TassaPacchi sotto accusa, boom di spedizioni saltate e incassi deludono

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Una tassa che cambia le rotte dell’e‑commerce
La nuova imposta di 2 euro sui pacchi extra‑UE diretti in Italia sotto i 150 euro sta ridisegnando in profondità le rotte dell’e‑commerce internazionale. Secondo i dati ufficiali dell’Agenzia delle Dogane, a gennaio 2026 i pacchi provenienti da Paesi terzi e dichiarati in ingresso nel nostro Paese sono crollati del 36% rispetto allo stesso mese del 2025. Per gli addetti ai lavori, non si tratta di un calo dei consumi, ma dello spostamento delle spedizioni verso hub alternativi in altri Stati membri. Le principali piattaforme di commercio online hanno infatti iniziato a convogliare gli ordini verso Paesi dell’Unione dove non è ancora in vigore alcun balzello analogo.
Una volta sdoganate in questi Paesi, le merci proseguono verso l’Italia su gomma, sfruttando la libertà di circolazione interna al mercato unico. Il risultato è un aggiramento di fatto della tassa, senza violare formalmente le norme europee. Gli operatori logistici parlano di un crescente utilizzo di magazzini in Germania, Francia, Spagna e in alcuni hub dell’Europa orientale, che fungono da porta di ingresso privilegiata per l’e‑commerce extra‑europeo.
Nel breve periodo, questa riprogrammazione delle rotte sta minando la capacità di controllo diretto delle autorità italiane, riducendo il gettito previsto e indebolendo la stessa logica deterrente del provvedimento. Le imprese globali, grazie a una logistica estremamente flessibile, stanno dimostrando di potersi adattare in poche settimane, mentre la normativa resta ancorata a uno schema nazionale.
La scelta di anticipare la misura rispetto alla futura armonizzazione comunitaria del 2026 ha collocato l’Italia in una posizione isolata. In assenza di un coordinamento effettivo con Bruxelles, il Paese è diventato l’anello debole della catena, perdendo parte del controllo sulle proprie frontiere doganali digitali e scaricando sul consumatore finale costi e disservizi che non erano stati adeguatamente valutati.
Pressioni politiche, lobby e un gettito sempre più incerto
Nel dibattito interno, il ruolo del Codacons è diventato centrale. L’associazione di tutela dei consumatori ha bollato come “errore clamoroso” la decisione del governo di non rinviare a luglio l’applicazione della tassa, criticando duramente il ritiro dell’emendamento di Forza Italia dal decreto Milleproroghe. Per il Codacons, la scelta sarebbe stata dettata dalla pressione della lobby del commercio tradizionale, interessata a frenare la concorrenza dell’e‑commerce, piuttosto che da una reale strategia di politica fiscale. Secondo l’associazione, si è sacrificata l’efficienza del sistema e la tutela dei consumatori per soddisfare interessi di categoria ben radicati.
A livello di conti pubblici, lo scostamento tra previsioni e realtà inizia a essere evidente. Il governo aveva stimato per il 2026 entrate per 122 milioni di euro, ma il drastico calo dei pacchi dichiarati in dogana rischia di trasformare questa stima in un obiettivo irraggiungibile. Gli esperti di fiscalità del commercio digitale sottolineano come il gettito effettivo possa attestarsi ben al di sotto delle attese, mentre i costi indiretti – in termini di rallentamenti, ricorsi, contenziosi e riorganizzazione delle filiere – rimangono difficili da quantificare.
Il paradosso fiscale è evidente: una misura concepita per aumentare il prelievo rischia di generare un buco nelle proiezioni di bilancio, senza garantire alcun beneficio strutturale. Le piccole imprese italiane di logistica, che contavano su un flusso stabile di pacchi extra‑UE, vedono ora ridursi i volumi a vantaggio dei grandi operatori internazionali con magazzini distribuiti in più Paesi.
Nell’arena politica, il dossier è destinato a rimanere caldo almeno fino all’entrata in vigore della nuova disciplina europea del 2026. Mentre alcune forze di maggioranza difendono la tassa come strumento di equità competitiva verso i negozi fisici, le opposizioni chiedono una revisione o una sospensione, denunciando il rischio di un doppio danno: consumatori più poveri e finanze pubbliche deluse. In mezzo, il mercato continua a correggere le distorsioni attraverso scelte operative che ridisegnano mappe e priorità della logistica continentale.
