Svizzera digitale: smartphone, streaming e IA nascondono un impatto climatico enorme e sorprendente

Impatto energetico di smartphone, streaming e data center
In Svizzera, la vita digitale assorbe una quota rilevante di risorse: nel 2024 il settore ICT ha utilizzato circa il 12% dell’elettricità nazionale, un fabbisogno paragonabile alla produzione annua della centrale nucleare di Gösgen. Circa la metà di questo consumo è imputabile ai circa 120 data center presenti sul territorio, strutture in costante aumento che necessitano anche di grandi volumi d’acqua per il raffreddamento dei server. L’intensità energetica della rete digitale svizzera risulta allineata a quella di paesi vicini come la Francia, dove nel 2022 i beni e i servizi digitali hanno pesato per il 14,3% sui consumi elettrici nazionali.
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La massa critica dell’impronta ambientale, però, si annida nei dispositivi. Nel 2024 erano in uso 73,5 milioni di apparecchi ICT nel Paese, una media di 8,5 per abitante tra smartphone, laptop, tablet e accessori. Secondo l’analisi di Resilio, questi oggetti generano il 66% dell’impatto complessivo del digitale in Svizzera, soprattutto per gli oneri nascosti lungo il ciclo di vita: estrazione di materie prime (come litio e cobalto), produzione, logistica e fine vita. Per soddisfare la domanda di componenti e metalli destinati ai dispositivi in uso nel 2024, sono stati movimentati circa 930 milioni di tonnellate di terra, l’equivalente di un cratere grande quanto Winterthur e profondo dieci metri.
Il contributo climatico parte prima dell’acquisto. L’assemblaggio dei dispositivi avviene in larga parte in Asia, dove il mix elettrico è composto per circa il 70% da fonti fossili (contro il 40% in Europa): ciò amplifica le emissioni incorporate in ogni unità. Emissioni che, tra estrazione, manifattura e trasporto verso la Svizzera, ammontano a circa due milioni di tonnellate di CO2, pari a quasi il 2% dell’impronta associata a tutti i beni e servizi consumati nel Paese. A livello globale, il digitale incide fra l’1,5% e il 4% dei gas serra, una quota simile a quella dell’aviazione civile.
Anche lo streaming e gli altri servizi online hanno un ruolo non trascurabile: ogni sessione di visione o ascolto sollecita una catena di infrastrutture – reti di telecomunicazione e data center – che richiede energia per il trasporto e l’elaborazione dei dati, oltre al raffreddamento delle macchine. In un contesto in cui la popolazione trascorre in media 5 ore e 32 minuti al giorno online e la densità di apparecchi è tra le più elevate al mondo, ogni incremento di qualità (come risoluzioni video più alte) moltiplica il carico energetico lungo l’intera filiera digitale.
La conseguenza è duplice: l’uso diretto di elettricità in Svizzera per sostenere i servizi digitali e un’impronta “importata” incorporata nei dispositivi. La combinazione di consumi in esercizio e impatti a monte rende la sostituzione frequente degli smartphone e l’accumulo di apparecchi un fattore ambientale determinante, come sottolineano gli esperti di Resilio, che invitano a considerare l’acquisto di un nuovo telefono come una scelta tutt’altro che neutra.
Crescita dell’AI e pressione sulle infrastrutture digitali
La diffusione dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando i fabbisogni delle infrastrutture digitali, spingendo verso un’espansione accelerata dei data center e delle reti. In Svizzera, l’adozione di servizi basati su cloud e l’uso regolare di strumenti generativi – utilizzati dal 43% della popolazione e dal 79% dei giovani tra 15 e 24 anni – innescano un aumento di calcolo, storage e larghezza di banda. Secondo le previsioni di Resilio, il peso dei data center sull’impronta ambientale del digitale è destinato a raddoppiare entro il 2035, passando da circa un quarto a oltre la metà del totale, trainato da carichi AI ad alta intensità e dalla digitalizzazione trasversale di sanità, finanza, manifattura, energia e trasporti.
La catena tecnica che alimenta modelli generativi e sistemi di apprendimento automatico è energivora in ogni fase: addestramento su vasta scala, affinamento, distribuzione tramite cloud e inferenza in tempo reale. A ciò si sommano le esigenze di raffreddamento, che comportano maggiori consumi elettrici e idrici. Con una delle più alte densità di data center pro capite, il Paese vede crescere la domanda di elettricità di strutture che già oggi assorbono circa il 6% dei consumi nazionali. L’espansione delle architetture AI-ready induce inoltre gli operatori di rete a investire in capacità addizionale e i produttori di hardware ad aumentare la produzione, alimentando la pressione su filiere energivore e su materiali critici come litio e cobalto.
Gli impatti non si limitano alle sale server: l’AI spinge verso dispositivi più performanti sul lato utente e edge, moltiplicando l’energia necessaria per alimentazione e standby e accorciando i cicli di sostituzione. L’effetto domino è chiaro: più servizi intelligenti, più dati in transito e più potenza di calcolo richiesta a ogni livello della rete. In parallelo, l’AI può anche ottimizzare consumi e processi – inclusi quelli dei data center stessi – riducendo sprechi e migliorando l’efficienza dei carichi, ma l’esito netto dipende dalle scelte progettuali e dall’adozione di metriche energetiche trasparenti lungo l’intera filiera digitale.
Il nodo strategico è la governance della domanda: senza criteri di efficienza software, limiti ai carichi non essenziali e una pianificazione energetica coerente con la crescita dei servizi AI, il sistema rischia di inseguire una curva di consumo in forte ascesa. La disponibilità di energia rinnovabile, l’adozione di raffreddamento avanzato e la progettazione di modelli e algoritmi meno intensivi diventeranno elementi discriminanti per contenere l’impronta ambientale del prossimo decennio digitale.
