Tamburi accusa la giustizia svizzera: potere nelle mani di pochi

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«A Crans-Montana si conoscono tutti, decide una cricca»: il papà di Giovanni Tamburi attacca la giustizia svizzera
Indignazione e dolore dopo la scarcerazione
«È uno scandalo». Per il padre di Giovanni Tamburi, il sedicenne bolognese morto nel rogo di Capodanno a Crans-Montana, la decisione della magistratura elvetica di rimettere in libertà Jacques Moretti, proprietario del discobar dove sono morti decine di ragazzi, è un trauma che si aggiunge al lutto. Nelle ore dell’attesa angosciante, dal centro congressi Le Régent, l’uomo parlava mentre il figlio risultava ancora disperso, poi il silenzio dei funerali nella chiesa di San Pietro a Bologna ha lasciato spazio alla rabbia composta di oggi.
Tornato al lavoro, ha scelto di trasformare il dolore in un’azione giudiziaria collettiva: insieme ad altri genitori delle vittime ha avviato una causa che si annuncia lunga e complessa. Contesta non solo la libertà concessa a Moretti e il mancato arresto della moglie Jessica, ma anche l’intero quadro delle responsabilità. Per lui non è solo una vicenda di gestione del locale: chi avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza e non lo ha fatto, spiega, deve rispondere delle proprie omissioni.
Il padre del giovane studente bolognese punta il dito contro quella che definisce una catena di negligenze, all’origine di una strage che era dovere delle istituzioni prevenire. I legali delle famiglie stanno ricostruendo controlli mancati, autorizzazioni, certificazioni antincendio e profili penali, nel tentativo di evitare che l’inchiesta si chiuda con poche responsabilità individuali e nessuna lezione strutturale per il futuro.
Sospetti su sistema locale e richiesta di nuovo giudice
Al centro delle critiche c’è il funzionamento della giustizia in Svizzera, in particolare nel distretto che comprende Crans-Montana. Il genitore parla apertamente di un contesto troppo ristretto, dove tutti si conoscono e frequentano gli stessi ambienti, e teme che questo possa condizionare le decisioni sulle misure cautelari e sulla gestione delle indagini. Da qui la domanda radicale: come è possibile che, dopo una tragedia di tale portata, i principali indagati siano già a casa?
La richiesta è precisa: un magistrato proveniente da un’altra giurisdizione, estraneo al circuito sociale e professionale locale. L’obiettivo è ottenere un giudizio percepito come indipendente, lontano da sospetti di vicinanze, amicizie o pressioni ambientali. L’istanza, però, non può essere estesa al procuratore: la normativa elvetica non consentirebbe la sua sostituzione, creando un’asimmetria che alimenta ulteriore diffidenza tra i familiari delle vittime.
Nella ricostruzione delle parti civili, non è in discussione soltanto la condotta dei gestori del Constellation, ma anche eventuali responsabilità di chi doveva autorizzare l’attività, verificare uscite di sicurezza, capienza dei locali, sistemi di allarme. I genitori chiedono che siano accertati collegamenti, rapporti e possibili conflitti d’interesse, in modo trasparente, documentato e verificabile, secondo i parametri di responsabilità richiesti in ogni grande inchiesta internazionale.
Pressione diplomatica italiana e battaglia legale
Il fronte non è solo giudiziario ma anche politico-diplomatico. Il padre del ragazzo guarda con favore alla linea assunta dall’Italia, a partire dal richiamo dell’ambasciatore e dalla prospettiva di una task force di esperti italiani a supporto delle indagini svizzere. La mossa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto di affiancare all’inchiesta professionisti italiani, viene interpretata come un segnale di vigilanza e rispetto dovuto alle famiglie dei giovani morti nel rogo.
La famiglia Tamburi si costituirà parte civile nel procedimento, con l’obiettivo di esercitare ogni leva legale disponibile, dai ricorsi sulle misure cautelari alle eventuali azioni risarcitorie. I loro avvocati hanno chiarito che il percorso sarà lungo, con tempi incompatibili con il bisogno immediato di risposte, ma necessario per arrivare a un quadro probatorio robusto, in grado di resistere a ogni grado di giudizio. La priorità dichiarata resta una sola: ottenere verità giudiziaria, non solo simbolica.
Nel frattempo, i genitori delle vittime lavorano per mantenere alta l’attenzione pubblica in Italia e in Svizzera, consapevoli che la pressione mediatica può contribuire a garantire trasparenza. Chiedono che ogni documento utile – dalle perizie tecniche alle ispezioni pregresse del locale – sia pienamente accessibile alle parti, in un’ottica di controllo diffuso e di tutela dell’interesse collettivo alla sicurezza dei luoghi di ritrovo giovanili.
FAQ
D: Chi era Giovanni Tamburi?
R: Era un ragazzo di 16 anni, studente di Bologna, morto nell’incendio del locale di Crans-Montana nella notte di Capodanno.
D: Perché il padre contesta la decisione della magistratura svizzera?
R: Perché reputa inaccettabile la scarcerazione di Jacques Moretti e il mancato arresto di altri responsabili potenziali, in presenza di decine di vittime.
D: Quali responsabilità vengono ipotizzate oltre a quelle dei gestori del locale?
R: Si chiede di accertare responsabilità di chi avrebbe dovuto effettuare controlli di sicurezza, antincendio e autorizzazioni amministrative.
D: Cosa chiede la famiglia in termini di composizione del tribunale?
R: Pretende un magistrato proveniente da un’altra giurisdizione, ritenuto più indipendente dal contesto locale.
D: Qual è la posizione del governo italiano sulla vicenda?
R: Il governo, con la presidente Giorgia Meloni, ha chiesto di affiancare all’inchiesta svizzera professionisti italiani e ha richiamato l’ambasciatore per consultazioni.
D: La famiglia Tamburi intraprenderà azioni legali?
R: Sì, si costituirà parte civile e porterà avanti una battaglia giudiziaria insieme ad altri genitori delle vittime.
D: Qual è l’obiettivo principale dei familiari delle vittime?
R: Ottenere giustizia effettiva, con responsabilità chiare e accertate, e maggiore trasparenza sulle cause dell’incendio e sui controlli mancati.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della notizia?
R: Le informazioni provengono da una ricostruzione giornalistica pubblicata dalla stampa italiana, in particolare da un articolo de la Repubblica che ha raccontato le dichiarazioni del padre di Giovanni Tamburi e gli sviluppi dell’inchiesta svizzera.




