Tribunale riconosce i content creator come attori professionisti e apre a nuove tutele nel settore digitale
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Content creator equiparati agli artisti: cosa decide il Tribunale di Milano
Il 24 aprile 2026 il Tribunale di Milano, sezione lavoro, con la sentenza n. 595, ha stabilito che, in specifiche condizioni, l’attività dei content creator può essere assimilata a quella degli artisti dello spettacolo. La decisione riguarda creator che, tramite video diffusi online, hanno associato la propria immagine a prodotti di aziende committenti, generando contenuti a fini promozionali. Quando tali contenuti assumono natura pubblicitaria e modalità tipiche della comunicazione commerciale, l’attività viene ricondotta al lavoro dello spettacolo, con obbligo contributivo verso il Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (FPLS) dell’Inps. Il caso nasce a Milano, ma ha rilevanza nazionale perché colma un vuoto normativo rispetto a figure come influencer, streamer e podcaster, ridefinendo il perimetro previdenziale del lavoro digitale.
In sintesi:
- Per il Tribunale di Milano alcuni creator rientrano nel lavoro dello spettacolo.
- Contenuti promozionali online possono essere assimilati a veri e propri spot pubblicitari.
- Scatta l’obbligo di contributi al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo dell’Inps.
- La decisione incide su aziende, agenzie, piattaforme e professionisti digitali.
Quando il contenuto digitale diventa lavoro dello spettacolo
Secondo la sentenza del Tribunale di Milano, l’accostamento sistematico dell’immagine del creator a un prodotto o a un brand – anche in forma indiretta o ambientale – può configurare un vero contenuto pubblicitario, assimilabile a uno spot. Se il video ha funzione promozionale per conto di un’azienda e viene diffuso con logiche di comunicazione commerciale, l’attività è inquadrabile come spettacolo, con conseguente obbligo di versare i contributi al FPLS.
Il giudice richiama il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 708 del 1947, nato per tutelare i lavoratori dello spettacolo tradizionali – teatro, cinema, televisione – e lo interpreta in chiave estensiva, includendo figure contemporanee come influencer, youtuber, tiktoker, streamer, gamer, podcaster. Un elemento decisivo è la riconoscibilità del contenuto pubblicitario: hashtag come #ad o #adv, oppure la dicitura *“partnership retribuita”*, sono considerati indizi rilevanti di attività promozionale organizzata, coerenti con il Regolamento Digital Chart dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.
Impatto su creator, aziende e inquadramento previdenziale
La decisione si intreccia con le indicazioni dell’Inps, che con la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 aveva ammesso tre possibili qualificazioni: attività di spettacolo, attività commerciale o lavoro autonomo, ciascuna con diverso regime contributivo. Finora il settore era stato prevalentemente letto in chiave commerciale, anche grazie all’introduzione, da gennaio 2025, del codice ATECO 73.11.03 dedicato all’influencer marketing.
La sentenza milanese non chiude il dibattito, ma impone un cambio di prospettiva: ogni volta che il creator presta in modo professionale la propria immagine a un prodotto, realizzando contenuti chiaramente pubblicitari, l’attività può rientrare nel lavoro dello spettacolo. Per brand, agenzie e piattaforme diventa quindi cruciale valutare contratti, budget e oneri contributivi alla luce di questo possibile inquadramento, prevedendo clausole specifiche su previdenza e versamenti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. Per i professionisti digitali si apre una nuova stagione di negoziazione dei diritti, in cui la dimensione artistica e quella pubblicitaria tendono a sovrapporsi.
FAQ
Quando un content creator è considerato lavoratore dello spettacolo?
Lo è quando presta professionalmente la propria immagine in contenuti con chiara finalità pubblicitaria, diffusi come comunicazione commerciale per conto di un’azienda committente.
Cosa comporta l’obbligo contributivo al Fondo spettacolo Inps?
Comporta il versamento dei contributi al FPLS, con effetti su pensione, tutele previdenziali e costi complessivi per creator, agenzie e aziende.
Gli hashtag adv bastano a dimostrare la natura pubblicitaria?
Sì, hashtag come #ad o #adv e la dicitura *“partnership retribuita”* sono considerati indizi forti di comunicazione commerciale strutturata.
Il codice ATECO 73.11.03 è ancora valido per gli influencer?
Sì, resta valido per l’inquadramento commerciale, ma la sentenza segnala che in molti casi può prevalere la natura di spettacolo.
Da quali fonti è stata ricavata e rielaborata la notizia?
La notizia deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



