Sigfrido Ranucci confessa la sua paura segreta e il prezzo di Report

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Vivere sotto scorta
Da anni Sigfrido Ranucci vive con la sensazione che qualcosa possa accadere da un momento all’altro, ma rifiuta la paralisi della paura. Adotta la “tecnica del trapezista”, insegnatagli da Roberto Morrione, storico fondatore di RaiNews24: quando diventi il bersaglio di qualcuno, salta sul trapezio successivo, rendendo più difficile colpirti. Questa metafora descrive il modo in cui un giornalista d’inchiesta si muove tra minacce, querele e campagne diffamatorie senza arretrare. Ogni passaggio di trapezio è un’inchiesta in più, un nuovo bersaglio, un altro pezzo di verità portato in superficie.
Romano, 64 anni, oltre ottanta contenziosi aperti e circa duecentoquaranta affrontati in carriera senza aver mai perso una causa, Ranucci è sotto scorta dal 2021. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2023 è scampato a una bomba esplosa sotto casa sua a Pomezia, che ha distrutto la sua auto e quella della figlia. Dopo l’attentato, la protezione è stata rafforzata: due auto blindate, militari davanti all’abitazione, controlli continui, una vita scandita da protocolli di sicurezza.
La scorta, racconta, è diventata quasi una famiglia allargata. Gli agenti lo seguono ovunque, condividono orari impossibili, emergenze improvvise, tensioni giudiziarie e mediatiche. Quando emergono nuove accuse, dai dossieraggi al cosiddetto “bullismo sessuale”, sono proprio loro a sdrammatizzare, chiedendosi ironicamente quando troverebbe il tempo di fare tutto ciò di cui viene accusato. In questo rapporto quotidiano si riflette la normalità distorta di chi vive protetto perché esposto.
Il prezzo del mestiere
Il lavoro di Sigfrido Ranucci non presenta solo rischi fisici e giudiziari, ma anche un costo umano altissimo. Nel libro “La scelta”, edito da Bompiani nel 2024, racconta il dialogo con il figlio che gli chiede perché continui a fare il giornalista. Alla domanda “che cosa dovrei fare?”, il ragazzo risponde che dovrebbe prima di tutto essere padre di tre figli che stanno crescendo senza di lui. Per Ranucci è il prezzo da pagare per contribuire a consegnare al mondo una società migliore, ma la frattura tra impegno pubblico e vita privata resta dolorosa.
Non mancano i momenti in cui si domanda “chi me lo fa fare?”. Una risposta l’ha trovata in un incontro durante la presentazione di un suo libro, quando una donna che aveva perso la figlia malata di tumore gli ha consegnato una lettera scritta dalla ragazza prima di morire. In quelle righe, la giovane ringraziava per il lavoro svolto per il bene comune e raccontava di aver passato gli ultimi mesi a seguire tutte le puntate di Report. Per il conduttore, un riconoscimento simile ha un valore incalcolabile, che rende più sopportabile il rischio quotidiano.
La paura esiste, ammette, altrimenti sarebbe incosciente. Ma distingue tra timore e paralisi: non è importante non aver paura, è fondamentale superarla, perché altrimenti “vincono loro”. Per questo, anche quando i figli gli chiedono di lasciare, non può farlo: sarebbe un messaggio devastante, non solo per la sua famiglia ma per chiunque creda che basti essere colpiti per fare un passo indietro. La sua scelta è restare, pur consapevole del sacrificio.
Report, politica e indipendenza
Alla guida di Report, storica trasmissione di inchiesta di Rai 3, Sigfrido Ranucci gestisce una “macchina infernale”. Il programma è passato da 16 puntate da 80 minuti a 24 puntate da 160 minuti, imponendo la ricerca di almeno tre argomenti originali a settimana. In redazione lavorano solo otto persone, con 14 giornalisti che si alternano nelle inchieste, affiancati da filmmaker, montatori e tecnici. Una struttura snella per un carico enorme, che alimenta un flusso continuo di storie delicate, dossier complessi, verifiche documentali e rischi legali.
Nonostante i molti riconoscimenti, Ranucci resta formalmente “semplice” caporedattore in Rai, con una carica di vicedirettore Approfondimenti solo sulla carta. Sostiene che l’assenza di avanzamenti di carriera sia legata anche al fatto di non aver mai cercato spinte politiche. Smentisce vicinanze di partito, compresa quella con il Movimento 5 Stelle: a suo avviso il legame è solo con parte del pubblico, che riconosce nei temi di Report – legalità, trasparenza, controllo sulla pubblica amministrazione – valori simili a quelli che hanno ispirato il movimento.
L’accusa di ossessione verso Fratelli d’Italia viene definita infondata. Secondo lui, la persona più indagata nelle inchieste di Report è stato l’ex ministro Roberto Speranza del Partito Democratico, seguito da Matteo Renzi, figura politica difficilmente incasellabile. Il criterio resta sempre lo stesso: guardare chi governa, di qualunque colore politico sia, ed esercitare un controllo critico. Per il futuro, immagina di restare in Rai fino alla pensione, prevista per agosto 2028, salvo valutare chi gli garantirà la possibilità di restare “Sigfrido Ranucci” anche dopo. È convinto che il suo successore a Report arriverà dall’interno della squadra, perché nessuno accetterebbe una guida esterna imposta per ragioni politiche.
FAQ
D: Chi è Sigfrido Ranucci?
R: È il conduttore di Report su Rai 3, giornalista d’inchiesta romano con una lunga carriera nel servizio pubblico.
D: Perché Sigfrido Ranucci vive sotto scorta?
R: Dal 2021 è sotto protezione per minacce legate alle sue inchieste; dopo una bomba sotto casa a Pomezia la scorta è stata ulteriormente rafforzata.
D: Che cos’è la “tecnica del trapezista” citata da Ranucci?
R: È l’idea, suggerita da Roberto Morrione, di muoversi continuamente da un’inchiesta all’altra per rendere più difficile essere colpiti da chi vuole fermarti.
D: Qual è il contenuto principale del libro “La scelta”?
R: In “La scelta” Ranucci racconta i dilemmi familiari, i rischi personali e il prezzo umano del suo lavoro di giornalista investigativo.
D: Come è organizzata la redazione di Report?
R: La redazione conta otto persone stabili, 14 giornalisti che si alternano nelle inchieste e un gruppo di filmmaker, montatori e tecnici che lavorano ai servizi.
D: Ranucci è vicino al Movimento 5 Stelle?
R: Lui nega una vicinanza politica, ma riconosce che molti telespettatori di Report votano Movimento 5 Stelle per affinità su temi etici e di legalità.
D: Come risponde alle accuse di ossessione verso Fratelli d’Italia?
R: Sostiene che Report ha dedicato più inchieste ad altri politici, come Roberto Speranza e Matteo Renzi, e che il programma vigila sempre su chi governa, a prescindere dal partito.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su Ranucci qui riportate?
R: Le informazioni derivano da dichiarazioni di Sigfrido Ranucci tratte da un’intervista a “Vanity Fair” e dal suo libro “La scelta” pubblicato da Bompiani nel 2024.




