Sinner omaggia Brignone impresa fenomenale che riscrive i confini dello sport italiano

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Sinner elogia la resilienza di Brignone
Jannik Sinner ha sottolineato con decisione la grandezza di quanto sta realizzando Federica Brignone, descrivendo il suo percorso come qualcosa che pochissimi atleti sono in grado di sostenere, al di là dei risultati finali in gara. L’ha definita una campionessa capace di distinguersi per continuità, sacrificio e tenuta mentale, elementi che secondo il tennista altoatesino la collocano in una dimensione d’eccellenza assoluta.
Nel dialogo con i giornalisti dopo il successo su Gaston, Sinner ha spiegato di conoscere bene quanto lavoro ci sia dietro il ritorno ad alto livello, soffermandosi sulle ore passate in palestra da Brignone per curare ogni dettaglio fisico e tecnico. Il suo augurio per lei è chiaro: vivere al meglio l’appuntamento olimpico, considerato il naturale sbocco di un percorso preparato con estrema meticolosità.
Sinner ha inserito Brignone nel ristretto gruppo dei “fenomeni” dello sport italiano, accostandola a Sofia Goggia, altro simbolo di resilienza dopo stop pesanti e rientri complessi. Secondo il numero uno azzurro del tennis, atlete di questo livello possiedono un margine in più rispetto alle rivali: una combinazione di personalità, determinazione e capacità di rialzarsi che va oltre il semplice dato cronometrico o il risultato di giornata.
Il confronto tra sci e tennis secondo Jannik
Jannik Sinner ha evidenziato come il percorso affrontato da Federica Brignone non sia paragonabile alla sua esperienza personale, soprattutto sul piano degli infortuni e dei tempi di recupero. Il tennista ha ricordato di non aver mai vissuto stop così lunghi, sottolineando la diversa natura delle due discipline e delle rispettive stagioni agonistiche.
Per Sinner, lo sci alpino impone una gestione del rischio molto più alta: un incidente nel momento sbagliato può compromettere l’intero inverno, lasciando l’atleta lontano dalle gare per mesi senza possibilità di rientro graduale. Nel tennis, invece, il calendario più distribuito e la struttura dei tornei consentono di tornare in campo, almeno in parte, dopo periodi relativamente brevi, spesso nell’arco di due o tre mesi.
Il numero uno azzurro ha quindi messo in risalto come, oltre alla preparazione fisica, conti la diversa esposizione al pericolo: in pista, ogni discesa implica velocità estreme e margini ridottissimi di errore, mentre in campo la percentuale di rischio traumatico è sensibilmente inferiore. Una distinzione che rende ancora più significativo, agli occhi di Sinner, il rientro di campionesse come Brignone dopo fasi complicate.
Il coraggio degli atleti di fronte agli infortuni
Nel valutare il percorso di Federica Brignone, Jannik Sinner ha posto l’accento soprattutto sulla dimensione mentale che segue un infortunio grave. Per il tennista, il vero discrimine non è solo il recupero fisico, ma la capacità di tornare a competere senza farsi condizionare dalla paura, soprattutto in discipline ad alto rischio come lo sci alpino.
Sinner ha spiegato che nello sci ogni rientro passa da un momento preciso: il ritorno al cancelletto di partenza, dove l’atleta deve trovare il coraggio di “buttarsi” di nuovo a tutta velocità. È una scelta che si rinnova a ogni gara, in cui contano fiducia, istinto e memoria del corpo, ma anche la forza di non farsi bloccare dalle cadute passate e dagli stop forzati.
Nel tennis, ha aggiunto il numero uno azzurro, il margine di pericolo è inferiore e la gradualità del rientro è più gestibile: si può programmare il calendario, scegliere tornei meno impegnativi, dosare il minutaggio in campo. Nello sci, invece, chi torna dopo un lungo infortunio è chiamato subito a misurarsi con velocità, dossi e curve che non ammettono esitazioni, rendendo il coraggio un requisito indispensabile tanto quanto la condizione atletica.
FAQ
D: Perché Jannik Sinner considera straordinario il ritorno di Federica Brignone?
R: Perché ritiene che pochi atleti riescano a sostenere il livello di sacrificio, lavoro in palestra e continuità mostrato da Federica Brignone, soprattutto dopo periodi complessi.
D: In cosa, secondo Sinner, sci e tennis sono diversi nella gestione degli infortuni?
R: Per Sinner nello sci un incidente può compromettere un’intera stagione, mentre nel tennis è spesso possibile rientrare dopo alcuni mesi, con un percorso più graduale.
D: Qual è il ruolo del coraggio nel rientro alle gare nello sci alpino?
R: Il coraggio è decisivo al cancelletto di partenza: l’atleta deve accettare di tornare subito a velocità elevate, senza esitazioni, nonostante il ricordo delle cadute o degli stop precedenti.
D: Sinner ha mai vissuto infortuni simili a quelli delle sciatrici azzurre?
R: No, lo stesso Sinner ha spiegato di non aver mai affrontato stop così lunghi da restare fuori per un’intera stagione come spesso accade nello sci.
D: Perché Sinner cita sia Brignone che Sofia Goggia?
R: Le indica come esempi di “fenomeni” dello sport italiano, capaci di rientrare ad alto livello dopo infortuni pesanti, mantenendo competitività e ambizione.
D: Qual è il vantaggio strutturale del tennis rispetto allo sci nel post-infortunio?
R: Il calendario tennistico consente di scegliere tornei, modulare il rientro e programmare con maggiore flessibilità i carichi di lavoro rispetto alla stagione invernale dello sci.
D: Quale fonte giornalistica è all’origine delle dichiarazioni riportate?
R: Le parole di Jannik Sinner sul ritorno alle gare di Federica Brignone sono tratte da una conferenza stampa ripresa dall’agenzia di stampa ANSA.




