Stato rimborsa nuovo farmaco per smettere di fumare e ridurre i rischi legati alla dipendenza
Citisina rimborsata dal Servizio sanitario per smettere di fumare: cosa cambia
Dal 30 marzo il Servizio sanitario nazionale rimborsa un farmaco a base di citisina per aiutare a smettere di fumare in tutta Italia. Il trattamento è destinato alle persone con dipendenza da sigaretta che si rivolgono a un centro antifumo pubblico o convenzionato. L’accesso è vincolato a un percorso combinato: terapia farmacologica e supporto psicologico-comportamentale strutturato. La citisina è tra i principi attivi più efficaci per la cessazione del fumo e il rimborso pubblico riduce una barriera economica rilevante per i pazienti. La decisione arriva in un contesto in cui il fumo interessa ancora circa un quarto degli adulti italiani e genera costi sanitari e sociali stimati in decine di miliardi l’anno, rendendo questa misura una scelta sia sanitaria sia economica.
In sintesi:
- Citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale per chi intraprende un percorso antifumo strutturato.
- Confezione industriale da 100 pillole rimborsata, terapia standard di 25 giorni.
- Efficacia documentata: tassi di astinenza duratura molto superiori alla sola psicoterapia.
- Misura strategica per ridurre costi sanitari legati al fumo, circa 26 miliardi annui.
Come funziona il rimborso e perché la citisina è centrale
Prima del rimborso, in Italia la citisina era disponibile solo come preparazione galenica, allestita dal farmacista su richiesta, completamente a carico del paziente. Ora il Servizio sanitario nazionale copre il costo di una confezione industriale da 100 compresse, prezzo di listino 90 euro, da assumere in circa 25 giorni secondo schemi a dosaggio decrescente.
Il piano terapeutico prevede che il paziente smetta di fumare attorno al quinto giorno di trattamento, continuando poi ad assumere il farmaco per stabilizzare l’astinenza. Eventuali confezioni aggiuntive restano invece a carico dell’assistito. L’accesso è subordinato alla presa in carico da parte di un centro antifumo, con obbligo di affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico e comportamentale strutturato, condotto da professionisti specializzati.
La citisina, estratta dal Cytisus laburnum (maggiociondolo), agisce sugli stessi recettori cerebrali della nicotina: attenua il piacere associato al fumo e riduce i sintomi di astinenza. Studi clinici, tra cui una ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano su 800 pazienti (2019-2020), mostrano un tasso di astinenza a 12 mesi del 32,1 per cento con citisina rispetto al 7,3 per cento con sola terapia comportamentale.
Una revisione sistematica condotta in Argentina nel 2023 su 12 studi ha confermato che la citisina più che raddoppia la probabilità di successo rispetto al placebo e mostra un’efficacia superiore ai trattamenti sostitutivi nicotinici come cerotti e gomme, risultando paragonabile alla vareniclina, farmaco rientrato in commercio in Italia nel 2025 ma non rimborsato.
Impatto sanitario ed economico di una nuova politica antifumo
La scelta di rimborsare la citisina si inserisce in una strategia più ampia di contrasto al tabagismo, mentre le percentuali di fumatori in Italia restano elevate: circa un quarto della popolazione adulta. Il fumo è responsabile di una quota significativa di tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie croniche, con ricadute profonde sul sistema sanitario e sulla produttività.
Le stime più recenti indicano costi diretti e indiretti per lo Stato nell’ordine di 26 miliardi di euro l’anno. Un aumento dei tassi di cessazione, anche di pochi punti percentuali, può tradursi in un risparmio strutturale su ricoveri, farmaci, invalidità e giornate lavorative perse.
L’inclusione della citisina nel 2024 nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma il valore strategico di questo principio attivo nelle politiche di sanità pubblica. La combinazione tra rimborso, presa in carico multidisciplinare nei centri antifumo e disponibilità di altri strumenti regolatori, come il possibile divieto del fumo in ulteriori spazi pubblici (sulla scia delle iniziative locali, ad esempio a Ostia per le spiagge), delinea uno scenario in cui la cessazione del fumo diventa più accessibile, supportata e socialmente favorita.
FAQ
Chi può ottenere la citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale?
Può ottenerla chi è fumatore, si rivolge a un centro antifumo pubblico o convenzionato e accetta un percorso combinato farmacologico e psicologico-comportamentale, secondo le indicazioni del medico specialista.
Quanto dura la terapia standard con citisina per smettere di fumare?
Dura generalmente 25 giorni, con una confezione da 100 compresse assunte a dosaggio inizialmente più frequente e poi decrescente, secondo schema definito dal medico prescrittore.
La citisina è più efficace dei cerotti alla nicotina?
Sì, le revisioni degli studi clinici mostrano un’efficacia superiore rispetto ai sostituti nicotinici come cerotti e gomme, con probabilità di cessazione duratura significativamente più alta.
La vareniclina è ancora utile se la citisina è rimborsata?
Sì, la vareniclina resta un’opzione efficace con efficacia paragonabile alla citisina, ma non è rimborsata; la scelta dipende da profilo clinico, tollerabilità e valutazione specialistica.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulla citisina?
Sono state utilizzate e rielaborate congiuntamente le informazioni provenienti dalle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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