Tassa sui pacchi fino a 150 euro spinge l’ecommerce cinese altrove e indebolisce le imprese italiane

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La beffa della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi: “Boomerang per l’Italia. Merci cinesi dirottate verso i Paesi che non l’hanno introdotta”
Una tassa che isola l’Italia
La nuova imposta di 2 euro sui piccoli pacchi extra-Ue sta producendo effetti opposti alle attese, allontanando le merci di e-commerce destinate al nostro Paese. I grandi operatori logistici stanno già ricalibrando i flussi, indirizzando le spedizioni verso Stati membri che non hanno introdotto il sovrapprezzo.
Il risultato è un potenziale boomerang competitivo per l’economia nazionale: l’aliquota, pensata per colpire i colossi digitali e le piattaforme di vendita a distanza, finisce per spostare volumi e fatturato all’estero. I dazi vengono pagati altrove, mentre i consumatori italiani rischiano di subire tempi di consegna più lunghi, minore scelta e possibili ricarichi sui prezzi finali.
Secondo fonti di settore, i magazzini in **Germania**, **Olanda** e **Belgio** stanno diventando hub alternativi per i beni in arrivo dalla **Cina**, con triangolazioni che sfruttano differenze fiscali e di controllo doganale. Il paradosso è che l’Italia rinuncia a gettito potenziale e posti di lavoro nella logistica, pur mantenendo l’obiettivo formale di contrastare le “importazioni mordi e fuggi”.
Effetti su e-commerce, PMI e consumatori
Per le piattaforme di e-commerce, in particolare quelle con forte presenza di venditori cinesi, la tassa di 2 euro per collo riduce l’attrattività dell’indirizzo italiano come destinazione finale. I marketplace possono reagire concentrando gli stock in altri Paesi UE e servendo l’Italia solo come mercato “periferico”.
Le **PMI italiane** che utilizzano gli stessi corrieri e canali di importazione rischiano di subire costi indiretti: minore efficienza delle reti, rincari sulle tariffe di spedizione e maggiore complessità burocratica. Gli operatori logistici, per mantenere i margini, potrebbero scaricare gli oneri aggiuntivi su tutta la clientela business.
Per i consumatori, la combinazione di tassa fissa e possibili ricarichi di gestione incide soprattutto sugli acquisti a basso valore unitario: gadget, componentistica elettronica, accessori moda e piccoli articoli per la casa. Il prezzo finale può aumentare in percentuale molto più del gettito effettivo per lo Stato, alimentando acquisti tramite canali informali o da rivenditori che spediscono da Paesi senza sovrattassa.
Strategie di concorrenza europea
La misura italiana apre una nuova frattura all’interno del mercato unico: in assenza di una normativa armonizzata UE sui micro-pacchi extraeuropei, ogni Stato può muoversi in ordine sparso. I Paesi che non applicano sovrattasse diventano naturalmente più attrattivi per le piattaforme globali, con un vantaggio competitivo difficilmente recuperabile nel breve periodo.
Le autorità economiche sottolineano la necessità di agire a livello di **Commissione europea** su tracciabilità, controlli doganali digitali e corretta applicazione dell’IVA, piuttosto che introdurre micro-imposte nazionali dall’effetto distorsivo. Senza un coordinamento, si rischia una “guerra dei pacchi” intra-UE, con hub logistici concentrati in pochi Stati e periferie sempre più marginalizzate.
Per l’Italia, la sfida è evitare che l’imposta si trasformi in un doppio danno: perdita di competitività e delocalizzazione dei flussi di import-export. Gli analisti suggeriscono di monitorare mensilmente volumi, gettito effettivo e impatto su prezzi e consegne, pronti a intervenire con correttivi mirati se il saldo complessivo risultasse negativo.
FAQ
D: Che cosa prevede la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi?
R: Si tratta di un prelievo fisso per ogni spedizione di basso valore proveniente da Paesi extra-Ue destinata ai consumatori in Italia.
D: Perché la misura viene definita un boomerang?
R: Perché sta inducendo i grandi operatori a spostare le merci verso hub in altri Stati membri, con perdita di volumi e potenziale gettito per l’Italia.
D: Quali merci risultano più colpite?
R: Principalmente beni a basso costo come accessori, gadget elettronici, articoli moda ed elementi di ricambio spediti da piattaforme con molti venditori cinesi.
D: In che modo la tassa incide sui consumatori?
R: Aumenta il costo finale degli acquisti di piccolo importo e può allungare i tempi di consegna se le spedizioni vengono deviate su hub esteri.
D: Qual è il rischio per la logistica italiana?
R: Che parte dell’attività di smistamento e stoccaggio migri stabilmente in Paesi UE senza sovrattassa, riducendo occupazione e investimenti nazionali.
D: Esistono alternative più efficaci secondo gli esperti?
R: Sì, si propone un’azione coordinata a livello UE su IVA, controlli digitali e dogane, invece di micro-tasse nazionali frammentate.
D: Come si collegano questi temi al dibattito sulla salute pubblica?
R: L’impatto economico di misure fiscali e squilibri competitivi può ridurre le risorse disponibili per servizi essenziali, compresi i programmi di prevenzione sanitaria.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata come ispirazione?
R: L’analisi prende spunto dallo stile redazionale e dalla struttura di un lancio **Adnkronos** su iniziative di prevenzione cardiovascolare, adattato al tema economico-fiscale.




