Svizzera, a Crans-Montana esplode il dibattito sulla giustizia da rifare
Indice dei Contenuti:
Crans-Montana, in Svizzera ora si parla di giustizia da riformare
La frattura diplomatica e il nervo scoperto svizzero
La richiesta italiana di piena chiarezza sull’incendio del complesso Le Constellation a Crans-Montana ha colpito uno dei nervi più sensibili della Confederazione: l’indipendenza della giustizia e il dogma del federalismo. Il ritiro dell’ambasciatore da parte di Roma è stato percepito a Berna come una pressione diretta sugli inquirenti di Sion, quasi un verdetto politico anticipato da far eseguire manu militari giudiziaria.
La reazione interna è stata di chiusura a riccio, ma non monolitica. La difesa dell’ordine costituzionale ha unito la sinistra socialista, il Partito popolare radicale – forza di centrodestra che governa il Vallese e a cui appartiene il sindaco della località turistica – e la Lega del Ticino, che ha rilanciato lo slogan “no alle ingerenze straniere, sì allo Stato di diritto”. Questo fronte compatto respinge l’idea che la Farnesina possa dettare i tempi e i metodi delle indagini.
Dietro l’orgoglio nazionale, però, si nasconde un forte imbarazzo. La Confederazione è il Paese che ha pagato il tributo di sangue più alto in quella notte di Capodanno, e l’opinione pubblica elvetica fatica ad accettare un’inchiesta percepita come lenta, disordinata e poco incisiva. La politica prova ora a trasformare l’indignazione per le critiche estere in collante interno, nel tentativo di contenere il malcontento per una giustizia cantonale vallesana giudicata da molti inadeguata alla portata del caso.
L’inchiesta nel mirino e il tabù del federalismo
Il dossier che agita Crans-Montana è scomodo: emergono segnalazioni di problemi pregressi nel complesso Le Constellation e interrogativi sulle mancate responsabilità delle autorità locali. Il quotidiano tedescofono Blick parla apertamente di “dilettantismo” della magistratura vallesana, accusata di procedere in modo approssimativo e di non aver nemmeno aperto fascicoli sugli amministratori comunali, nonostante l’entità della tragedia.
La durezza del giudizio è amplificata dalla storica rivalità tra Svizzera tedesca e francofona, ma le critiche non restano nel vuoto. A Berna, diversi parlamentari valutano l’ipotesi di modificare la legislazione per consentire alla Confederazione di sottrarre ai cantoni i dossier di massima rilevanza internazionale o nazionale. Un’ipotesi dirompente, perché intaccherebbe il cuore del federalismo giudiziario elvetico, considerato quasi una “religione civile”.
La sola prospettiva di un commissariamento della Procura di Sion – evocata perfino dagli avvocati elvetici delle vittime e respinta con forza dalle autorità inquirenti – segnala quanto la fiducia nel sistema di sorveglianza interna sia logorata. La stessa Procura ha rivendicato polemicamente la propria “competenza per i reati connessi ai grandi eventi e con particolare risonanza mediatica”, ma la pressione politica e mediatica continua a crescere, al punto che si discute di rafforzare gli organismi di vigilanza sul lavoro della magistratura cantonale.
Pressioni italiane, riforme interne e nodo dei risarcimenti
La postura di Italia e Svizzera non si esaurisce nella disputa simbolica. Da un lato, il governo guidato da Giorgia Meloni ha chiesto con forza un’accelerazione delle indagini, proponendo un “team investigativo comune” per condividere elementi probatori e alzare il livello tecnico dell’inchiesta. Il messaggio politico è chiaro: le famiglie delle vittime, italiane e non, non accetteranno una verità giuridica annacquata o rinviata sine die.
Dall’altro lato, la stessa Assemblea federale ha già mosso un passo che potrebbe cambiare gli equilibri interni: una commissione sta studiando una legge che consenta alla Confederazione di istituire un fondo per i risarcimenti, capace di coprire i danni alle vittime, indipendentemente dalla nazionalità, in previsione dell’eventuale incapienza economica dei responsabili diretti, del Comune e del Vallese. Chi finanzia, però, inevitabilmente condiziona: la prospettiva che Berna paghi e, di conseguenza, pretenda di decidere, apre uno squarcio nel dogma della piena autonomia cantonale.
Il caso di Crans-Montana diventa così un test di sistema. La Confederazione è chiamata a dimostrare di saper coniugare Stato di diritto, protezione delle competenze locali e credibilità internazionale. La richiesta di giustizia che sale dalle famiglie colpite, e che l’Italia ha amplificato sul piano diplomatico, rischia di tradursi in spinta riformatrice: ridefinizione delle competenze sui grandi casi, revisione degli organi di controllo sulla magistratura vallesana, nuovo ruolo finanziario federale. Una partita in cui l’orgoglio nazionale non basterà a colmare le lacune di un’inchiesta che l’opinione pubblica giudica ormai sotto tutela politica e morale.
FAQ
D: Perché il caso di Crans-Montana ha creato tensioni tra Italia e Svizzera?
R: Perché l’Italia, con il ritiro dell’ambasciatore e richieste di maggiore trasparenza, è stata percepita come ingerente nella gestione giudiziaria di un procedimento cantonale svizzero.
D: Qual è il ruolo della Procura di Sion nelle indagini?
R: È l’autorità inquirente competente per il Vallese, responsabile del fascicolo sull’incendio di Le Constellation e oggetto di critiche per lentezza e presunti errori procedurali.
D: Che cosa contesta il quotidiano Blick alla giustizia vallesana?
R: Il giornale tedescofono Blick parla di “dilettantismo”, sottolineando l’assenza di indagini sulle autorità comunali e la mancanza di una reazione giudiziaria all’altezza della tragedia.
D: Perché il federalismo svizzero è al centro del dibattito?
R: Perché l’ipotesi di sottrarre ai cantoni i casi di grande rilevanza minerebbe la tradizionale ripartizione delle competenze, pilastro identitario della Confederazione.
D: Cosa sta valutando il Parlamento federale a Berna?
R: Alcuni parlamentari considerano modifiche legislative per permettere alla Confederazione di assumere i casi più sensibili e rafforzare i meccanismi di vigilanza sulle procure cantonali.
D: Come potrebbero essere risarcite le vittime dell’incendio?
R: L’Assemblea federale sta studiando la creazione di un fondo federale per coprire i danni, qualora i responsabili diretti e le autorità locali non fossero in grado di farvi fronte economicamente.
D: In che modo interviene il governo italiano sul piano investigativo?
R: L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha proposto un team investigativo congiunto, per coordinare indagini e scambio di prove, a tutela delle vittime italiane coinvolte.
D: Qual è la principale fonte giornalistica che ha denunciato il “dilettantismo” della giustizia vallesana?
R: Le accuse più esplicite sono state pubblicate dal quotidiano svizzero tedesco Blick, indicato come fonte giornalistica originale delle critiche al funzionamento dell’inchiesta nel Vallese.




