Svizzera scossa, perché la fiducia nei giudici sta crollando

Svizzera sotto shock
La strage di Crans-Montana, con il rogo de La Constellation, ha infranto il luogo comune secondo cui i cittadini svizzeri tenderebbero a “fare gli svizzeri”, cioè a chiamarsi fuori dalle questioni più spinose. In questo caso, invece, l’opinione pubblica elvetica si mostra coinvolta, indignata e sorprendentemente vicina alla sensibilità italiana. Ventidue morti su quaranta e sessantotto feriti su 116 sono infatti giovani della Confederazione, che paga il tributo più alto a questa tragedia collettiva.
Di fronte a un bilancio tanto grave, anche il rapporto con le istituzioni cambia. Mentre molti esponenti politici e parte della stampa svizzera tentano di minimizzare le critiche provenienti dall’estero, una larga fetta dei cittadini si schiera apertamente per una vera assunzione di responsabilità da parte delle autorità vallesane. Il dramma non è percepito come un incidente isolato, ma come cartina di tornasole di un sistema giudiziario e amministrativo ritenuto troppo chiuso, autoreferenziale e poco trasparente.
Parallelamente, in Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la richiesta di piena collaborazione, dopo che una squadra di investigatori italiani è stata autorizzata ad affiancare gli inquirenti del Cantone Vallese. «Pretendiamo solo giustizia», ha spiegato il titolare della Farnesina, sottolineando la necessità di fare chiarezza su comportamenti e omissioni che lasciano “davvero perplessi”.
Fiducia tradita e sistema sotto accusa
Il dato più eclatante arriva da un sondaggio diffuso dalla Televisione Svizzera Italiana: il 72% degli intervistati dichiara di non avere fiducia nella condotta delle autorità vallesane dopo la strage di Crans-Montana. Un risultato che smentisce la narrazione ufficiale e rende più fragile il tentativo di presentare le critiche italiane e francesi come una indebita interferenza nella sovranità della Confederazione Elvetica.
La politica federale e diversi media tradizionali cercano di difendere il perimetro cantonale, trasformando la pressione internazionale in un presunto attacco all’indipendenza giudiziaria. Ma i cittadini non sembrano seguirli: i commenti raccolti online parlano di “troppa reticenza nel riconoscere le responsabilità”, di “giustizia giusta come illusione” e di sospetti di “familismo e clientelismo” a tutela dei vallesani. Il problema non viene più letto come questione di equilibri istituzionali, bensì come deficit di fiducia nello Stato di diritto.
Emblematico è il riferimento alla necessità di autorità “indipendenti rispetto a quelle cantonali” per giudicare un caso tanto delicato. Il rimpallo di competenze tra magistratura, governo federale, Comune di Crans-Montana e autorità vallesane alimenta la sensazione che, oltre al danno, le vittime possano subire la beffa di un’inchiesta lenta, frammentata e potenzialmente inconcludente.
Giustizia elvetica, un modello in crisi
Sotto i riflettori finisce l’architettura stessa della giustizia svizzera, caratterizzata da un formalismo spinto e da una forte autonomia cantonale. Il giurista di Zurigo Philip Stölkin, esperto di diritto assicurativo, denuncia da tempo il “sistema tortuoso, difforme e barocco” delle procedure, in cui ogni cantone segue riti propri e le vittime di un unico evento non possono far valere insieme i loro diritti. Una frammentazione che, secondo lo stesso Stölkin, rischia di diventare lesiva della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Non è un caso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia richiamato queste analisi, aprendo alla possibilità che l’eccesso di formalismo elvetico possa costituire una violazione del diritto alla vita. La giustizia, se schiacciata su cavilli e competenze, rischia di perdere il contatto con le esigenze concrete delle persone, soprattutto quando in gioco ci sono decine di vittime e famiglie in cerca di verità. Proprio gli avvocati svizzeri, non solo quelli delle parti civili, sono tra i critici più severi del sistema.
La decisione della Procura di Sion di ampliare le indagini ad alcuni esponenti del Comune di Crans-Montana e di accogliere il supporto degli investigatori italiani appare anche come risposta alle pressioni dell’opinione pubblica interna. I cittadini sembrano aver compreso, prima di politica e media, che senza una revisione profonda dei meccanismi di responsabilità il “modello svizzero” rischia di incrinarsi proprio sul terreno che più ne ha alimentato il mito: la fiducia nella sua giustizia.
FAQ
D: Quante vittime svizzere risultano nella strage di Crans-Montana?
R: Ventidue morti e decine di feriti appartengono alla Confederazione, il numero più alto tra i Paesi coinvolti.
D: Perché i cittadini svizzeri criticano le autorità vallesane?
R: Molti denunciano reticenza, rimpalli di competenze e lentezza nel riconoscere eventuali responsabilità istituzionali.
D: Qual è la posizione del governo italiano sul rogo de La Constellation?
R: Il ministro Antonio Tajani ha chiesto piena collaborazione, ribadendo che l’Italia pretende solo giustizia per le vittime.
D: Perché il sondaggio della Televisione Svizzera Italiana è così rilevante?
R: Perché mostra che il 72% degli intervistati non ha fiducia nella gestione del caso da parte delle autorità del Vallese.
D: Cosa viene contestato al sistema giudiziario svizzero?
R: Eccessivo formalismo, forte frammentazione cantonale e difficoltà per le vittime di un unico evento a unirsi in un’unica azione.
D: Qual è il ruolo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in questa vicenda?
R: La Corte EDU ha ripreso le critiche al sistema procedurale svizzero, ipotizzando possibili violazioni del diritto alla vita.
D: Perché gli investigatori italiani partecipano alle indagini?
R: Su richiesta dell’Italia, accolta dalla Procura di Sion, per affiancare gli inquirenti locali e garantire maggiore trasparenza.
D: Qual è la principale fonte delle critiche al sistema svizzero di giustizia emerse nel dibattito?
R: Viene spesso citata l’analisi del giurista di Zurigo Philip Stölkin, ripresa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come riferimento centrale.




