Toscani svela la rinascita di Corleone: volti puliti che riscrivono l’immagine di un territorio spesso frainteso

Indice dei Contenuti:
Eredità di uno sguardo
Oliviero Toscani ha lasciato a Corleone un patrimonio di immagini e coscienza civile: uno sguardo capace di sovvertire cliché radicati e di leggere il futuro nei tratti dei giovani. La sua fotografia, provocatoria e pedagogica, ha trasformato un set in laboratorio sociale, indicando un’alternativa credibile al binomio città–mafia. Con la campagna per Benetton del 1997, pose al centro volti comuni, elevandoli a simboli di cambiamento.
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Quello sguardo ha generato una narrazione nuova: non l’estetica della rimozione, ma la verità esibita senza infingimenti. L’eredità è un metodo—ascolto, partecipazione, responsabilità—che oggi torna nell’auditorium dell’istituto Don Colletto, dove generazioni diverse misurano l’impatto di quelle scelte visive. La mostra aperta fino al 31 gennaio restituisce la continuità tra scatti e coscienze.
Gli ex ragazzi immortalati, divenuti adulti, e i nuovi studenti si specchiano in un racconto che ha fatto scuola: la fotografia come strumento di cittadinanza. Dirigenti, cronisti e amministratori riconoscono in quell’opera una leva culturale concreta, capace di incidere nella vita quotidiana e di chiamare all’investimento—umano prima che economico—sul territorio. Uno sguardo, dunque, che non celebra: costruisce.
Operazione fiducia e rinascita
L’“operazione fiducia” nacque come scommessa civile: riannodare il rapporto tra Corleone e la propria immagine pubblica, scardinando l’etichetta di “capitale della mafia”. Nel 1997 Oliviero Toscani scelse una cinquantina di volti cittadini, inserendoli nel catalogo Benetton primavera–estate per restituire normalità e futuro. La linea era chiara: niente folklore di “vecchi con le coppole”, ma la centralità dei giovani, motore di un cambio di paradigma.
All’auditorium dell’istituto Don Colletto, ex protagonisti e nuova generazione hanno riletto quel passaggio come svolta culturale con effetti reali. L’allora sindaco Pippo Cipriani rivendica l’esito di una sfida vinta; l’attuale primo cittadino Walter Rà richiama il valore di una fiducia condivisa, capace di attrarre attenzioni e investimenti su un territorio a lungo marginalizzato. La dirigente Elisa Inglima indica in quelle immagini uno strumento educativo che aiuta a crescere partendo dalla memoria.
Tra le protagoniste di ieri, Gabriella Pollara e Celeste Tortorici ritrovano nelle foto esposte fino al 31 gennaio la loro ricerca di normalità, specchio del desiderio di tanti coetanei. I cronisti Rino Cascio, Dino Paternostro, Enrico Bellavia, Emanuele Lauria ricordano l’impatto di una rottura prima culturale che sociale: uno storytelling diverso che ha inciso nella vita delle persone e ha spinto le imprese a considerare Corleone come luogo di rinascita.
Volti puliti e memoria civile
I “volti puliti” hanno ridefinito il lessico pubblico su Corleone, opponendo alla retorica della paura la realtà di una comunità che si riconosce nella propria normalità. La scelta di Oliviero Toscani di mettere in primo piano ragazzi e ragazze ha funzionato come antidoto agli stereotipi, trasformando un set fotografico in pratica di cittadinanza attiva. Quelle immagini, oggi in mostra fino al 31 gennaio, sono diventate documento e strumento: memoria che educa e responsabilizza.
Le testimonianze di Rino Cascio, Dino Paternostro, Enrico Bellavia, Emanuele Lauria tracciano la portata di una rottura culturale che ha prodotto effetti concreti nella vita quotidiana. Il linguaggio pubblicitario, piegato a temi scomodi come guerra, razzismo e violenza, ha costretto a guardare oltre le narrazioni di comodo e a misurarsi con verità scomode. Non celebrazione, ma presa di posizione civile, capace di spingere istituzioni e imprese a investire fiducia.
Nel racconto di Paolo Landi, collaboratore del fotografo, emerge il dialogo costante con i giovani: non figuranti, ma soggetti consapevoli. Le storie di Gabriella Pollara e Celeste Tortorici, ieri adolescenti, oggi testimoni, condensano un percorso collettivo: rappresentarsi senza filtri, superare l’ombra dei “vecchi con le coppole”, affermare il diritto a un futuro. Così la memoria diventa esercizio pubblico, non reliquia.
FAQ
- Che cosa si intende per “volti puliti” a Corleone?
Volti di cittadini, soprattutto giovani, scelti per raccontare normalità e cambiamento oltre gli stereotipi legati alla mafia. - Qual è il ruolo di Oliviero Toscani in questo percorso?
Ha ideato una campagna che ha messo i cittadini al centro, usando la fotografia come leva di coscienza civile. - Perché la mostra è definita memoria civile?
Perché le immagini non celebrano, ma responsabilizzano e orientano comportamenti e scelte collettive. - Quali temi scomodi la campagna ha affrontato?
Guerra, razzismo, malattia e violenza, ribaltando l’uso tradizionale del linguaggio pubblicitario. - Quali figure giornalistiche hanno documentato il cambiamento?
Rino Cascio, Dino Paternostro, Enrico Bellavia, Emanuele Lauria hanno offerto memoria e analisi del processo culturale. - In che modo i giovani sono stati coinvolti?
Come protagonisti consapevoli, invitati a rappresentarsi senza filtri e a praticare la cittadinanza attiva. - Qual è la fonte giornalistica citata?
L’ispirazione e i dati di contesto provengono da ANSA (Riproduzione riservata © Copyright ANSA).




