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La sfida della nuova area riformista
A Roma, nel quartiere Eur, la galassia moderata-riformista prova a trasformarsi da suggestione politica in progetto organizzato, con l’obiettivo dichiarato di costruire una “quarta gamba” del centrosinistra capace di pesare fino al 10% e incidere davvero sulla futura coalizione progressista. Al centro di questo cantiere c’è l’associazione Primavera guidata da Vincenzo Spadafora, ex ministro vicino al M5S, che da mesi lavora a una rete di amministratori, riformisti, cattolico-democratici e civici. L’idea è superare frammentazioni e personalismi per presentare un soggetto politico riconoscibile accanto a Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
Alla chiamata hanno risposto figure di peso: l’assessore capitolino Alessandro Onorato, promotore di Progetto Civico Italia, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini con l’area Più Uno, il sindaco di Milano Beppe Sala, la presidente del Coni e vicesindaca di Genova Silvia Salis, oltre a Maria Elena Boschi in rappresentanza dell’area riformista di Italia Viva. In filigrana, il filo che unisce esperienze differenti: cattolici democratici, liberal-progressisti, amministratori civici che rivendicano pragmatismo e radicamento territoriale.
Nel ragionamento di Spadafora, la posta in gioco è duplice: evitare che la sfida politica resti schiacciata dalla polarizzazione tra la premier Giorgia Meloni e il fronte guidato da Pd e M5S, ma soprattutto recuperare l’enorme area dell’astensione, elettori delusi o disillusi da un clima di scontro permanente. Il posizionamento, nelle intenzioni, è chiaramente riformista, europeista, orientato ai temi concreti della vita quotidiana, con l’ambizione di rappresentare un’offerta nuova e non la semplice riedizione di vecchi contenitori centristi.
Leader possibili e nodo delle alleanze
Nel mosaico che va componendosi, uno degli aspetti più delicati riguarda la leadership: chi potrà incarnare il volto di questa possibile “casa riformista” senza riaprire conflitti e personalismi che in passato hanno frenato i tentativi centristi? Spadafora si propone come “federatore” più che come capo, rivendicando l’assenza di velleità personali e indicando una rosa di profili considerati credibili: Silvia Salis, Beppe Sala, Alessandro Onorato, Maria Elena Boschi. Tutti amministratori o ex ministri con notorietà nazionale e una forte impronta riformista.
Parallelamente, Italia Viva lavora da tempo al progetto di Casa Riformista, già testato alle ultime elezioni regionali con liste dedicate, segno che il cantiere del centro progressista è tutt’altro che vuoto. La sfida è evitare sovrapposizioni distruttive: se ciascuno continuerà il proprio percorso in solitaria, il rischio è disperdere consensi e regalare alla destra guidata da Meloni un nuovo vantaggio competitivo. In questo senso, il metodo scelto è quello della “costituente”, apertura di un tavolo permanente di confronto programmatico e organizzativo.
Restano sullo sfondo le tensioni con chi, come Carlo Calenda e Azione, secondo Spadafora avrebbe ormai scelto un asse stabile con la maggioranza di governo. Una scelta che rafforza la percezione di uno spazio elettorale scoperto “fuori da Pd e 5 Stelle”, abitato da moderati progressisti, elettori urbani, ceto produttivo e professionale che non si riconoscono né nelle destre né nel fronte populista. Da qui l’urgenza, ricordata da più partecipanti, di arrivare pronti al tavolo delle coalizioni in vista delle prossime politiche.
Civici e amministratori come nuova classe dirigente
Un elemento distintivo del progetto è la centralità attribuita agli amministratori locali. Onorato, con Progetto Civico Italia, sta costruendo comitati in tutte le regioni per dar vita a una lista civica nazionale modellata sulle esperienze di successo nei comuni, volendo portare in Parlamento il metodo di chi ogni giorno governa città e territori con risorse limitate e richieste crescenti. L’idea è semplice ma radicale: far sì che sindaci, assessori e consiglieri diventino l’ossatura della nuova forza riformista.
Secondo questa visione, proprio gli amministratori rappresentano una “nuova classe dirigente” più abituata a risolvere problemi che a inseguire narrazioni ideologiche: bilanci comunali, trasporti, servizi sociali, rigenerazione urbana, gestione dei fondi europei. Primavera e le altre sigle presenti puntano a valorizzare questa competenza maturata sul campo, proponendo una politica meno gridata e più orientata ai risultati misurabili. Una strategia che parla direttamente all’elettorato urbano e metropolitano, tradizionalmente più sensibile al civismo.
Lo spazio elettorale individuato è quello dei riformisti che chiedono stabilità, europeismo e pragmatismo sulle grandi transizioni – digitale, energetica, demografica – senza rinunciare a un forte ancoraggio sociale. Il linguaggio scelto è quello della “speranza” contrapposta alla “paura” e al conflitto permanente che, secondo Spadafora, tengono lontani dalle urne milioni di cittadini. Se l’operazione saprà tradursi in un’offerta unitaria, la nuova formazione potrebbe diventare un perno decisivo per qualunque coalizione alternativa alla destra.
FAQ
D: Qual è l’obiettivo principale del nuovo progetto riformista?
R: Costruire una “quarta gamba” del centrosinistra, moderata e riformista, capace di pesare fino al 10% e influenzare la futura coalizione progressista.
D: Chi è il principale promotore dell’iniziativa?
R: Il progetto è promosso dall’associazione Primavera, guidata dall’ex ministro Vincenzo Spadafora, che si propone come federatore dell’area moderata-riformista.
D: Quali figure politiche partecipano al cantiere riformista?
R: Tra i protagonisti ci sono Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini, il sindaco di Milano Beppe Sala, Silvia Salis e Maria Elena Boschi, oltre ad altre realtà civiche e cattolico-democratiche.
D: Che ruolo hanno gli amministratori locali nel progetto?
R: Sono considerati il nucleo della nuova classe dirigente: sindaci e assessori, radicati sui territori, dovrebbero portare in nazionale il metodo concreto del civismo urbano.
D: In che modo l’iniziativa intende contrastare l’astensionismo?
R: Puntando su figure credibili, linguaggio meno ideologico e proposte legate ai problemi quotidiani, per recuperare elettori delusi o disillusi dal clima di scontro permanente.
D: Qual è il rapporto con Pd e M5S?
R: Il nuovo soggetto vuole affiancarsi alla coalizione progressista, allargando l’offerta verso il centro riformista senza porsi in alternativa frontale a Pd e 5 Stelle.
D: Cosa distingue questo progetto dai precedenti tentativi centristi?
R: La forte impronta civica, il coinvolgimento di amministratori in carica e l’idea di una costituente unitaria puntano a evitare sigle personali e semplici operazioni di marketing politico.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su questa iniziativa?
R: I dettagli sull’appuntamento all’Eur e sui protagonisti del progetto riformista provengono dalle ricostruzioni dell’agenzia di stampa Adnkronos.




