Start up innovative, Carlo Tassi rilancia gli incentivi fiscali e avverte che oggi sono decisivi

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Stop agli incentivi e mercato in stand-by
La sospensione delle agevolazioni fiscali per chi investe in startup e PMI innovative sta congelando il deal flow nelle fasi iniziali, proprio dove il capitale privato pesa di più. Dal 1° gennaio 2026 la detrazione del 30% non è più operativa, in attesa del via libera della Commissione europea e di un nuovo provvedimento nazionale. La scadenza era nota, ma l’assenza di una proroga tempestiva ha aperto un vuoto normativo che aumenta il rischio percepito dagli investitori privati.
Bruxelles ha chiesto chiarimenti al Governo sul rispetto delle regole sugli aiuti di Stato, dopo che alcune operazioni agevolate avrebbero coinvolto startup controllate da grandi gruppi industriali. Per correggere queste distorsioni si è finiti per bloccare l’intero meccanismo, lasciando nel limbo migliaia di business angel. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha avviato il confronto tecnico, ma i tempi della macchina europea sono lunghi e nessuno può garantire la retroattività delle agevolazioni su investimenti già effettuati.
Questa incertezza normativa ha prodotto una corsa a chiudere i round entro il 31 dicembre 2025, seguita da una frenata netta. Secondo Carlo Tassi, presidente di IAG – Italian Angels for Growth, i prossimi mesi rischiano di essere particolarmente difficili per le startup in fase seed ed early stage.
Un ecosistema piccolo e vulnerabile
Il vuoto sugli incentivi pesa di più in Italia perché il mercato resta ridotto rispetto agli altri Paesi europei e ogni shock, anche minimo, ha effetti amplificati. L’angel investing muove complessivamente alcune centinaia di milioni l’anno, con una concentrazione forte sui primi round e su tagli di ticket che, spesso, fanno la differenza tra partire o fermarsi. In questo contesto, i benefici fiscali non sono un “regalo”, ma un correttivo al rischio elevato delle operazioni early stage.
Negli ultimi dieci anni le agevolazioni sono state rinnovate a colpi di proroghe, mai trasformate in misura strutturale. Ogni scadenza ha creato incertezza, rallentando la capacità di pianificazione di fondi, club deal e singoli business angel. La sospensione del 2026 arriva in una fase in cui, grazie anche agli interventi di CDP Venture Capital, l’ecosistema aveva iniziato a consolidarsi con più fondi seed, round di dimensioni crescenti e una maggiore professionalizzazione degli investitori.
Proprio per questo, secondo Tassi, oggi gli incentivi sono più utili di quando furono introdotti: allora le probabilità di ritorno erano minime, oggi esiste un tessuto di operazioni e track record che rende il rischio più calcolabile e il capitale privato più “scalabile”, se adeguatamente sostenuto.
Segnale politico e concorrenza internazionale
Il nodo centrale non è solo fiscale ma politico: l’assenza di un impegno chiaro e continuativo sull’innovazione riduce la fiducia degli investitori e rende il Paese meno attrattivo rispetto a ecosistemi concorrenti. Alcuni angel continueranno a investire comunque, spesso spostando capitali verso startup italiane con sede all’estero, dove il quadro normativo è più prevedibile e stabile. Altri sceglieranno la prudenza, rimanendo liquidi in attesa di indicazioni chiare da Roma e da Bruxelles.
Le associazioni di settore, da InnovUp a Italian Tech Alliance, chiedono una soluzione rapida, un rinnovo non ambiguo degli incentivi e soprattutto un quadro di medio-lungo periodo che smetta di legare il tema startup alle sole leggi di bilancio. Il rischio è che il rinnovo, se e quando arriverà, venga percepito come l’ennesimo rattoppo temporaneo, non come parte di una politica industriale coerente sull’innovazione.
Secondo Tassi, servirebbe una scelta pubblica esplicita, sul modello della strategia annunciata da Emmanuel Macron in Francia: dichiarare l’innovazione imprenditoriale come priorità nazionale, accompagnandola con incentivi stabili, strumenti finanziari adeguati e regole certe, capaci di ridurre l’incertezza e attrarre nuovi investitori verso un ecosistema che rimane fragile ma con margini di crescita significativi.
FAQ
D: Cosa sono gli incentivi fiscali per chi investe in startup?
R: Sono detrazioni o deduzioni d’imposta riconosciute a persone fisiche e giuridiche che investono nel capitale di startup e PMI innovative.
D: Perché gli incentivi sono stati sospesi dal 2026?
R: La misura è arrivata a scadenza e la Commissione europea ha chiesto verifiche sul rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, bloccandone il rinnovo.
D: Che impatto ha la sospensione sugli investimenti early stage?
R: Aumenta il rischio percepito, spinge molti business angel a rinviare le decisioni e rende più difficile la raccolta per le startup nelle primissime fasi.
D: Chi è Carlo Tassi e perché interviene sul tema?
R: Carlo Tassi è presidente di Italian Angels for Growth, uno dei principali network di business angel italiani, direttamente coinvolto dagli effetti del blocco.
D: Perché oggi gli incentivi sarebbero più necessari che in passato?
R: Perché l’ecosistema è più maturo, ha maggiori possibilità di ritorno e gli incentivi possono accelerare l’ingresso di nuovo capitale privato qualificato.
D: Qual è il ruolo delle associazioni come InnovUp e Italian Tech Alliance?
R: Rappresentano startup e investitori, dialogano con il Governo e con l’UE e spingono per un rinnovo rapido, chiaro e strutturale delle misure fiscali.
D: Esistono esempi europei di strategie più stabili per le startup?
R: In Francia, la linea politica promossa da Emmanuel Macron ha reso esplicita la centralità delle startup con programmi pluriennali e incentivi stabili.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha approfondito il caso italiano?
R: Il tema è stato analizzato in dettaglio da StartupItalia, in un articolo disponibile su https://www.startupitalia.eu, che riporta le posizioni di Carlo Tassi e di altri operatori dell’ecosistema.




