Sparatoria Milano, il giallo delle due figure e del testimone fantasma

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Sparatoria Milano, il verbale del poliziotto: “Ho visto due figure”. Si cerca un potenziale testimone
Nuovi dettagli sull’intervento in strada
Nel verbale interno visionato dagli inquirenti, il poliziotto della volante intervenuta nella notte a Milano riferisce di aver “distinto chiaramente due figure” nei secondi immediatamente precedenti alla sparatoria. L’agente, in servizio presso la Questura di Milano, specifica che la visibilità era parziale, ma sufficiente a cogliere movimenti rapidi e coordinati sul lato opposto della carreggiata. Secondo la ricostruzione, l’auto di servizio si sarebbe fermata pochi istanti prima degli spari, con gli operatori impegnati nella valutazione del contesto e nel rispetto dei protocolli di sicurezza.
La relazione, acquisita dalla Procura, mette in rilievo la concitazione del momento e la necessità per gli agenti di reagire in frazioni di secondo a quella che è apparsa subito come una minaccia concreta. Le due sagome individuate, descritte come “in movimento e parzialmente coperte dai veicoli in sosta”, potrebbero corrispondere a un autore materiale e a una presenza estranea allo scontro. Proprio questo passaggio ha spinto gli investigatori a isolare i fotogrammi delle telecamere di zona e a incrociare i dati con le celle telefoniche attive nell’area.
La testimonianza formale del poliziotto assume peso particolare perché rilasciata poche ore dopo l’evento, quando ricordi e percezioni risultano più nitidi. Gli inquirenti stanno ora verificando la compatibilità del racconto con le traiettorie dei colpi e con i bossoli repertati dalla Scientifica, alla ricerca di eventuali discrepanze o conferme decisive per il quadro accusatorio.
Caccia a un testimone chiave
Sulla base del verbale, la Squadra Mobile di Milano e i magistrati ipotizzano l’esistenza di un potenziale testimone che si sarebbe trovato a pochi metri dalla scena nel momento cruciale. Non è escluso che una delle due figure avvistate dall’agente fosse estranea al conflitto a fuoco e abbia assistito, anche solo in parte, allo sviluppo della dinamica. Da qui l’appello, non ufficiale ma insistente, a chiunque si riconosca nelle immagini di videosorveglianza o si sia trovato in zona di contattare immediatamente gli investigatori.
Gli analisti stanno lavorando su flussi video provenienti da esercizi commerciali, portoni condominiali e mezzi di trasporto pubblico. Ogni fotogramma viene ingrandito, stabilizzato e confrontato con archivi pregressi per identificare movimenti anomali, fughe improvvise o presenze che scompaiono pochi istanti dopo gli spari. Parallelamente si analizzano i dati di geolocalizzazione, nel rispetto delle procedure autorizzate dall’autorità giudiziaria, per verificare se telefoni cellulari rimasti accesi in quell’area possano corrispondere a chi ha visto e non ha ancora parlato.
L’ipotesi di un testimone silente è ritenuta dagli investigatori un elemento potenzialmente decisivo per chiarire la sequenza degli eventi, distinguere con precisione i ruoli e ricostruire eventuali responsabilità condivise. Un racconto diretto, incrociato con la perizia balistica e le tracce biologiche, permetterebbe di ridurre il margine d’incertezza che oggi pesa sulle valutazioni di Procura e difese, rafforzando la credibilità complessiva dell’impianto probatorio.
Indagine giudiziaria e impatto sulla sicurezza urbana
La Procura di Milano procede con un fascicolo che intreccia l’uso legittimo delle armi da parte delle forze dell’ordine con le ipotesi di reato connesse alla sparatoria in ambito urbano. Gli inquirenti stanno seguendo una linea prudente: verificare punto per punto l’operato degli agenti, senza trascurare il contesto criminale e le eventuali responsabilità di terzi. Al centro del lavoro dei magistrati c’è la ricostruzione temporale esatta: dal primo avvistamento fino agli spari, passando per le comunicazioni radio, i movimenti dell’auto di servizio e le reazioni delle persone presenti.
Nel frattempo la Questura ha rafforzato i servizi di pattugliamento serale nei quartieri interessati, con una presenza più visibile di volanti e equipaggi specializzati. La scelta, spiegano fonti interne, mira a bilanciare l’esigenza di sicurezza dei residenti con quella di trasparenza istituzionale, in una fase in cui ogni dettaglio operativo viene sottoposto a un controllo pubblico molto serrato. In parallelo, sindacati di polizia e associazioni civiche chiedono chiarezza rapida, per evitare che il vuoto informativo alimenti narrazioni polarizzate o letture strumentali dell’episodio.
Sul piano giudiziario, gli esiti delle perizie su armi, bossoli, proiettili e residui da sparo saranno cruciali per validare o smentire le versioni raccolte. Solo l’incrocio tra dati tecnici, verbali ufficiali e testimonianze potrà offrire un quadro attendibile, in linea con gli standard di accertamento richiesti nei casi in cui è coinvolta direttamente la forza pubblica.
FAQ
D: Cosa ha dichiarato il poliziotto nel verbale?
R: Ha riferito di aver individuato due figure in movimento pochi istanti prima degli spari, con visibilità parziale ma ritenuta sufficiente a cogliere la scena.
D: Perché gli inquirenti cercano un testimone potenziale?
R: Perché una delle sagome viste dall’agente potrebbe essere una persona estranea allo scontro, in grado di confermare o correggere la dinamica ricostruita.
D: Quali strumenti stanno usando gli investigatori a Milano?
R: Analisi di videosorveglianza, tracciamento di celle telefoniche autorizzato dalla magistratura e accertamenti balistici e scientifici sulla scena del crimine.
D: Che ruolo ha la Procura in questa fase?
R: Coordina l’indagine, acquisisce atti e verbali, dispone perizie e valuta la correttezza dell’uso della forza, oltre alle responsabilità di eventuali soggetti terzi.
D: La presenza delle forze dell’ordine in zona è stata aumentata?
R: Sì, la Questura ha potenziato i pattugliamenti serali per rassicurare i residenti e prevenire nuove tensioni nel quadrante interessato.
D: Il verbale dell’agente è considerato attendibile?
R: Viene trattato come fonte primaria, ma sarà pienamente valutato solo dopo il confronto con perizie tecniche, immagini e altre testimonianze.
D: Qual è il rischio principale per l’indagine?
R: Che eventuali testimoni esitino a farsi avanti o che emergano versioni contrastanti difficili da conciliare senza riscontri oggettivi.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento citata nel lavoro di ricostruzione?
R: Le informazioni di contesto e il metodo di approfondimento seguono il tracciato delle cronache di agenzia in stile Adnkronos, integrato con verifiche indipendenti.




