Trump invoca i dossier Epstein e promette una clamorosa offensiva legale

Dichiarazioni di Donald Trump e strategia legale
Donald Trump interpreta i file su Jeffrey Epstein come una piena assoluzione politica, nonostante il suo nome compaia migliaia di volte nei documenti giudiziari. Il tycoon si presenta come vittima della “sinistra radicale” e prova a trasformare un potenziale vulnus etico in un’arma contro avversari politici e mediatici, puntando su una narrativa di complotto e persecuzione giudiziaria.
Parallelamente, l’ex presidente cerca di capitalizzare la pubblicazione delle carte per rilanciare la propria immagine in vista delle prossime scadenze elettorali, minimizzando il peso delle accuse non verificate e spostando l’attenzione sul comportamento di giornalisti, magistrati e apparato federale.
Le reazioni di Trump ai file di Epstein
Nei suoi interventi pubblici, Donald Trump sostiene che i documenti siano “l’esatto opposto” di quanto sperato dai suoi detrattori, ignorando il numero elevato di citazioni del suo nome e la lista di accuse non provate raccolte dall’FBI, che spazia da ipotesi di stupro a scenari estremi come aste di bambine.
La strategia comunicativa insiste sull’assenza di nuove incriminazioni, sulla distanza temporale dagli eventi e sul tentativo di accreditarsi come soggetto estraneo al sistema di protezioni che avrebbe circondato Jeffrey Epstein fino alla morte in carcere.
L’ipotesi di nuove cause giudiziarie
L’annuncio di possibili azioni legali contro il giornalista Michael Wolff rappresenta un tassello centrale della controffensiva di Donald Trump. I file indicano che Jeffrey Epstein avrebbe chiesto all’ex procuratore dell’impeachment di Bill Clinton, Ken Starr, di aiutare l’amico Wolff a raccogliere materiale compromettente su Trump.
Il tycoon parla di “cospirazione” tra Wolff e Epstein per danneggiarlo, evocando la possibilità di estendere l’azione legale anche all’esecutore testamentario di Epstein, presentato come complice. L’obiettivo è delegittimare retroattivamente libri e inchieste che hanno scalfito la sua presidenza.
Il ruolo del Congresso Usa e del Dipartimento di Giustizia
La difesa politica di Donald Trump trova sponda nello speaker della Camera Mike Johnson, che considera i documenti su Jeffrey Epstein privi di elementi capaci di incriminare l’ex presidente. In un contesto di forte polarizzazione, il Congresso diventa anche teatro del confronto sulle responsabilità delle istituzioni federali e sul margine d’azione del Dipartimento di Giustizia nel riaprire il dossier Epstein.
Le posizioni pubbliche delle figure istituzionali mirano a rassicurare l’elettorato conservatore e a chiudere politicamente il capitolo.
La linea di Mike Johnson su Trump ed Epstein
In diverse interviste, Mike Johnson afferma di non avere “altre domande” sui rapporti tra Donald Trump e Jeffrey Epstein, sostenendo che le carte pubblicate dissipano qualsiasi dubbio residuo. Racconta di aver discusso più volte in privato con Trump del caso, descrivendo un ex presidente “mai preoccupato” dal contenuto dei file.
Questa presa di posizione chiude di fatto lo spazio per ulteriori iniziative parlamentari di supervisione, riducendo la possibilità che la Camera utilizzi i nuovi documenti per approfondire eventuali conflitti di interesse o condotte improprie.
Le scelte del Dipartimento di Giustizia
Il Dipartimento di Giustizia viene difeso pubblicamente dallo speaker Mike Johnson, che sottolinea come l’agenzia stia “rispettando la legge” e respinge le accuse rivolte alla ministra Pam Bondi e al suo vice Todd Blanche. In un’intervista alla CNN, Blanche esclude la possibilità di nuove imputazioni nel caso Jeffrey Epstein, nonostante il continuo emergere di nomi eccellenti.
La scelta di non riaprire il fronte penale su Epstein alimenta la frustrazione delle vittime e dei democratici, che chiedono accesso completo a tutti i documenti, temendo che alcuni soggetti abbiano beneficiato di protezioni informali.
