Tommaso Cerno shock a Ciao Maschio: confessa l’errore che ha cambiato la sua carriera politica

Confessioni a Ciao Maschio
Tommaso Cerno, giornalista e scrittore, ospite di Ciao Maschio condotto da Nunzia De Girolamo su Rai 1, ha ripercorso con franchezza episodi chiave della propria vita privata e professionale. In studio ha offerto un racconto diretto, senza mediazioni, concentrandosi sui capitoli che ne hanno definito carattere, scelte e prospettive. Ha riaperto il dossier dell’infanzia in una realtà periferica e complessa, il rapporto con la cultura come via d’uscita, l’elaborazione della propria identità e, soprattutto, il bilancio di un passaggio in politica che oggi valuta come un passo sbagliato. Il format della trasmissione, centrato sull’intimità del dialogo, ha permesso a Cerno di articolare riflessioni lucide: dall’attrazione per lo studio alla disciplina del mestiere giornalistico, fino alla consapevolezza dei costi personali delle scelte pubbliche. Il risultato è un autoritratto asciutto e severo, in cui il ritorno al giornalismo emerge come esigenza di coerenza dopo una stagione di contraddizioni.
Indice dei Contenuti:
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Infanzia e identità
Nato e cresciuto a Udine, in un contesto che descrive come periferico e dimenticato, Tommaso Cerno ha raccontato un’infanzia segnata dalla ristrettezza economica e da un senso di marginalità sociale. La mancanza di beni essenziali, come una bicicletta, si trasformava in tempo trascorso tra casa e oratorio, luogo che ha funzionato da cerniera tra isolamento e scoperta del sapere. In quell’ambiente, un incontro decisivo: un sacerdote gli apre il varco verso la filosofia, citando Aristotele e offrendo un metodo per leggere il mondo. Da lì nasce l’idea che lo studio, più della competizione, possa essere ascensore sociale e strumento di libertà personale.
Alle spalle della formazione culturale si staglia la realtà spesso aspra delle periferie degli anni Settanta e Ottanta, con le sue contraddizioni e ferite. Dentro questa cornice, la figura della madre, assistente sociale, incarna un approccio pragmatico, talvolta percepito come distante, ma strutturante. Il dialogo con lei diventa cruciale nel percorso identitario: a tredici anni Cerno rivela la propria omosessualità e riceve una risposta spiazzante per lucidità e anticipo, quando la madre ricorda una valutazione del pediatra risalente all’infanzia. Quella conversazione chiude il capitolo del non detto e impone una consapevolezza: in famiglia la verità era già presente, anche quando non era stata nominata.
La narrazione di quegli anni restituisce il profilo di un adolescente che, pur partendo da una condizione di svantaggio, costruisce una traiettoria attraverso libri, disciplina e sete di conoscenza. L’oratorio diventa palestra di linguaggi e curiosità, la casa un luogo di confronto essenziale, la città un perimetro da superare con gli strumenti della cultura. Identità personale e vocazione intellettuale si saldano così presto, dando forma a un carattere che farà del rigore e della ricerca di senso i propri cardini.
Politica e rimpianti
Il passaggio dalle redazioni alla politica ha rappresentato per Tommaso Cerno una frattura netta, che oggi definisce senza esitazioni come l’errore più grande del suo percorso. La decisione nacque dal dubbio di non amare più abbastanza il giornalismo: una percezione che lo spinse a sondare l’arena istituzionale, salvo scoprirne presto costi e contraddizioni. La perdita di centralità del mestiere, l’erosione della libertà critica e la logica di schieramento hanno finito per corrodere proprio ciò che considerava il suo capitale professionale: indipendenza, metodo e distanza dai poteri.
Nel bilancio personale, l’esperienza accanto a Matteo Renzi assume il valore di un conflitto interiore. La militanza, con i suoi tempi e le sue appartenenze, ha imposto compromessi che hanno scosso la sua identità di cronista. Tornando al tavolo di lavoro, Cerno ha riconosciuto di aver smarrito qualcosa lungo quella deviazione, ma anche di aver acquisito un punto d’osservazione privilegiato sulle dinamiche che spesso la stampa racconta da fuori. La “lezione” resta doppia: la politica può offrire materia d’analisi, ma chiede in cambio una quota di sé che, per chi nasce nel giornalismo, rischia di essere troppo alta.
Il rientro nella professione segna una riconciliazione con le origini e con gli strumenti che lo hanno formato: studio, verifica dei fatti, disciplina del linguaggio. Nello sguardo retrospettivo c’è spazio per un margine di gratitudine, perché l’errore ha chiarito la misura del mestiere e il perimetro delle proprie scelte. Ma il verdetto resta netto: quella parentesi ha incrinato la continuità del lavoro e ha mostrato quanto fragile diventi la voce del cronista quando si confonde con la voce del decisore. Da qui la decisione di riprendere il cammino nel perimetro che gli appartiene, con la consapevolezza dei limiti e delle responsabilità che ne derivano.
FAQ
- Quando è andata in onda l’intervista a Ciao Maschio?
La puntata è stata trasmessa sabato 3 gennaio su Rai 1. - Perché Tommaso Cerno definisce la politica “l’errore più grande”?
Perché l’ingresso in politica ha compromesso indipendenza e centralità del suo lavoro di giornalista, imponendo logiche di appartenenza e compromesso. - Quale ruolo ha avuto l’oratorio nella sua formazione?
È stato il ponte tra isolamento e cultura, dove un sacerdote lo ha introdotto alla filosofia e a un metodo di studio. - Che valore attribuisce oggi alla sua esperienza con Matteo Renzi?
La considera una fase di conflitto interiore che gli ha offerto una lezione sulle dinamiche del potere, ma a un costo personale e professionale elevato. - In che modo l’infanzia a Udine ha influenzato il suo carattere?
La ristrettezza economica e l’ambiente periferico lo hanno spinto a cercare nell’apprendimento e nella disciplina strumenti di riscatto. - Qual è l’esito del suo ritorno al giornalismo?
Una ritrovata coerenza professionale, con maggiore consapevolezza dei limiti e delle responsabilità del ruolo.




