Sindaco Crans Montana rompe il silenzio e spiazza tutti sulla tragedia

Indice dei Contenuti:
Crans-Montana, parla il sindaco: «Un errore non scusarmi. Dovessi essere incolpato mi assumerò le mie responsabilità. Piango ogni giorno»
Il peso delle scuse mancate
Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana al terzo mandato e membro del Partito liberale radicale, ha riconosciuto come «un errore» non aver chiesto scusa pubblicamente subito dopo la strage che ha provocato 40 morti e 120 feriti. In una lunga intervista all’agenzia Keystone-ATS, ripresa da stampa italiana e svizzera, ha ammesso di aver privilegiato la prudenza istituzionale a discapito dell’empatia verso le famiglie delle vittime.
Il primo cittadino ha spiegato che, nel clima di forte tensione delle ore successive all’incendio, si è concentrato sulla gestione formale della conferenza stampa, rinviando l’espressione del proprio dolore. Oggi definisce quella scelta una grave omissione sul piano umano, sottolineando di rammaricarsi per non essersi espresso «a nome del Comune» con parole di cordoglio più esplicite e immediate.
Féraud ha inoltre chiarito che, nonostante le pressioni, intende restare in carica fino alla fine del mandato: lasciare ora, ha detto, significherebbe abbandonare la comunità «in piena tempesta». Rivendica il dovere istituzionale di garantire continuità amministrativa in una fase in cui la città è al centro di inchieste giudiziarie, tensioni politiche e dolore collettivo.
Responsabilità, accuse e fragilità personali
Il sindaco ha dichiarato di essere pronto ad affrontare ogni eventuale addebito derivante dall’inchiesta coordinata dalla procuratrice cantonale Beatrice Pillaud, anch’essa esponente del Partito liberale radicale. «Se dovessi essere incolpato, mi assumerò le mie responsabilità», ha affermato, riconoscendo di sentire già oggi il peso morale di quanto accaduto, al di là di ciò che stabiliranno i magistrati.
Féraud ha ammesso di percepirsi come «uomo nel mirino», accomunato dai media e dall’opinione pubblica ai coniugi Moretti, al centro delle polemiche sulla gestione delle strutture coinvolte nel rogo. Ha raccontato di essere stato bersaglio di insulti, sospetti di corruzione e persino minacce di morte, con la propria integrità personale pubblicamente messa in discussione a causa di presunte bustarelle che lui respinge con forza.
Sul piano umano, il sindaco ha rivelato di vivere un trauma profondo: dice di piangere ogni giorno e di aver iniziato una terapia psicologica che, a suo avviso, sarà lunga. Ha riconosciuto che le sue conoscenze tecniche in materia di controlli di sicurezza potrebbero essere risultate insufficienti, ma si rifiuta di accettare l’idea che eventuali carenze costituiscano una prassi strutturale nella località turistica.
Indagini, cooperazione internazionale e nodi aperti
Le indagini sulla tragedia di Crans-Montana puntano a chiarire se le richieste di adeguamento alle norme di sicurezza rivolte alle strutture abbiano effettivamente prodotto interventi concreti. Secondo Féraud, occorrerà verificare se eventuali ritardi, omissioni o scelte gestionali abbiano influito direttamente sul dramma che ha causato la morte di 40 giovani provenienti da diversi Paesi.
Il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero ha riferito di aver preso atto della richiesta dell’Italia per una stretta collaborazione tra autorità giudiziarie dei due Paesi, nel quadro degli strumenti previsti dalla Convenzione di Bruxelles 2000 sulle squadre investigative comuni. Berna e Roma condividono l’obiettivo di un accertamento rapido, trasparente ed esaustivo delle responsabilità, con la garanzia di piena cooperazione transfrontaliera.
Le autorità federali hanno però precisato che la competenza formale sul procedimento spetta alla giustizia del Cantone Vallese, non agli organi politici nazionali. Questo assetto istituzionale rafforza il ruolo della procura cantonale guidata da Pillaud e colloca le figure politiche, incluso il sindaco, in una posizione di attesa rispetto alle conclusioni tecnico-giudiziarie che dovranno chiarire cause, responsabilità individuali e possibili falle nei controlli.
FAQ
D: Chi è il sindaco coinvolto nella tragedia di Crans-Montana?
R: Si tratta di Nicolas Féraud, al suo terzo mandato alla guida del Comune svizzero.
D: Qual è l’errore principale che il sindaco riconosce pubblicamente?
R: Riconosce di non aver chiesto subito scusa alle famiglie delle vittime durante la prima conferenza stampa ufficiale.
D: Quante vittime e feriti ha causato l’incendio a Crans-Montana?
R: Il bilancio parla di 40 morti e 120 feriti, molti dei quali giovani provenienti da diversi Paesi.
D: Il sindaco è pronto ad assumersi responsabilità giudiziarie?
R: Sì, Féraud ha dichiarato che affronterà ogni eventuale imputazione e si assumerà le responsabilità che verranno accertate.
D: Quale partito accomuna il sindaco e la procuratrice che guida l’inchiesta?
R: Entrambi appartengono al Partito liberale radicale, formazione politica di area moderato-liberale.
D: Come sta reagendo il sindaco dal punto di vista personale e psicologico?
R: Ha raccontato di piangere ogni giorno, di aver ricevuto minacce di morte e di essere seguito da uno psicologo per un trauma che ritiene destinato a durare a lungo.
D: Come collaborano Svizzera e Italia nelle indagini?
R: Attraverso una stretta cooperazione tra autorità giudiziarie, possibile anche tramite squadre investigative comuni previste dalla Convenzione di Bruxelles del 2000.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni del sindaco?
R: Le parole di Féraud provengono da un’intervista rilasciata all’agenzia Keystone-ATS e ripresa da numerosi quotidiani italiani e svizzeri.




