Trump rilancia la sfida: Groenlandia non è in vendita, ma il braccio di ferro globale si accende

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Sovranità groenlandese e unità politica
Nuuk fa quadrato: “né americani né danesi, groenlandesi”. L’intero arco politico dell’isola si ricompatta per difendere una sovranità che non è in vendita e il diritto a decidere in autonomia il proprio futuro, in risposta alla rinnovata pressione di Donald Trump. I cinque partiti hanno firmato una dichiarazione congiunta che archivia le rivalità interne e ribadisce il rifiuto di qualsiasi ipotesi di cessione territoriale.
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Il dossier approderà all’Inatsisartut nei prossimi giorni, con un confronto che rischia di tendere i rapporti con Copenaghen. Nel governo cresce l’idea di trattare direttamente con Washington, senza mediazione danese: la ministra degli Esteri Vivian Motzfeldt spinge per un ruolo di primo piano di Nuuk in ogni negoziato.
La posizione condivisa resta netta: rispetto per il Paese e rifiuto di pressioni esterne. L’indipendenza rimane l’orizzonte strategico, ma solo quando l’economia sarà sufficientemente solida, come sottolinea il premier Jens-Frederik Nielsen. Il messaggio politico è coordinato e mira a blindare l’autodeterminazione di una comunità di circa 57 mila abitanti, già autonoma dal 1979.
Fonte: ANSA
Pressioni di Washington e offerte economiche
Washington alza i toni: per Donald Trump è “inaccettabile” che Russia o Cina mettano piede in Groenlandia, ma i segnali interni all’amministrazione restano contraddittori. Il vicepresidente J.D. Vance esclude mosse militari imminenti, mentre il segretario di Stato Marco Rubio chiarisce l’obiettivo: puntare all’acquisto, non allo scontro.
L’offerta si muove su incentivi economici: investimenti diretti, occupazione, turismo e un ipotetico assegno fino a 100 mila dollari per residente. Una proposta che alimenta correnti indipendentiste, specie nell’opposizione di Naleraq, e che tenta di aprire un canale negoziale diretto con Nuuk scavalcando Copenaghen.
La strategia statunitense cerca di capitalizzare la disponibilità a un dialogo separato evocata dalla ministra Vivian Motzfeldt, ma incontra un fronte politico che chiede rispetto istituzionale e rifiuta logiche di “compravendita” territoriale. L’ambiguità di Washington – deterrenza retorica e diplomazia del portafoglio – punta a erodere resistenze interne senza provocare escalation.
Fonte: ANSA
Reazioni di Danimarca, Ue e Nato
In Danimarca cresce l’allerta: sondaggi Voxmeter indicano che quattro cittadini su dieci non escludono un’eventuale invasione americana sotto una presidenza Trump. Il boicottaggio di marchi Usa – dalla Coca‑Cola a Netflix – si somma al boom di bandiere groenlandesi, segnale di solidarietà con Nuuk.
Il presidente della Commissione Difesa, Rasmus Jarlov, esclude ogni “cessione” anche sotto minaccia, ma lascia margini a cooperazioni pragmatiche su basi, miniere e presenza militare statunitense. La premier Mette Frederiksen avverte: un’azione contro un alleato Nato “sarebbe la fine di tutto”.
A livello euro‑atlantico, il segretario generale Mark Rutte ribadisce a Marco Rubio il valore strategico dell’Artico. L’Ue valuta lo strumento anti‑coercizione per colpire aziende Usa nei servizi europei e il rafforzamento della postura nel Grande Nord. Ipotesi sul tavolo: dispiegamento europeo in Groenlandia sotto ombrello Nato, scelta che testerebbe la tenuta dell’Alleanza in una crisi intra‑perimetro.
Fonte: ANSA
FAQ
- Perché la Danimarca è in allerta? Per timori legati a pressioni Usa sulla Groenlandia e possibili scenari di escalation, rilevati anche da sondaggi.
- Qual è la posizione di Copenhagen sulla cessione? Netta contrarietà; apertura solo a cooperazioni pratiche su basi, miniere e presenza Usa.
- Cosa propone l’Ue? Rafforzamento della postura nel Nord e uso dello strumento anti‑coercizione contro imprese Usa se necessario.
- Qual è il ruolo della Nato? Valuta l’importanza strategica dell’Artico e opzioni di deterrenza sotto il proprio ombrello.
- Chi sono i protagonisti politici citati? Mette Frederiksen, Rasmus Jarlov, Mark Rutte, Marco Rubio, oltre a Donald Trump.
- Quali segnali arrivano dall’opinione pubblica danese? Boicottaggi di brand Usa e crescita del sostegno simbolico alla Groenlandia.