Effetti climatici, consumatori penalizzati e nodo europeo
Uno degli aspetti meno discussi, ma più rilevanti in ottica di lungo periodo, riguarda l’impatto ambientale. Deviare le spedizioni verso altri Stati membri per poi reindirizzarle via terra verso l’Italia significa allungare i percorsi, aumentare i chilometri su gomma e moltiplicare le emissioni di CO₂ associate all’ultimo miglio. Gli obiettivi del Green Deal europeo, che puntano alla decarbonizzazione della logistica, entrano così in rotta di collisione con una misura nazionale pensata esclusivamente in chiave di gettito e concorrenza. Gli esperti di trasporti sottolineano come ogni segmento aggiuntivo della catena distributiva generi nuove inefficienze e maggiori rischi di ritardi e smarrimenti.
Sul fronte dei consumatori, il quadro è altrettanto complesso. Chi acquista online da piattaforme extra‑UE si trova spesso davanti a costi aggiuntivi poco trasparenti o a tempistiche di consegna dilatate, mentre i marketplace tendono a scaricare parte degli oneri sui prezzi finali. Le associazioni di categoria segnalano un aumento dei reclami per ritardi e per mancata chiarezza delle condizioni di spedizione. Al tempo stesso, i negozi fisici non registrano un incremento immediato e proporzionale delle vendite, segno che la domanda non si trasferisce in modo automatico dall’online al commercio tradizionale.
In prospettiva 2026, l’entrata in vigore di una disciplina armonizzata a livello UE potrebbe ridurre almeno in parte le attuali distorsioni. Tuttavia, analisti e fiscalisti avvertono che la sola estensione continentale della tassa non basterà a eliminare i margini di arbitraggio logistico e fiscale, soprattutto per i grandi operatori globali capaci di negoziare tariffe e condizioni ad hoc.
La lezione che emerge è quella di una governance fiscale del digitale ancora inadeguata alla velocità del mercato. Senza un disegno europeo coerente, che integri fisco, concorrenza, tutela dei consumatori e clima, ogni iniziativa nazionale rischia di trasformarsi in un boomerang. Il caso della tassa sui pacchi extra‑UE mostra con chiarezza quanto sia necessario un monitoraggio costante dei dati, una valutazione d’impatto preventiva più rigorosa e un dialogo strutturato con tutti gli attori della filiera, dal corriere al cittadino.
FAQ
D: Che cosa prevede la tassa sui pacchi extra‑UE diretti in Italia?
R: Prevede un prelievo di 2 euro su ogni spedizione di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi non appartenenti all’Unione Europea.
D: Di quanto sono calate le spedizioni extra‑UE registrate in Italia?
R: Secondo l’Agenzia delle Dogane, a gennaio 2026 il numero di pacchi è diminuito del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025.
D: Come aggirano la tassa le grandi piattaforme di e‑commerce?
R: Dirottano le spedizioni verso altri Stati membri UE privi del balzello e poi inoltrano i pacchi in Italia via terra attraverso la libera circolazione interna.
D: Qual è il ruolo del Codacons in questa vicenda?
R: Il Codacons guida il fronte critico alla misura, chiedendo il rinvio della tassa e denunciando l’influenza delle lobby del commercio tradizionale.
D: Le entrate previste dal governo sono confermate?
R: No, i 122 milioni di euro stimati per il 2026 sono a rischio a causa del forte calo delle spedizioni dichiarate in dogana in Italia.
D: Quali sono gli effetti per i consumatori italiani?
R: Pagano spesso prezzi più alti, subiscono tempi di consegna più lunghi e incontrano maggiore incertezza sulle condizioni di spedizione.
D: La tassa ha conseguenze ambientali?
R: Sì, la deviazione dei flussi verso altri Paesi e l’aumento dei tragitti su gomma fanno crescere le emissioni di CO₂ e l’impatto ambientale della logistica.
D: Qual è la principale fonte utilizzata per i dati citati?
R: I dati sulle spedizioni e sull’andamento del traffico doganale provengono dall’Agenzia delle Dogane, indicata come fonte originale.