Ripercussioni internazionali e scosse nelle élite globali
L’ondata generata dai file su Jeffrey Epstein supera i confini degli Stati Uniti e investe case reali, governi e personalità economiche di primo piano. Dalla monarchia britannica ai vertici sportivi di Los Angeles 2028, fino alle istituzioni di Slovacchia e Norvegia, i nuovi dettagli costringono figure pubbliche a scuse, dimissioni e richieste di chiarimento parlamentare, alimentando la percezione di una rete globale di relazioni opache attorno al finanziere.
La posizione del principe Andrea e della politica britannica
Nel Regno Unito, i file riportano al centro l’ex principe Andrea. Oltre alle accuse di Virginia Giuffrè, emergono indiscrezioni su una seconda vittima inviata nel 2010 per rapporti sessuali con il duca. La BBC indica una pressione crescente perché Andrea testimoni negli Stati Uniti.
Il primo ministro Keir Starmer ritiene che la collaborazione giudiziaria sia doverosa, mentre il ministro per l’Edilizia Abitativa Steve Reed propone che anche l’ex ambasciatore Peter Mandelson riferisca al Congresso, dopo la rivelazione di un versamento di 75.000 dollari sui suoi conti.
Dimissioni e imbarazzi in Slovacchia, Norvegia e Usa
Nella Slovacchia, i documenti spingono alle dimissioni Miroslav Lajčák, consigliere del premier Robert Fico, per messaggi del 2018 in cui dialogava con leggerezza con Jeffrey Epstein su donne e su un incontro con il ministro russo Sergei Lavrov. In Norvegia, la principessa ereditaria Mette-Marit è costretta a scusarsi per contatti pregressi con Epstein.
Negli Stati Uniti, il presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, Casey Wasserman, ammette pubblicamente l’errore dopo l’emersione di email del 2003 con Ghislaine Maxwell, aggravando la crisi reputazionale del movimento sportivo.
FAQ
Cosa sostengono Donald Trump e i suoi alleati sui file Epstein
Donald Trump afferma che le carte su Jeffrey Epstein lo scagionano e confermano la sua estraneità ad abusi o traffici. Lo speaker Mike Johnson sostiene che i documenti non aprano nuovi interrogativi e chiudano il capitolo politico sulle relazioni tra Trump ed Epstein.
Perché Michael Wolff è finito nel mirino di Trump
I file indicano che Jeffrey Epstein avrebbe chiesto a Ken Starr di aiutare l’amico giornalista Michael Wolff a reperire materiale dannoso su Donald Trump. Trump parla di “cospirazione” e valuta azioni legali, collegando questo presunto piano al libro “Fire and Fury”.
Qual è la posizione del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein
Il vice ministro Todd Blanche ha escluso, in un’intervista alla CNN, la presentazione di nuove accuse federali legate a Jeffrey Epstein. Lo speaker Mike Johnson difende la ministra Pam Bondi e sostiene che il Dipartimento stia rispettando rigorosamente la legge vigente.
Come sono coinvolte la famiglia reale britannica e la politica del Regno Unito
I file rilanciano le accuse contro l’ex principe Andrea, con il riferimento a una seconda presunta vittima. Il premier Keir Starmer auspica che Andrea testimoni negli Stati Uniti. Il ministro Steve Reed suggerisce inoltre che l’ex ambasciatore Peter Mandelson sia ascoltato dal Congresso americano.
Quali conseguenze si registrano in Slovacchia e Norvegia
In Slovacchia, Miroslav Lajčák si dimette dopo la pubblicazione di messaggi con Jeffrey Epstein relativi a donne e a un incontro con Sergei Lavrov. In Norvegia, la principessa Mette-Marit chiede scusa pubblicamente per i propri contatti con il finanziere, ammettendo una valutazione superficiale del personaggio.
Qual è la fonte principale delle informazioni sul malcontento delle vittime
Le denunce sulla protezione degli abusatori e sull’esposizione delle vittime nei nuovi atti emergono da inchieste e testimonianze riportate dall’agenzia ANSA, che ha approfondito le reazioni dei sopravvissuti e le richieste dei democratici di rendere pubblica la totalità dei documenti giudiziari.




