Stretto di Hormuz paralizzato blocca traffico di 150 petroliere

Blocco dello Stretto di Hormuz, perché il petrolio rischia di rincarare
Il blocco dello Stretto di Hormuz, deciso dall’Iran, sta fermando almeno 150 petroliere al largo di Iraq, Arabia Saudita e Qatar, snodo cruciale del commercio energetico globale.
La chiusura, maturata nel contesto della guerra in Medio Oriente, arriva mentre da Hormuz transitano 20 milioni di barili al giorno, pari al 27% del greggio mondiale, mettendo in allarme governi, trader e compagnie di navigazione.
Il blocco impatta soprattutto i flussi verso l’Asia, in primis la Cina, ma anche l’Europa rischia rincari sensibili per effetto dei prezzi globali di petrolio, gas e noli marittimi.
In sintesi:
- Bloccate almeno 150 petroliere tra Iraq, Arabia Saudita e Qatar per il caso Hormuz
- Da Hormuz passa il 27% del petrolio mondiale, circa 20 milioni di barili al giorno
- Rischio rialzo per petrolio, gas, carburanti e trasporto marittimo a livello globale
- Colossi MSC e Maersk sospendono il transito di navi nell’area fino a nuovo avviso
Un collo di bottiglia energetico sotto stress geopolitico
Lo Stretto di Hormuz è il principale “rubinetto” energetico del pianeta: collega il Golfo Persico ai mercati globali e concentra oltre un quarto del greggio scambiato nel mondo.
La decisione dei pasdaran iraniani di chiudere l’accesso al Golfo ha creato un vero collo di bottiglia: circa 20 milioni di barili al giorno, in larga parte provenienti dal Qatar, restano senza via di uscita sicura.
I Paesi produttori stanno cercando di aumentare i volumi, ma la limitazione del principale corridoio marittimo rende strutturale la pressione rialzista sui prezzi.
L’economista ed esperta di materie prime Cornelia Meyer sottolinea che *“ci saranno sicuramente conseguenze per l’economia globale, perché il petrolio è di gran lunga la materia prima più scambiata al mondo. Se il suo prezzo aumenta, l’intera economia globale se ne accorgerà. L’intero mercato energetico sarà sotto stress, finché queste ostilità continueranno”*.
L’Asia è la più esposta: la Cina importa dall’Iran circa il 90% del petrolio iraniano, e rischia un effetto boomerang nonostante l’alleanza con Teheran.
L’Europa, che oggi riceve solo il 3,5% del greggio del Golfo e si approvvigiona soprattutto dagli Stati Uniti, subirà comunque l’onda d’urto dei prezzi globali, con possibili aumenti per carburanti e bollette.
Trasporti marittimi, rincari a catena oltre il petrolio
Lo scenario non riguarda solo petrolio e gas liquefatto: attraverso Hormuz transita una quota rilevante di altre merci che rischiano ritardi e costi extra per rotte alternative e premi assicurativi più elevati.
Due colossi del trasporto container, l’italo-svizzera MSC e la danese Maersk, hanno sospeso da domenica – e fino a nuovo avviso – il passaggio delle proprie navi nell’area, segnalando un rischio operativo considerato non accettabile.
Se il blocco dovesse protrarsi, la combinazione tra maggiore costo dell’energia, congestione delle rotte e tempi di consegna più lunghi potrebbe alimentare una nuova fiammata inflazionistica globale, riportando il tema sicurezza delle catene di approvvigionamento al centro dell’agenda di governi, banche centrali e imprese.
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante per il petrolio?
Lo è perché da Hormuz transitano circa 20 milioni di barili al giorno, pari al 27% del petrolio mondiale, rendendolo un nodo energetico critico.
Quali Paesi rischiano di più dal blocco iraniano dello stretto?
Sono soprattutto penalizzati i Paesi asiatici importatori, in particolare la Cina, principale acquirente del petrolio iraniano, ma anche India, Giappone e Corea del Sud.
Come può risentirne l’Europa se importa poco dal Golfo Persico?
L’Europa ne risente indirettamente perché il petrolio ha un prezzo globale: ogni tensione sull’offerta spinge in alto quotazioni, carburanti, costi di trasporto e, a cascata, inflazione.
Perché MSC e Maersk hanno sospeso il transito nell’area?
Hanno deciso così per motivi di sicurezza e rischio operativo, legati al conflitto e all’incertezza sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Quali sono le fonti originali delle informazioni su questa crisi?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



