Sorrentino scuote il cinema: nostalgico dei politici di una volta, ecco il perché sorprendente

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Nostalgia per la politica di una volta
Paolo Sorrentino a Roma rivendica una distanza dalla politica contemporanea, ricordando i tempi in cui l’impegno pubblico era “vocazione” e non opportunità. Parla di un rapporto “in crisi”, comune a molti della sua generazione, segnato da disincanto e dalla sensazione di una leadership più attenta al consenso che alla responsabilità.
Nel suo sguardo emerge una nostalgia strutturale: i politici “di una volta” come figure di servizio, dotate di misura e profondità, oggi rimpiazzate da decisionismi effimeri e narrazioni istantanee. Una critica che intercetta il clima civile presente, tra polarizzazione e smentite “del giorno dopo”.
La sua osservazione non indulge nel moralismo: punta a un difetto di metodo, alla fretta che erode prudenza e riflessione. Il richiamo è alla dignità della funzione pubblica, alla dimensione etica del potere, alla centralità del tempo nel deliberare. Un appello implicito a recuperare serietà, continuità e senso del limite.
La grazia: trama e temi del film
La grazia mette in scena un immaginario Presidente della Repubblica, Mariano De Santis (interpretato da Toni Servillo, Coppa Volpi a Venezia), vedovo e cattolico, alle prese con due richieste di grazia legate all’eutanasia. Vive al Quirinale con la figlia Dorotea ( Anna Ferzetti ), giurista come lui, mentre il mandato volge al termine e l’ombra della moglie scomparsa otto anni prima continua a orientarne il giudizio.
L’opera evita riferimenti diretti a capi di Stato reali: Paolo Sorrentino chiarisce che De Santis è figura autonoma, sebbene tratti come cattolicesimo e formazione giuridica appartengano a molti presidenti. Il cuore del racconto è il peso della decisione pubblica, filtrato dal conflitto tra norma, coscienza e memoria privata.
La frase ricorrente “ho bisogno di un ulteriore tempo di riflessione” diventa chiave narrativa: oppone la prudenza istituzionale al decisionismo contemporaneo, spesso smentito il giorno dopo. Il film interroga la responsabilità del potere di fronte al fine vita, trasformando la grazia in spazio di dubbio e ascolto, dove il diritto incontra la fragilità umana e il lutto personale si intreccia con l’etica repubblicana.
Servillo e il ritratto del presidente De Santis
Toni Servillo descrive Mariano De Santis come un capo dello Stato attraversato da tempo, memoria e responsabilità, una psicologia che moltiplica gli interrogativi più che offrire certezze. La sua recitazione lavora su silenzi e ambivalenze, mettendo in primo piano la misura del dubbio e la gravità del ruolo.
La scelta di Paolo Sorrentino ricade su Servillo per una “potenza” rara, qualità che il regista considera distintiva a livello internazionale. Il legame tra i due, consolidato da sette film, nasce dalla scrittura precisa e dalla fiducia nel dettaglio emotivo.
Anna Ferzetti restituisce una Dorotea asciutta e rigorosa, specchio del padre: il loro dialogo affettivo passa attraverso il linguaggio della legge, una grammatica di tenerezza trattenuta. L’interpretazione incide sulla dimensione privata del presidente, mostrando come l’amore perduto e il vincolo familiare condizionino la ponderazione delle scelte.
FAQ
- Chi è il protagonista del film?
Un immaginario Presidente della Repubblica, Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo.
- Qual è il tema centrale della storia?
Il conflitto tra legge, coscienza e memoria nel valutare due richieste di grazia legate all’eutanasia.
- Il personaggio è ispirato a figure reali?
Paolo Sorrentino precisa che non è ispirato a Sergio Mattarella; è una figura autonoma.
- Qual è l’approccio interpretativo di Servillo?
Centralità del dubbio, uso del silenzio e attenzione al peso istituzionale delle scelte.
- Che ruolo ha Anna Ferzetti?
Interpreta Dorotea, figlia e giurista, ponte emotivo e razionale con il padre presidente.
- Quando esce il film e con quale distribuzione?
In sala dal 15 gennaio con PiperFilm.