Strategie per la sobrietà digitale e la riduzione delle emissioni
Ridurre l’impronta del digitale in Svizzera richiede azioni coordinate lungo l’intera catena del valore, dalla progettazione dei dispositivi alla gestione dei data center, fino ai comportamenti degli utenti. L’obiettivo indicato dall’International Telecommunication Union – tagliare del 45% le emissioni del settore ICT entro il 2030 – impone interventi concreti e misurabili, con responsabilità chiare per industria, operatori e istituzioni.
Efficienza infrastrutturale: raffreddamento, energia e trasparenza
Nei data center, il margine di riduzione più immediato riguarda il raffreddamento: i sistemi a immersione al posto di ventilazione e condizionamento tradizionali consentono di abbattere consumi elettrici e idrici, stabilizzando le prestazioni sotto carico AI. L’incremento della quota di rinnovabili nel mix di alimentazione e schemi di approvvigionamento a lungo termine (PPA) migliorano il profilo emissivo operativo. Misure di ottimizzazione come l’adozione di target rigorosi per PUE e WUE, il riuso del calore verso reti termiche urbane e la flessibilità della domanda per seguire la disponibilità di energia pulita completano il pacchetto. Cruciale la trasparenza: la condivisione di dati di emissione lungo la supply chain abilita confronti tra operatori, incentiva concorrenza su metriche ambientali e permette tracciabilità dei componenti a basse emissioni.
Hardware e software: meno sprechi, più prestazioni per watt
I produttori di dispositivi devono ridurre perdite termiche e consumi in idle, estendere la vita utile attraverso design modulare, batterie sostituibili e disponibilità di pezzi di ricambio. Aggiornamenti software che non obblighino a sostituzioni anticipate e firmware ottimizzati per i profili energetici prolungano l’utilizzo reale. Sul fronte applicativo, programmare in chiave “lean” – modelli di intelligenza artificiale più compatti, inferenza quantizzata, caching efficiente e streaming adattivo – abbassa il fabbisogno di calcolo e banda. L’introduzione di metriche obbligatorie di efficienza (energia per transazione, per query, per sessione video) orienta progettisti e committenti verso scelte meno energivore.
Governance della domanda e metriche di qualità
La gestione della domanda è determinante: definire soglie di qualità del servizio allineate alla percezione reale evita l’escalation di risoluzioni e frame rate non necessari nello streaming. Policy interne ed esterne – come limiti ai carichi non essenziali, pianificazione degli addestramenti AI in finestre a bassa intensità di rete e con energia rinnovabile, e criteri di “right-sizing” del cloud – prevengono l’overprovisioning. La pubblicazione di indicatori standardizzati (ad esempio energia per ora di contenuto distribuito o per documento generato) crea accountability e guida la spesa verso soluzioni più efficienti.
Ruolo dei consumatori: allungare i cicli e ridurre i dati superflui
Le scelte individuali contano. Rinviare l’acquisto di un nuovo smartphone, privilegiare la riparazione, disattivare funzioni in standby e ricaricare responsabilmente riduce l’impatto dei 73,5 milioni di dispositivi in uso. La regolazione della qualità video, l’uso del download su Wi‑Fi al posto dello streaming continuo e la pulizia periodica dei contenuti in cloud diminuiscono traffico e consumi. Il riciclo finale presso canali certificati limita la dispersione di materiali critici come litio e cobalto e favorisce il recupero di metalli.
Coordinamento pubblico-privato
Standard comuni e obiettivi vincolanti accelerano l’allineamento del settore. Linee guida su efficienza energetica di reti e data center, incentivi fiscali per tecnologie di raffreddamento avanzate e rinnovabili, requisiti di ecoprogettazione per i dispositivi e obblighi di reportistica ambientale lungo la catena di fornitura creano un quadro coerente. La combinazione di innovazione tecnologica e “sobrietà digitale” – fare meno, ma meglio – rappresenta l’unica traiettoria credibile per contenere l’impronta del digitale in un contesto di uso crescente.
FAQ
- Quanto pesa il digitale sui consumi elettrici della Svizzera?
Circa il 12% dell’elettricità nazionale è assorbita dal settore ICT, con i data center responsabili di circa la metà di questo valore.
- Perché i dispositivi personali incidono così tanto sulle emissioni?
Il 66% dell’impatto deriva dall’intero ciclo di vita di smartphone, laptop e tablet: estrazione di materie prime, produzione in aree a forte quota fossile, trasporto e fine vita.
- In che modo l’intelligenza artificiale aumenta la pressione sulle infrastrutture?
L’AI richiede più calcolo, storage e raffreddamento, spingendo l’espansione dei data center e della capacità di rete, con un peso crescente sull’impronta ambientale.
- Quali misure possono adottare i data center per ridurre i consumi?
Raffreddamento a immersione, maggior uso di rinnovabili, ottimizzazione di PUE/WUE, riuso del calore e condivisione trasparente dei dati di emissione lungo la supply chain.
- Come possono gli utenti ridurre il proprio impatto digitale?
Allungare i cicli di sostituzione dei dispositivi, preferire riparazione e riciclo, limitare la qualità dello streaming, usare Wi‑Fi e rimuovere dati superflui dal cloud.
- La sola efficienza tecnologica è sufficiente?
No. Serve anche “sobrietà digitale”: governare la domanda, evitare carichi non essenziali e adottare metriche energetiche chiare per contenere la crescita dei consumi.




