Trump smaschera il Venezuela: il capolavoro che rovescia le ipocrisie e accende la corsa al cambiamento

Indice dei Contenuti:
Operazione americana e crollo dell’ipocrisia
Washington interviene in Venezuela con “Absolute Resolve”, operazione delle forze speciali che esplicita ciò che molti fingevano di non vedere: la retorica su pace e democrazia crolla quando l’ordine di potere minaccia interessi e sicurezza. L’azione è presentata come risposta antiterrorismo a un sistema che, sotto il controllo di Nicolás Maduro, ha aperto il Paese a reti di narcotraffico e a presenze di apparati stranieri, con ramificazioni iraniane, russe e cinesi. Il linguaggio usato dall’amministrazione di Donald Trump è netto: si tratta di un intervento difensivo contro “attacchi ibridi” alimentati da entità statuali. In Europa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di “legittimità” dell’azione in quanto mirata a neutralizzare flussi di droga e minacce transnazionali. La mossa, calibrata anche per il consenso domestico americano, ribadisce la centralità della lotta alla droga nell’agenda di sicurezza nazionale. Sul terreno, l’obiettivo è decapitare le filiere che trasformano Caracas in hub del crimine organizzato, ribadendo la capacità statunitense di colpire in profondità infrastrutture e sponsor politici del narcoterrorismo. La narrativa ufficiale afferma: senza Maduro il Paese diventa più stabile; eliminare un autocrate riduce il rischio sistemico regionale. L’operazione segna lo spartiacque tra diplomazia di facciata e uso della forza come strumento per ristabilire deterrenza e ridefinire le regole del gioco nel continente.
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Il regime di Maduro tra narcotraffico e terrorismo
Sotto Nicolás Maduro, il Venezuela è diventato piattaforma di narcotraffico e snodo per reti paramilitari e terroristiche. La presenza capillare di operatori legati a Iran, Russia e Cina, unita al radicamento di emissari di Hamas e Hezbollah, ha trasformato Caracas in un avamposto ibrido dove interessi criminali e apparati statuali convergono. La penetrazione dei cartelli nella catena di comando politico-militare ha consolidato un sistema di collusione: istituzioni piegate alla logica della rendita illecita, opposizioni represse, impoverimento strutturale dei cittadini.
L’impianto accusatorio che approda a New York inchioda il dittatore e la moglie Cilia Flores su capi precisi: narcoterrorismo, esportazione di cocaina verso gli Stati Uniti, possesso di armi da guerra, cospirazione contro Washington. Al centro c’è il cosiddetto Cartello dei Soli, rete che il Dipartimento di Stato considera assimilabile a un’organizzazione terroristica straniera. La sostanza: il vertice politico avrebbe messo l’infrastruttura statale al servizio del traffico di stupefacenti, proteggendo rotte, facilitando logistica e coperture diplomatiche.
La filiera funziona con meccanismi consolidati: produzione e transito garantiti da milizie e segmenti corrotti delle forze armate; intermediazione di attori regionali; proiezione verso i mercati nordamericani ed europei. In parallelo, l’apertura a reti ideologicamente affini a Teheran ha offerto canali per addestramento, intelligence e finanza opaca. L’equilibrio interno è stato mantenuto con repressione sistematica, controllo delle leve economiche e distribuzione selettiva di rendite. Risultato: uno Stato-cerniera che alimenta minacce transnazionali mentre neutralizza qualsiasi alternanza politica.
La qualificazione dell’operazione “Absolute Resolve” come iniziativa antiterrorismo discende da questi elementi: confine sfumato tra criminalità organizzata e sponsor statuale; rischio diretto per la sicurezza americana; utilizzo del territorio venezuelano come corridoio per flussi di droga, armi e operatori ostili. In tale quadro, la rimozione del leader e la disarticolazione delle sue reti non sono presentate come cambio di regime, ma come interruzione di un’infrastruttura di minaccia ibrida che travalica i confini del Paese.
La dottrina Monroe rinnovata e l’attivismo Usa
La strategia di Donald Trump ripropone una versione operativa della dottrina Monroe: il Sud America torna “cortile di casa” con una regia statunitense esplicita sulla transizione del Venezuela. Washington rivendica il diritto di coordinare istituzioni locali, in primis apparati militari, e di reintegrare le imprese americane nei dossier energetici da cui erano state escluse a favore di Russia e Cina. Il messaggio ai vicini è calibrato: Colombia e Messico ricevono un avviso diretto, “the next ones”, a indicare che la lotta al narcotraffico non conoscerà zone franche regionali.
La campagna contro il fentanyl di matrice cinese raffinato in Messico e contro la cocaina veicolata dal Venezuela diventa architrave del secondo mandato promesso: sicurezza nazionale, interdizione delle rotte e pressione politico-economica sui regimi collusi. In questo quadro, il Cartello dei Soli, attribuito al vertice chavista e qualificato dal Dipartimento di Stato come entità terroristica, giustifica un’azione d’intelligence e law enforcement transfrontaliera. L’attivismo non è solo militare: include strumenti sanzionatori, accordi con forze armate locali, controllo degli asset energetici e rientro dei capitali statunitensi nei cicli di estrazione e raffinazione.
