente curabili, prima che compaiano sintomi più evidenti e gravi.
Secondo il chirurgo oncologo **Ermanno Leo**, per decenni alla guida della Chirurgia del colon-retto dell’**Istituto dei Tumori di Milano**, la maggior parte dei pazienti arriva ancora tardi, dopo anni di evoluzione silenziosa della malattia. In questa fase avanzata servono chirurgia, chemioterapia e radioterapia, con un impatto maggiore su qualità e durata della vita. Anticipare il primo controllo, soprattutto se si nota sangue, stitichezza o diarrea insolite, perdita di peso ingiustificata o anemia, significa spesso trasformare una diagnosi potenzialmente fatale in una condizione trattabile con possibilità di guarigione completa.
Giovani a rischio e ruolo della familiarità
Negli ultimi anni i registri oncologici internazionali hanno registrato un aumento costante di tumori del colon-retto sotto i 50 anni, mentre per molte altre neoplasie in questa fascia d’età la mortalità continua a diminuire. Il report della **American Cancer Society** indica che negli under 50 è l’unico carcinoma con decessi in crescita costante, circa l’1,1% l’anno dal 2005 negli **Stati Uniti**.
L’esperienza clinica di **Ermanno Leo** conferma un trend simile anche in **Italia**, in un contesto aggravato dal calo della cultura della prevenzione dopo la pandemia di Covid e dalle difficoltà socio-economiche che hanno rallentato controlli e screening. Nella fascia 35-69 anni i decessi globali per cancro calano grazie a diagnosi tempestiva e nuove terapie, ma il colon-retto nei giovani rischia di diventare un “punto cieco” se i sintomi vengono sottovalutati.
La familiarità gioca un ruolo chiave: avere genitori, nonni o fratelli con la stessa malattia non significa essere destinati ad ammalarsi, ma impone controlli anticipati e mirati. Una colonscopia in età più precoce, concordata con lo specialista, può individuare polipi e lesioni iniziali eliminandole prima che diventino cancerose. Sapere di essere a rischio, sottolinea Leo, non deve creare panico, ma consapevolezza strutturata: qualche esame in più a 35-40 anni è un investimento concreto sulla possibilità di guarigione.
Prevenzione pratica e progressi delle cure
Oggi non esiste una strategia certa per azzerare il rischio di ammalarsi, ma è possibile ridurlo e soprattutto agire perché la malattia venga scoperta in fase iniziale. Alimentazione ricca di fibre, peso sotto controllo, attività fisica regolare, riduzione di alcol e fumo sono pilastri di igiene di vita con beneficio dimostrato su più tumori, inclusi quelli dell’intestino.
Sul fronte della diagnosi, i programmi di screening con ricerca del sangue occulto nelle feci e colonscopia hanno già contribuito a ridurre la mortalità nella popolazione generale. Nei soggetti con familiarità o sintomi sospetti, l’accesso rapido a uno specialista in patologie del colon-retto è decisivo per impostare un percorso personalizzato. La distinzione fra prevenzione e diagnosi precoce è cruciale: non sempre si può evitare che il tumore insorga, ma lo si può cogliere quando è ancora confinato e operabile con intento curativo.
La ricerca farmacologica ha reso più efficace il trattamento delle forme avanzate grazie a chemioterapie, farmaci biologici e terapie mirate che rallentano la progressione della malattia. Tuttavia, come ricorda **Ermanno Leo**, la tossicità non è trascurabile: i farmaci colpiscono anche cellule sane, con effetti collaterali che possono imporre una riduzione o sospensione del trattamento. Per questo la vera “arma” resta arrivare presto alla diagnosi, quando un intervento chirurgico accurato può garantire lunghe sopravvivenze, talvolta indistinguibili dalla guarigione completa.
FAQ
D: Qual è il sintomo che richiede più attenzione?
R: La presenza di sangue nelle feci, anche in piccole quantità e anche se si sospettano emorroidi, va sempre segnalata al medico e approfondita.
D: I giovani possono sviluppare questo tumore?
R: Sì, i casi tra under 50 sono in aumento in vari Paesi; per questo non bisogna sottovalutare sintomi intestinali persistenti neppure in età giovanile.
D: Quanto pesa la familiarità?
R: Una storia familiare di questa neoplasia aumenta il rischio e richiede controlli anticipati e più ravvicinati, concordati con lo specialista.
D: Che differenza c’è tra prevenzione e diagnosi precoce?
R: La prevenzione mira a ridurre il rischio di ammalarsi, mentre la diagnosi precoce punta a individuare il tumore in fase iniziale, quando è più curabile.
D: Quali esami di primo livello sono disponibili?
R: La ricerca del sangue occulto nelle feci e, in caso di positività o sintomi, la colonscopia rappresentano gli strumenti principali.
D: La ricerca può guarire la malattia in fase avanzata?
R: Le terapie moderne spesso non guariscono le forme metastatiche, ma possono rallentare la progressione e migliorare quantità e qualità di vita.
D: Chi è l’esperto citato nell’articolo?
R: Il riferimento è al chirurgo oncologo **Ermanno Leo**, già responsabile della Chirurgia del colon-retto presso l’**Istituto dei Tumori di Milano**.
D: Qual è la fonte giornalistica dei dati riportati?
R: I numeri sulla crescita dei casi e il commento clinico derivano da un’intervista pubblicata su un quotidiano sanitario italiano che riprende il report della **American Cancer Society**.




