Temu e Shein, flop dell’imposta da 2 euro sugli acquisti online

Tassa italiana sui pacchi extra-UE: cosa sta succedendo davvero
Il Governo italiano ha introdotto dal 1° gennaio un contributo di 2 euro sui pacchi extra-UE fino a 150 euro, con l’obiettivo dichiarato di frenare l’ondata di acquisti online a basso costo da piattaforme come Temu e Shein, e di aumentare il gettito.
Nel contesto del mercato unico europeo, però, la misura viene aggirata facilmente dai grandi player della logistica, che fanno atterrare le spedizioni in altri paesi UE per poi trasferirle in Italia via terra.
Una circolare di Assonime, firmata da Stefano Firpo, mette in luce non solo l’inefficacia pratica della tassa, ma anche i possibili profili di incompatibilità con il diritto europeo, soprattutto in vista dell’arrivo, dal 1° luglio 2026, di un dazio armonizzato da 3 euro deciso a livello UE.
In sintesi:
- I pacchi extra-UE cambiano rotta per evitare il contributo italiano da 2 euro.
- Assonime segnala possibile contrasto della misura con le regole doganali UE.
- Dal 1° luglio 2026 scatterà un dazio europeo di 3 euro per tutti.
- Il Governo valuta rinvio o revisione per evitare doppia imposizione e contenziosi.
I primi dati dell’Agenzia delle Dogane, riportati da Assonime, sono netti: tra il 1° e il 20 gennaio i pacchi a basso valore arrivati direttamente in Italia da paesi extra-UE sono calati del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Non si tratta di un improvviso crollo dello shopping online degli italiani su piattaforme come Temu o Shein, ma di una riallocazione logistica: gli aerei atterrano in scali come Liegi, Amsterdam o Parigi, dove il contributo non esiste, e le merci proseguono poi verso l’Italia via gomma.
Il risultato è un triplice paradosso: minore gettito per l’erario italiano, maggior traffico su strada con conseguente impatto ambientale, e svantaggio competitivo per gli operatori logistici italiani rispetto ai concorrenti basati in altri Stati membri, che possono offrire rotte più convenienti eludendo la tassa.
Le criticità europee e il rischio di doppia imposizione
Nella circolare 2/2026, Assonime sottolinea come il contributo di 2 euro, pur definito formalmente diverso da un dazio, ne riproduca la sostanza e gli effetti, trasformandosi di fatto in una misura para-doganale su merci extra-UE.
Questo punto è cruciale perché, in base ai Trattati, la politica doganale è competenza esclusiva dell’Unione Europea: i singoli Stati non possono introdurre autonomamente prelievi che, nei fatti, si comportano come dazi sulle importazioni da paesi terzi.
La situazione si complica alla luce del dazio armonizzato da 3 euro che l’UE ha programmato dal 1° luglio 2026 per i piccoli invii commerciali. Se la tassa italiana rimanesse in vigore, gli importatori nazionali rischierebbero una doppia imposizione (2 euro italiani più 3 europei) non prevista altrove, causando un forte svantaggio competitivo per il mercato italiano rispetto al resto dell’Unione.
La normativa europea consentirà agli Stati membri di affiancare al dazio UE una propria commissione di gestione, ma solo per coprire costi specifici di servizi e senza legarla allo sdoganamento delle vendite online transfrontaliere.
L’attuale contributo italiano, così come concepito, non sembra rispettare questi paletti e rischia di essere impugnato sia in sede comunitaria sia davanti ai giudici nazionali.
Secondo le analisi di Assonime, il Governo italiano starebbe valutando un rinvio o un ripensamento complessivo della misura, attraverso un provvedimento organico e non tramite il tradizionale decreto Milleproroghe, per allineare la disciplina alla futura cornice UE ed evitare un contenzioso quasi certo.
Prospettive future per e-commerce, logistica e consumatori italiani
La vicenda evidenzia lo scarto tra la velocità dell’e-commerce e la lentezza della regolazione nazionale in un mercato unico sempre più integrato.
Anticipare da soli una misura che l’UE intende introdurre in forma coordinata si è rivelato controproducente sul piano economico, giuridico e ambientale.
Nel medio periodo, il nodo sarà definire un equilibrio fra tre obiettivi: contrastare dumping e concorrenza sleale dei grandi marketplace extra-UE, tutelare i consumatori dalla giungla dei prezzi ultra-low cost e preservare la competitività della filiera logistica italiana. La revisione del contributo da 2 euro, in raccordo con il dazio europeo da 3 euro, sarà un banco di prova decisivo per la capacità dell’Italia di muoversi dentro la cornice comunitaria senza penalizzare il proprio sistema produttivo e i propri operatori.
FAQ
Cosa prevede la tassa italiana da 2 euro sui pacchi extra-UE?
La tassa applica 2 euro per ogni pacco extra-UE fino a 150 euro destinato ai consumatori italiani, con finalità di gettito e contenimento degli acquisti low cost.
Perché i pacchi Temu e Shein ora atterrano in altri paesi UE?
Accade perché è economicamente conveniente far sbarcare le merci in aeroporti senza contributo nazionale e completare la spedizione via terra verso l’Italia.
Il contributo italiano da 2 euro è compatibile con il diritto UE?
È potenzialmente problematico, perché nella sostanza funziona come un dazio, competenza esclusiva dell’Unione Europea, e potrebbe essere considerato illegittimo.
Cosa succederà con il dazio europeo da 3 euro nel 2026?
Dal 1° luglio 2026 tutti gli Stati membri applicheranno un dazio di 3 euro sui piccoli invii commerciali extra-UE, armonizzando la disciplina.
Qual è la fonte delle informazioni sulla tassa italiana e sui dati doganali?
Le principali informazioni derivano dalla circolare 2/2026 di Assonime firmata da Stefano Firpo e dai dati dell’Agenzia delle Dogane.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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