L’intervento, presentato come difensivo, mira a ristabilire deterrenza e a ridefinire le linee rosse nel continente. Senza Nicolás Maduro, sostiene Washington, il Venezuela diventa governabile e meno permeabile a reti criminali e a proiezioni di Teheran, Mosca e Pechino. La posta economica è rilevante: energia, logistica portuale, corridoi commerciali e infrastrutture critiche tornano sotto influenza occidentale. La dimensione interna statunitense completa il quadro: la tolleranza zero verso droga e traffici ibridi parla all’elettorato MAGA e rafforza il mandato politico per un protagonismo regionale prolungato.
FAQ
- Qual è l’obiettivo principale dell’operazione “Absolute Resolve”?
Colpire l’infrastruttura di narcoterrorismo legata al vertice chavista, interrompendo rotte di droga, supporti logistici e coperture statuali con effetti regionali.
- Perché il regime di Nicolás Maduro è associato al Cartello dei Soli?
Secondo l’impianto accusatorio e il Dipartimento di Stato, il vertice politico-militare avrebbe messo lo Stato al servizio del traffico di cocaina, configurando un’entità assimilabile a organizzazione terroristica.
- In che modo l’azione statunitense è definita legittima da Washington e alleati?
È qualificata come risposta difensiva ad attacchi ibridi che minacciano la sicurezza, inclusi narcotraffico e supporto a reti terroristiche.
- Cosa implica il ritorno della dottrina Monroe in chiave contemporanea?
Leadership Usa nella transizione venezuelana, cooperazione con istituzioni locali, rientro di imprese americane nei settori energetici e ridefinizione delle linee rosse regionali.
- Quali Paesi sono stati esplicitamente richiamati da Trump dopo la destituzione di Maduro?
Colombia e Messico, invitati a contrastare con efficacia filiere di droga e complicità istituzionali, pena un incremento della pressione statunitense.
- Quali sono le leve non militari utilizzate dagli Stati Uniti nella campagna regionale?
Sanzioni mirate, accordi con forze armate locali, strumenti giudiziari transnazionali, controllo degli asset energetici e rientro di capitali e imprese occidentali.
Prospettive geopolitiche e conseguenze globali
La caduta del perno chavista ridisegna le sfere di influenza in America Latina e apre negoziazioni incrociate con Mosca e Pechino. La ricomposizione passa per scambi impliciti: attenuazione della proiezione russa e cinese su Caracas in cambio di margini su altri teatri, da Kiev a Taiwan. È una dinamica di compensazioni che sposta il baricentro su deterrenza, accesso alle risorse e controllo delle rotte energetiche. Per gli Stati Uniti, il dossier venezuelano diventa leva negoziale nelle trattative globali; per Russia e Cina è un test di resilienza delle rispettive catene di influenza.
Sul piano regionale, l’arretramento di reti legate a Teheran limita addestramento, intelligence e finanza opaca in un’area chiave per i traffici. La pressione su Colombia e Messico forza una convergenza su standard di sicurezza e cooperazione giudiziaria, con impatto diretto su filiere di fentanyl e cocaina. L’effetto è un ecosistema più esposto a strumenti sanzionatori, tracciabilità dei flussi e interoperabilità tra forze dell’ordine. Chi non si allinea rischia isolamento finanziario e restrizioni su logistica e investimenti.
Gli asset energetici del Venezuela tornano centrali: riapertura a capitali occidentali, ripristino della governance nelle filiere di estrazione e raffinazione, standard ESG come condizione di rientro. Questo modifica il pricing geopolitico del petrolio nel breve periodo e riduce lo spazio di manovra di player vicini a Mosca e Pechino. In parallelo, porti, corridoi terrestri e infrastrutture critiche diventano nodi di una rete occidentale che intende sottrarre capacità logistica a cartelli e intermediari statuali ostili.
Il ribilanciamento comporta rischi: ritorsioni ibride su supply chain, cyberattacchi contro operatori energetici, accelerazione di movimenti migratori dai territori disarticolati. La gestione richiede accordi di sicurezza multilivello, corridoi umanitari controllati e investimenti rapidi nella stabilizzazione istituzionale. Senza tempi certi sulla transizione, il vuoto di potere potrebbe alimentare attori armati residuali e nuove economie criminali.
Nell’arena internazionale, la narrativa sulla “legittima difesa” contro il narcoterrorismo crea precedente. Altri Paesi potrebbero rivendicare interventi simili contro minacce ibride transfrontaliere. Il discrimine sarà la capacità di provare il nesso tra apparato statuale e filiere criminali, l’adesione al diritto internazionale operativo e la costruzione di coalizioni credibili. Se questi requisiti tengono, l’intervento in Venezuela diventa modello di proiezione selettiva di potenza; in caso contrario, riapre il dossier delle ingerenze unilaterali con costi reputazionali elevati.




