Strage di Crans-Montana, candele all’origine: uscite ostruite dalle fiamme scatenano il caos
Cause dell’incendio e conferme della procura
Crans-Montana, le prime risultanze investigative confermano l’ipotesi più accreditata: l’incendio è stato innescato da alcune candele lasciate accese all’interno dei locali. La procura ha formalizzato la ricostruzione sulla base di rilievi tecnici, testimonianze e analisi dei residui di combustione, escludendo al momento l’utilizzo di acceleranti o la presenza di inneschi di natura elettrica nelle aree d’origine. Gli esperti del fuoco hanno individuato un punto di partenza coerente con la propagazione rapida delle fiamme e con le tracce di fuliggine riscontrate su pareti e soffitti, elementi compatibili con un focolaio a bassa altezza e un carico combustibile elevato.
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Secondo la ricostruzione, il materiale d’arredo e i rivestimenti interni hanno alimentato il rogo in modo significativo, favorendo una veloce saturazione degli ambienti con fumo denso e gas tossici. La perizia preliminare sull’impianto elettrico non ha evidenziato anomalie tali da suggerire un cortocircuito come causa primaria. La magistratura ha dunque qualificato l’evento come incendio originato da fonte a fiamma libera, con dinamiche compatibili con l’uso di candele, e ha disposto ulteriori accertamenti per definire la sequenza temporale di accensione, l’esatta collocazione dei dispositivi e l’eventuale contributo di oggetti ad alta infiammabilità posti in prossimità.
Le conferme dell’ufficio inquirente si basano anche sulle dichiarazioni raccolte tra i presenti e sul confronto con le evidenze fotografiche delle prime squadre intervenute. Resta al vaglio la conformità alle norme antincendio degli ambienti interessati, in particolare per quanto riguarda l’uso di fiamme libere in spazi chiusi, la presenza di avvisi di sicurezza, e l’adeguatezza delle misure preventive predisposte dai gestori. La procura ha chiarito che non emergono, allo stato, segnali di dolo, ma l’origine accidentale non esclude profili di colpa qualora fossero accertate omissioni nelle procedure di prevenzione e nell’organizzazione della sicurezza.
Vie di fuga e ostacoli durante l’evacuazione
Le testimonianze convergono su un elemento decisivo: le vie di fuga alternative esistevano, ma sono state rapidamente rese impraticabili dal propagarsi delle fiamme e dal fumo. L’ambasciatore presente sul posto ha riferito che alcune uscite risultavano teoricamente accessibili, tuttavia, nel giro di pochi minuti, i corridoi di collegamento e i varchi esterni sono stati invasi da calore radiante e gas tossici, impedendo il transito in sicurezza. La velocità di coinvolgimento dei materiali d’arredo ha generato uno strato di fumo a bassa quota, riducendo la visibilità e disorientando chi cercava di allontanarsi. In diversi punti, le pavimentazioni e i rivestimenti hanno raggiunto temperature tali da creare barriere termiche non oltrepassabili senza protezioni adeguate.
Secondo i rilievi preliminari, il flusso di evacuazione si è concentrato verso l’uscita principale, mentre gli accessi secondari sono stati progressivamente ostruiti dal collasso parziale di elementi leggeri e dalla presenza di detriti infiammati. L’assenza di un percorso chiaramente segnalato in condizioni di scarsa visibilità, aggravata da un’illuminazione di emergenza insufficiente in alcune aree, ha ulteriormente rallentato i movimenti. Diverse persone hanno riferito di aver incontrato porte tagliafuoco chiuse o difficili da aprire a causa della dilatazione termica e dell’accumulo di fumo sul lato opposto, circostanze che saranno verificate con analisi funzionali sui dispositivi.
Le squadre di soccorso hanno descritto un contesto operativo complesso: l’accesso interno era limitato dall’intensità del rogo nei primi minuti, mentre all’esterno l’irraggiamento impediva di avvicinarsi ad alcune uscite. L’uso di scale mobili e lance di protezione termica ha consentito di creare corridoi temporanei per l’estricazione di gruppi di persone, ma il tempo utile è stato condizionato dalla rapida saturazione degli ambienti. È in corso la mappatura delle vie di esodo per verificare la corretta distribuzione della segnaletica, la funzionalità dei sistemi di apertura delle porte e l’effettiva larghezza utile dei percorsi in condizioni di affollamento.
Particolare attenzione è rivolta alla gestione dell’allarme e alla catena di comunicazione interna: la diffusione dei messaggi vocali, la tempestività dell’ordine di evacuazione e la presenza di personale formato per guidare i flussi sono aspetti che incidono in modo determinante sull’esito in scenari con sviluppo di fumo precoce. Le verifiche chiariranno se la disposizione degli arredi o installazioni temporanee abbia ridotto la fruibilità dei passaggi, se i dispositivi di ventilazione d’emergenza abbiano contribuito a convogliare i fumi in aree sensibili e se l’assetto delle uscite rispettasse i parametri di compartimentazione previsti dalle normative vigenti.
