Stati Uniti inaspriscono embargo, Cuba soffoca tra carenze e caro carburante

Crisi petrolifera a Cuba, emergenza umanitaria e partita geopolitica globale
Il governo di Cuba affronta una crisi petrolifera senza precedenti che sta provocando blackout, servizi pubblici al collasso e rischio emergenza umanitaria. La stretta americana sui rifornimenti dopo la cattura di Nicolas Maduro in Venezuela ha interrotto il tradizionale flusso di greggio verso l’isola, storicamente garantito da Caracas. Nel Mar dei Caraibi la marina degli Stati Uniti blocca le spedizioni, mentre la promessa di una nave di greggio dalla Russia non si è ancora tradotta in arrivi effettivi nei porti cubani. In questo contesto, L’Avana è costretta a valutare un negoziato diretto con Washington, guidata da Donald Trump, per alleggerire l’embargo energetico. La posta in gioco non è solo la sopravvivenza economica del regime, ma il riequilibrio delle sfere d’influenza tra USA, Russia e Cina nel cuore del continente americano.
In sintesi:
- Crisi di carburante e blackout diffusi spingono Cuba verso una potenziale emergenza umanitaria.
- La fine del petrolio venezuelano e il blocco USA isolano l’isola sul piano energetico.
- Washington usa il greggio come leva per ottenere aperture economiche e politiche.
- La partita cubana ridisegna gli equilibri tra USA, Russia, Cina e Caraibi.
La crisi energetica ha già prodotto effetti simbolici e concreti. La società Habanos ha rinviato la prestigiosa fiera dei sigari, prevista a fine febbraio, uno dei principali eventi internazionali per il settore del tabacco premium. I frequenti blackout rendono impossibile garantire standard minimi per delegazioni e investitori stranieri, mentre molte compagnie aeree hanno sospeso i voli verso Cuba per timori legati a sicurezza e condizioni sanitarie.
Nel Paese la benzina è razionata: i camionisti devono prenotare i rifornimenti per evitare code interminabili. Il prezzo ufficiale di 1,30 dollari al litro sul mercato nero schizza fino a 6 dollari, in un’economia dove lo stipendio medio pubblico resta sotto i 20 dollari mensili.
La carenza di carburante colpisce in modo diretto sanità, trasporti e raccolta dei rifiuti. I camion dell’immondizia limitano drasticamente i giri e i sacchi si accumulano per le strade, aggravando il degrado urbano e allontanando ulteriormente i turisti, principale fonte di valuta pregiata per l’isola.
Pressione economica, negoziato con Washington e rischio collasso del sistema
Le scorte di carburante disponibili vengono destinate con priorità agli ospedali e alle strutture considerate strategiche per la difesa del regime. Ma secondo fonti locali la capacità operativa dei militari è già ridotta e potrebbe diventare critica nel giro di poche settimane. Il governo ha ridotto la settimana lavorativa a quattro giorni per contenere i consumi, con ulteriori effetti negativi su produttività e redditi.
Il crollo produttivo tocca anche il settore simbolo dello sviluppo castrista: lo zucchero. A fronte dell’obiettivo storico di Fidel Castro di 10 milioni di tonnellate annue, il raccolto attuale sarebbe sceso a circa 150.000 tonnellate.


Cuba è costretta a importare zucchero e fatica persino a garantire la produzione di rum, altro prodotto iconico insieme ai sigari. Questo restringe ulteriormente le entrate in valuta e riduce lo spazio di manovra del governo, spingendo L’Avana verso l’ipotesi di trattative con il nemico storico: gli Stati Uniti.
Il presidente Donald Trump ha definito Cuba “una nazione al fallimento” e ha incaricato il segretario di Stato Marco Rubio, repubblicano della Florida di origine cubana, di gestire il canale negoziale. Trump ha chiarito che Washington non intende trattare con il presidente Miguel Diaz-Canel, ritenuto “una figura di pura rappresentanza”, ma con esponenti che detengano reale potere politico.
Marco Rubio avrebbe posto due condizioni per allentare l’embargo petrolifero: un’apertura significativa alla libertà economica, con maggiore spazio al settore privato, e il rilascio di una quota rilevante di prigionieri politici.
Parallelamente, la Casa Bianca guarda al “modello Venezuela”: non demolire la struttura del potere, ma condizionarla dall’interno, evitando vuoti istituzionali che possano sfociare in caos regionale e nuove ondate migratorie verso la Florida.
Scenari futuri, sfere d’influenza e rischi per la stabilità regionale
Le mosse statunitensi su Cuba si inseriscono in una strategia più ampia di ridefinizione delle sfere d’influenza. Washington punta a riaprire l’isola alle aziende americane nei settori chiave di energia e telecomunicazioni, riducendo la presenza di Russia e Cina nei Caraibi. In cambio, nella visione trumpiana, Mosca e Pechino manterrebbero una libertà d’azione quasi integrale in Asia.
Questo possibile “baratto geopolitico” alimenta timori a Taiwan, che teme un indebolimento delle garanzie di difesa USA in caso di escalation con la Cina.
Per Cuba, l’alternativa è tra un collasso incontrollato – con rischio di sbarchi di massa verso gli Stati Uniti – e un lento cambiamento dall’interno, pilotato dalla pressione economica e diplomatica.
Per ora la priorità quotidiana dei cubani resta l’accesso a elettricità, cibo e carburante, ma la gestione di questa crisi potrebbe definire il futuro assetto politico dell’isola e degli equilibri strategici nel continente americano.
FAQ
Perché Cuba sta affrontando una crisi di carburante così grave?
La crisi deriva dalla fine del petrolio venezuelano a basso costo e dal blocco navale americano nel Mar dei Caraibi, che impedisce nuovi rifornimenti strutturali all’isola.
Come incidono blackout e razionamenti sulla vita quotidiana a Cuba?
I blackout frequenti fermano fabbriche e servizi, mentre il razionamento della benzina limita trasporti, raccolta rifiuti e attività turistiche, aggravando povertà e carenze alimentari diffuse.
Quali condizioni pongono gli Stati Uniti per allentare l’embargo petrolifero?
Gli Stati Uniti chiedono più libertà economica interna, apertura al settore privato e il rilascio di numerosi prigionieri politici detenuti dal regime cubano.
Che ruolo hanno Russia e Cina nella crisi energetica cubana?
Russia e Cina sono partner strategici di Cuba, ma la nave petrolifera russa promessa non è ancora arrivata, lasciando l’isola in grave difficoltà operativa.
Qual è la fonte delle informazioni sulla crisi petrolifera a Cuba?
Le informazioni e le analisi riportate provengono dall’articolo originale pubblicato su Investireoggi.it, firmato dal giornalista Giuseppe Timpone.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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