Strage di Crans Montana, il giurista lancia l’allarme: doppio processo e disparità per le vittime
Indice dei Contenuti:
Rischio di conflitti di giurisdizione
Crans-Montana diventa banco di prova per la tenuta del diritto penale transnazionale: più procure – Svizzera, Italia, Belgio, Francia – indagano sullo stesso fatto secondo criteri autonomi di competenza. La sovrapposizione nasce dal principio di territorialità, sommato ai criteri legati alla nazionalità delle vittime o degli indagati, generando potenziali conflitti di giurisdizione senza una gerarchia tra ordinamenti sovrani.
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Nel quadro attuale, le autorità elvetiche hanno priorità pratica sulla raccolta delle prove, poiché esercitano sovranità sul luogo del disastro; gli altri uffici inquirenti devono attivare richieste formali per accedere agli atti. L’assenza di un centro decisionale unico consente la coesistenza di procedimenti paralleli, con margini di frizione procedurale e probatoria, specie nelle fasi preliminari.
Il principio del non bis in idem opera solo dopo una sentenza definitiva in uno Stato parte degli accordi europei applicabili, inclusa la Svizzera in regime di associazione: fino ad allora l’apertura di fascicoli concorrenti resta legittima. La rogatoria avanzata da Roma si inserisce in questa dinamica multilivello, mentre la posizione di Jacques Moretti e la possibile libertà su cauzione accentuano l’urgenza di coordinamento per evitare esiti divergenti e duplicazioni investigative.
Impatto su imputati e vittime
La moltiplicazione dei procedimenti espone gli indagati a difese simultanee in contesti normativi diversi, con regole probatorie e garanzie non omogenee. Il rischio è una strategia processuale frammentata, costi legali elevati e tempi dilatati, senza il presidio del non bis in idem finché non intervenga una decisione definitiva.
Per le vittime, la pluralità di fori può tradursi in rappresentanza diseguale, diritti processuali non equivalenti e accesso non uniforme agli atti. La competenza basata su territorialità e cittadinanza genera percorsi paralleli che non sempre valorizzano in modo coerente il loro ruolo in aula e nella fase investigativa.
La concentrazione delle prove in Svizzera comporta dipendenza dagli atti rogatoriali per gli altri Paesi, con tempi e priorità non sincronizzati. Ciò può produrre divergenze nella valutazione dei fatti, decisioni inconciliabili su responsabilità individuali e differenti esiti sulle misure cautelari, come nel caso di Jacques Moretti.
In assenza di regole vincolanti di coordinamento, gli oneri ricadono su procure e difese: occorre calibrare strategie di cooperazione per evitare duplicazioni, testimonianze ripetute e stress aggiuntivo per i familiari, preservando al contempo la qualità dell’accertamento e la parità delle parti nei diversi procedimenti.
Strumenti di cooperazione e prevenzione della duplicazione
Il perno operativo resta la cooperazione giudiziaria: le autorità di Svizzera, Italia, Belgio e Francia devono attivare scambi strutturati di prove tramite rogatorie e canali UE/Schengen, con priorità alla raccolta in loco sotto sovranità elvetica. La formazione di task force congiunte e l’uso coordinato di perizie condivise riducono sovrapposizioni, duplicazioni testimoniali e dispersione probatoria.
Il principio del non bis in idem, applicabile dopo decisione definitiva in uno Stato parte, non copre la fase delle indagini: servono protocolli di deconfliction tra procure per attribuire ambiti investigativi, definire calendarizzazioni e stabilire quale ufficio conduca gli atti più invasivi. L’adozione delle linee guida della Decisione quadro 2009/948/JHA sull’evitare conflitti di giurisdizione offre criteri per assegnare il procedimento quando emergano concorrenti pretese punitive.
In ambito pratico, le procure possono scambiarsi dossier integrali, fissare punti di contatto unici e concordare l’utilizzo reciproco degli atti svizzeri come prova, limitando la reiterazione di escussioni e sequestri. In Italia, la competenza di Roma per vittime italiane favorisce una cabina di regia nazionale, mentre la posizione centrale della Svizzera sulla scena del fatto impone un flusso ordinato di richieste. Coordinamento tempestivo su misure cautelari – come per Jacques Moretti – evita esiti disallineati e preserva l’affidabilità complessiva dell’inchiesta.
FAQ
- Qual è la priorità operativa nelle indagini transfrontaliere?
Gli atti probatori primari spettano all’autorità del luogo del fatto, con condivisione tramite rogatorie. - Il non bis in idem può bloccare indagini parallele?
No, opera solo dopo una sentenza definitiva in uno Stato parte. - Quali strumenti europei aiutano a evitare conflitti di giurisdizione?
Decisione quadro 2009/948/JHA e prassi di coordinamento tra procure. - Come si prevengono duplicazioni di prove e testimonianze?
Task force congiunte, scambio integrale di atti, riconoscimento reciproco delle perizie. - Perché la Svizzera ha un ruolo centrale?
Per la territorialità: controlla la scena e la raccolta delle prove. - Qual è il ruolo di Roma per le vittime italiane?
Giurisdizione competente quando ricorrono i presupposti sulla cittadinanza delle vittime. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Intervista al giurista Vincenzo Militello sulla strage di Crans-Montana, come da copertura mediatica di riferimento.