Indagini in corso e responsabilità ipotizzate
La procura ha ampliato il perimetro investigativo acquisendo documentazione tecnica, certificazioni antincendio e registri di manutenzione dei dispositivi di sicurezza. Sono in corso sequestri mirati di impianti, planimetrie e sistemi di allarme per verificare la conformità a norme e standard applicabili, con particolare riguardo a segnaletica luminosa, illuminazione di emergenza, compartimentazione e gestione delle porte tagliafuoco. Gli inquirenti hanno disposto perizie indipendenti su materiali d’arredo e rivestimenti per stabilire l’indice di propagazione della fiamma, la produzione di fumi e la tossicità dei gas sviluppati durante la combustione.
Gli accertamenti si concentrano su tre assi: l’origine accidentale legata all’uso di candele in ambienti chiusi; l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e controllo del rischio; la gestione dell’emergenza nei primi minuti. La catena delle responsabilità potrà coinvolgere i gestori dell’immobile e gli eventuali organizzatori dell’evento per profili di colpa qualora emergano omissioni documentate nelle procedure di sicurezza, nella formazione del personale addetto, o nell’adozione di dispositivi idonei a mitigare gli effetti di fiamme e fumi. Rilevano, in questa fase, il numero e la fruibilità delle uscite, la corretta manutenzione delle porte resistenti al fuoco e la presenza di piani di evacuazione aggiornati e chiaramente esposti.
La squadra investigativa sta incrociando le testimonianze con i tracciati delle chiamate di emergenza e con i report d’intervento dei vigili del fuoco per ricostruire la timeline operativa: attivazione dell’allarme, prime comunicazioni interne, tempi di apertura delle uscite, arrivo e ingresso delle squadre di soccorso. Le analisi delle immagini disponibili e delle rilevazioni termiche puntano a definire la dinamica di propagazione, individuando eventuali colli di bottiglia che abbiano accelerato l’invasione dei fumi nelle aree di passaggio. È prevista una simulazione fluidodinamica dell’incendio per validare le ipotesi peritali e misurare l’impatto di variabili come ventilazione, carico di incendio e disposizione degli arredi.
Gli inquirenti valutano anche il rispetto dei divieti sull’uso di fiamme libere e l’adeguatezza delle misure sostitutive previste dai regolamenti locali. In assenza di evidenze di dolo, l’attenzione si sposta su eventuali responsabilità per negligenza, imprudenza o inosservanza di norme, incluse possibili carenze nella segnalazione dei percorsi di esodo, nella reperibilità di estintori e nella funzionalità dell’illuminazione di sicurezza. Verranno approfondite le condizioni di esercizio al momento del rogo, il livello di affollamento e l’eventuale presenza di allestimenti temporanei che possano aver ostacolato le vie di fuga.
La magistratura ha richiesto una relazione medico-legale sulle cause dei decessi e delle intossicazioni per correlare gli esiti clinici alla distribuzione dei fumi e alle temperature registrate nelle diverse aree. Tali riscontri, insieme ai dati ambientali, serviranno a qualificare la prevedibilità del rischio e la congruità delle misure adottate per proteggere gli occupanti. L’orientamento investigativo resta ancorato a criteri oggettivi: tracciabilità delle procedure, riscontro documentale, e misurazioni strumentali, con l’obiettivo di definire con precisione eventuali profili di responsabilità penale e amministrativa.
FAQ
- Qual è la causa più probabile dell’incendio?
Le perizie indicano l’innesco da candele lasciate accese, senza evidenza di acceleranti o cortocircuiti nell’area d’origine. - Le vie di fuga erano disponibili durante l’evacuazione?
Sì, ma molte sono diventate rapidamente impraticabili a causa di fiamme, fumo e alte temperature che hanno ostacolato il passaggio. - Quali dispositivi di sicurezza sono sotto verifica?
Segnaletica e illuminazione di emergenza, porte tagliafuoco, sistemi di allarme, compartimentazione, estintori e piani di evacuazione. - Ci sono ipotesi di dolo?
Al momento no; l’origine è ritenuta accidentale. Restano possibili profili di colpa legati a omissioni nelle misure di sicurezza. - Che ruolo hanno le testimonianze nell’indagine?
Vengono confrontate con i dati tecnici, i report dei soccorsi e le immagini per ricostruire la timeline e validare le dinamiche del rogo. - Quali responsabilità potrebbero emergere?
Eventuali responsabilità per negligenza, imprudenza o violazioni normative da parte di gestori e organizzatori, se accertate dagli inquirenti.




