Torino protagonista assoluta nel cinema di Paolo Sorrentino mostra immersiva tra set segreti città e visioni

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Sorrentino e torino, un dialogo di sguardi
Torino torna al centro del cinema d’autore grazie allo sguardo rigoroso di Paolo Sorrentino, che con il film “La Grazia” intreccia racconto politico e indagine interiore del potere. Nelle immagini e nei luoghi scelti dal regista, la città si configura come controcampo silenzioso dei conflitti del protagonista, il Presidente della Repubblica Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo.
Non si tratta di una semplice ambientazione: la città diventa struttura narrativa, specchio di coscienza e spazio di attesa, in particolare nel fragile equilibrio del cosiddetto “semestre bianco”, fase istituzionale che nel film assume contorni quasi sospesi.
Attraverso palazzi, piazze e interni istituzionali, Torino viene letta da Sorrentino come una materia plastica: le architetture sono usate per restituire solennità, distanza, ma anche vulnerabilità del potere. Ogni scelta di inquadratura insiste su linee, luci e ombre che rafforzano il dialogo tra il regista e la città.
Questa relazione non è un esercizio di stile, ma un dispositivo di racconto: i silenzi dei corridoi, le sale chiuse al pubblico, i vuoti urbani diventano proiezioni della condizione del Presidente, del suo isolamento e delle sue decisioni. Torino, così, non rimane sfondo riconoscibile, bensì interlocutore muto ma determinante nella costruzione dell’immaginario de “La Grazia”.
Set, palazzi e geometrie della città
Nei set de “La Grazia”, gli spazi reali di Torino vengono ridisegnati come luoghi di potere, attesa e sospensione. Palazzo Chiablese, palazzi istituzionali e sedi culturali diventano quinte in cui ogni corridoio, soglia e sala chiusa suggerisce decisioni non dette e tensioni trattenute.
Le architetture storiche sono filmate come strutture severe, attraversate da linee nette e luci filtrate, capaci di tradurre visivamente il rigore della funzione presidenziale. Allo stesso tempo, cortili interni, ambienti meno noti e spazi periferici compongono una mappa alternativa della città, lontana dall’immagine cartolina ma radicata nella concretezza dei luoghi.
Paolo Sorrentino lavora sulle geometrie urbane: prospettive profonde, simmetrie dei porticati, scale monumentali e vuoti delle piazze definiscono la solitudine del Presidente Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo. Ogni inquadratura sfrutta angoli, ombre e contrasti per trasformare Torino in un dispositivo drammaturgico, dove il marmo, le pareti e le finestre chiuse riflettono lo stato di immobilità del “semestre bianco”.
Il risultato è una città che appare insieme riconoscibile e astratta: un luogo concreto, ma filtrato da uno sguardo che ne esalta la gravità istituzionale e la dimensione quasi metafisica degli spazi di governo.
Mostra fotografica, visita e dietro le quinte
La mostra allestita a Palazzo Chiablese mette in primo piano il lavoro di set de “La Grazia” attraverso le fotografie di Andrea Pirrello, fotografo di scena chiamato a documentare riprese, pause e dettagli del backstage. Gli scatti restituiscono l’atmosfera sospesa delle giornate di lavoro, mostrando come gli ambienti reali siano stati trasformati in spazi narrativi.
In fotografia riemergono corridoi, sale istituzionali, palazzi storici di Torino che nel film diventano luoghi di potere e solitudine del Presidente Mariano De Santis. Le immagini permettono di osservare da vicino il rapporto tra attori, troupe e architetture, evidenziando il ruolo decisivo delle location nella costruzione visiva del racconto.
La scelta di ospitare l’esposizione in una sala di Palazzo Chiablese utilizzata come set e da tempo non accessibile al pubblico rafforza il legame tra film e città: il visitatore cammina negli stessi ambienti attraversati dalla macchina da presa, potendo misurare la distanza tra lo spazio reale e quello cinematografico.
La visita, inclusa nei tour guidati del palazzo e gratuita fino al 10 aprile, offre così un duplice sguardo: da un lato il percorso museale tradizionale, dall’altro l’ingresso nel dietro le quinte, dove scelte di inquadratura, luce e composizione diventano leggibili grazie al lavoro fotografico.
FAQ
Qual è il ruolo di Torino nel film “La Grazia”?
Torino è trattata come elemento narrativo centrale: palazzi, piazze e interni istituzionali incarnano potere, attesa e isolamento del Presidente della Repubblica.
Dove si svolge la mostra dedicata a “La Grazia”?
L’esposizione è ospitata a Palazzo Chiablese, in una sala utilizzata come set durante le riprese del film.
Chi ha realizzato le fotografie della mostra?
Le immagini di set e backstage sono firmate dal fotografo di scena Andrea Pirrello, che ha seguito le lavorazioni del film.
La mostra è a pagamento?
La visita è gratuita e inserita all’interno dei tour guidati ufficiali di Palazzo Chiablese, fino alla scadenza indicata dall’organizzazione.
Cosa raccontano le foto esposte?
Gli scatti mostrano set, architetture reali, momenti di lavoro della troupe e il modo in cui gli spazi torinesi sono stati adattati alle esigenze narrative.
Perché la scelta di Palazzo Chiablese è significativa?
Perché il palazzo è stato location del film e, con l’apertura della sala usata come set, consente al pubblico di entrare fisicamente nel luogo delle riprese.
Qual è la fonte giornalistica che ha raccontato iniziativa e contesto?
Le informazioni sull’allestimento della mostra e sul rapporto tra Torino e il film derivano dalla copertura giornalistica pubblicata da testate locali e nazionali, tra cui la stampa online specializzata in cultura e spettacolo.




