Trump punta alla Groenlandia: il piano shock per comprarla e il prezzo che nessuno immagina

Indice dei Contenuti:
Ambizioni americane e leva negoziale
Donald Trump punta sulla Groenlandia non con un’invasione, ma con un’operazione d’acquisto sostenuta da pressioni politiche ed economiche. Secondo fonti riferite a colloqui privati citati dal segretario di Stato Marco Rubio, l’obiettivo sarebbe convincere la Danimarca a cedere il territorio nonostante l’opposizione degli abitanti dell’isola. La strategia prevede incentivi finanziari e una campagna di persuasione legata alla sicurezza nazionale.
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L’isola, parte del Regno danese, torna così al centro del confronto geopolitico alimentato dalla Casa Bianca, tra minacce calibrate e aperture al negoziato. Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha confermato che l’uso della pressione fa parte del tavolo, mentre a Washington si valuta come strutturare un’offerta credibile.
L’opzione militare viene agitata come deterrente: per la cerchia presidenziale resta “priorità” in chiave difensiva. La commentatrice Katie Miller, vicina alla Casa Bianca e moglie del consigliere Stephen Miller, ha rilanciato su X un’immagine della Groenlandia con la bandiera americana e la scritta “soon”, segnale di una volontà di accelerare.
Valore strategico e militare dell’isola
La Groenlandia è un cardine dell’Atlantico Nord: controllo delle rotte artiche, monitoraggio dei cieli polari e profondità strategica per la NATO. La base di Thule integra radar di allerta precoce e sistemi spaziali, nodo critico per la deterrenza missilistica americana.
Il ritiro dei ghiacci apre corridoi commerciali e militari: più traffico significa più necessità di sorveglianza, scorte e infrastrutture dual use. Per la Casa Bianca, il presidio dell’area ridurrebbe i margini d’azione di Russia e Cina nel teatro artico.
La proiezione di potenza nell’isola consente tempi di risposta rapidi verso l’Europa settentrionale e l’Artico centrale, con impatto diretto su comunicazioni sottomarine e spazi di manovra aeronavali.
La possibile “americanizzazione” della governance locale, tramite accordi o acquisto, rafforzerebbe l’architettura di difesa occidentale ma solleverebbe frizioni con la Danimarca e all’interno dell’Alleanza. Il richiamo all’opzione militare funge da leva psicologica, pur restando scenario ad alta soglia.
L’isola è anche piattaforma energetica e logistica: porti in acque profonde, piste ampliabili e hub per droni e sensori polari. Il vantaggio informativo derivante da radar, SIGINT e dati climatici rende la Groenlandia un moltiplicatore di potenza oltre la dimensione puramente territoriale.
Stime economiche e risorse naturali
Le valutazioni sul prezzo della Groenlandia oscillano in base ai parametri considerati. Il American Action Forum stima circa 200 mld di dollari per i bacini minerari “raggiungibili”, sottolineando che includendo giacimenti economicamente proibitivi il totale supererebbe il trilione.
Nel computo entrano le sovvenzioni annuali all’isola, circa 600 mln di dollari: un aumento mirato potrebbe diventare leva negoziale per la Casa Bianca. Il ritiro dei ghiacci amplia il potenziale commerciale e infrastrutturale, accrescendo il valore futuro degli asset.
Analisi alternative calcolano il valore immobiliare usando l’Islanda come benchmark: 131 mld per il vicino implicano, proiettando su scala, fino a 2,76 trilioni per l’intera Groenlandia. Alphaville del Financial Times ipotizza oltre 1.000 mld sommando petrolio, terre rare e terreni edificabili.
La superficie di 2,2 mln km² alimenta stime divergenti: dal Pil locale ai confronti storici per costo per acro. La domanda chiave resta cosa includere nel perimetro del deal: risorse estraibili, infrastrutture strategiche, diritti minerari e pacchetto di incentivi economici alla Danimarca.
FAQ
- Qual è la stima più citata per le risorse minerarie?
Circa 200 miliardi di dollari per i giacimenti “raggiungibili” secondo l’American Action Forum. - Quanto incidono le sovvenzioni annuali alla Groenlandia?
Intorno a 600 milioni di dollari l’anno, potenziale strumento di pressione o incentivo nel negoziato. - Esistono stime che superano il trilione di dollari?
Sì, considerando risorse difficili da estrarre o sommando petrolio, terre rare e immobiliare. - Come viene calcolato il valore immobiliare?
Usando l’Islanda come riferimento, con una proiezione fino a 2,76 trilioni per l’intera isola. - Il cambiamento climatico incide sul valore?
Sì, lo scioglimento dei ghiacci apre rotte e opportunità logistiche, aumentando il potenziale economico. - Cosa potrebbe includere un’eventuale offerta di acquisto?
Diritti minerari, infrastrutture, incentivi finanziari e garanzie economiche a favore della Danimarca.
Precedenti storici e possibili scenari di costo
Nel 1946 gli Stati Uniti offrirono 100 milioni di dollari dell’epoca per la Groenlandia, dopo averne gestito basi e sicurezza durante la Seconda guerra mondiale. Quella cifra, rivalutata, resta un riferimento simbolico per un asset oggi molto più complesso e connesso a interessi militari e minerari.
Le stime contemporanee oscillano in base al perimetro considerato: solo le risorse estraibili “raggiungibili” vengono valutate attorno ai 200 miliardi di dollari, mentre conteggi più estesi superano il trilione. L’inclusione del valore immobiliare, proiettato da benchmark islandesi, spinge le valutazioni fino a 2,76 trilioni.
Sul piano negoziale, un pacchetto potrebbe combinare aumento delle sovvenzioni annuali (circa 600 milioni di dollari) con accordi su diritti minerari, infrastrutture e garanzie di sicurezza. Il confronto con precedenti come Alaska o Louisiana serve solo da metrica storica: il contesto NATO e la sovranità danese rendono lo schema d’acquisto più simile a una “somma delle parti” che a una cessione pura.
La variabile strategica resta decisiva: la percezione di minacce in Artico potrebbe far lievitare il “premio” politico richiesto da Danimarca e comunità locali, spostando l’asse dal prezzo nominale alle condizioni di governance e sicurezza.
FAQ
- Quando gli Stati Uniti provarono ad acquistare la Groenlandia?
Nel 1946, con un’offerta di 100 milioni di dollari dell’epoca. - Quali sono oggi gli intervalli di costo ipotizzati?
Da 200 miliardi per risorse “raggiungibili” a oltre 1 trilione includendo componenti minerarie e immobiliari. - Perché il valore immobiliare pesa nelle stime?
Perché proiezioni basate sull’Islanda suggeriscono un potenziale fino a 2,76 trilioni di dollari. - Che ruolo hanno le sovvenzioni annuali?
Sono circa 600 milioni l’anno e possono diventare una leva negoziale. - I precedenti di Alaska e Louisiana sono comparabili?
Solo come riferimento storico: il contesto NATO e la sovranità danese cambiano radicalmente lo schema. - Cosa farebbe aumentare il prezzo effettivo?
Condizioni su governance, sicurezza e diritti minerari, oltre al “premio” politico richiesto dalla Danimarca.




