Serena Brancale scioglie il silenzio su una lettera mai dimenticata

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Una ballad-confessione sul palco dell’Ariston
La trasformazione di Serena Brancale al Festival di Sanremo 2026 segna uno spartiacque netto rispetto alla leggerezza festosa di “Anema e core”. Stavolta la cantautrice sceglie la via dell’intimità, con una ballad che è, prima di tutto, una lettera alla madre scomparsa. Un brano costruito come una confessione a cuore aperto, in cui la voce si fa strumento narrativo e terapeutico. Tra i versi più intensi spicca la frase: “E se ti portassi via da quelle stelle per cancellare il tuo addio dalla mia pelle”, immagine potente che sintetizza il desiderio impossibile di riscrivere il lutto e lenire una ferita ancora viva.
Al centro dell’arrangiamento domina un dispiegamento di archi: violini e sezioni orchestrali che avvolgono la melodia, creando un tappeto sonoro classico, quasi cinematografico, su cui la voce di Brancale si erge in primo piano. È qui che l’artista “mostra i muscoli” vocali, alternando sussurri controllati a esplosioni emotive capaci di puntare dritto alla standing ovation in platea. Questa scelta stilistica, molto sanremese ma tutt’altro che scontata, conferma una consapevolezza di scrittura e interpretazione maturata negli anni.
Il brano, pur inserendosi nel solco delle grandi ballad da Ariston, evita i cliché più abusati grazie a una gestione sapiente dei silenzi, dei “respiri” e dei crescendo, mettendo al centro l’umanità della storia, prima ancora del virtuosismo tecnico della cantante.
Un lutto elaborato in sei anni di silenzio creativo
Dietro il nuovo pezzo di Serena Brancale c’è un lavoro emotivo iniziato sei anni fa e rimasto a lungo in sospeso. La stessa artista racconta come questa canzone nasca dall’esigenza di “mettersi a nudo”, dopo aver tenuto per sé a lungo il dolore per la perdita della madre. Non si tratta di un brano scritto di getto: è il frutto di un tempo interiore necessario per trovare le parole “giuste”, quelle che non banalizzano il lutto, ma ne restituiscono la complessità. “È una lettera che dedico a mia madre”, spiega, sottolineando come la maturazione del testo abbia richiesto pazienza, ascolto e una piena metabolizzazione emotiva.
La struttura musicale rispecchia questo percorso: “È un brano che ha tanti respiri e nei respiri c’è tanta musica”. Pausa, sospensione, ripartenza: la composizione sembra mimare lo stesso atto di ricordare, tra momenti di commozione trattenuta e improvvise ondate di nostalgia. L’obiettivo dichiarato è permettere al pubblico di riconoscersi in quell’esperienza universale che è la perdita di una persona cara, spesso improvvisa e disorientante.
Brancale invita a celebrare chi non c’è più senza paura di apparire “pesanti” o eccessivamente nostalgici. La dimensione del ricordo, dice, può e deve convivere con il sorriso: il brano diventa così una celebrazione, non un semplice lamento, un modo per tenere “qui con sé” l’assenza, trasformandola in presenza viva sul palcoscenico.
Niente maschere: la scelta della verità sul palco
Nel nuovo capitolo artistico, Serena Brancale rinuncia volutamente alla dimensione ludica e colorata che l’aveva accompagnata l’anno precedente. “Quest’anno non ho nessuna maschera, non gioco con nessun colore”, afferma, definendo la sua presenza al Festival di Sanremo 2026 come un ritorno alla naturalezza, quasi una “disintossicazione” da personaggi, travestimenti e sovrastrutture. L’artista si presenta “per quella che è”, con ciò che ha provato e ciò che desidera raccontare davvero, consapevole che questa esposizione emotiva la farà emozionare “tantissimo” sul palco.
Il nuovo brano non è una festa, ma una lettera d’amore. L’obiettivo dichiarato è raccontare qualcosa che ferisce e continua a ferire, ma che nel tempo è stata elaborata. In questo processo, Brancale riconosce il ruolo fondamentale della famiglia: il padre e il fratello sono la forza che la sostiene in questo salto nel vuoto emotivo, spingendola a trasformare il dolore in arte condivisa. È un gesto di coraggio che si inserisce perfettamente nelle logiche di Google News e Google Discover: autenticità, coerenza narrativa, aderenza alla propria storia.
Fuori dal palco, la cantante non rinuncia al suo sguardo sulla scena contemporanea e dichiara per chi tifa: Ditonellapiaga, Levante, Arisa e Sayf. Una mappa di gusti che delinea le sue affinità artistiche e racconta un’attenzione costante alle nuove scritture della musica italiana.
FAQ
D: Di cosa parla il nuovo brano portato da Serena Brancale a Sanremo 2026?
R: Parla del rapporto con la madre scomparsa ed è concepito come una lettera d’amore e di ricordo.
D: In cosa si differenzia questo pezzo da “Anema e core”?
R: È molto più intimo, meno festoso, punta sull’emozione nuda invece che sull’atmosfera di festa.
D: Qual è l’elemento musicale dominante nel brano?
R: Un ampio uso di archi e violini che sorreggono e amplificano la voce di Serena Brancale.
D: Perché l’artista ha impiegato sei anni a scrivere questa canzone?
R: Aveva bisogno di tempo per trovare le parole giuste e metabolizzare il lutto per la madre.
D: Qual è il messaggio centrale che vuole trasmettere al pubblico?
R: Che è giusto ricordare e celebrare chi non c’è più, anche con il sorriso, senza paura di essere nostalgici.
D: Come si presenta Serena Brancale sul palco rispetto all’anno precedente?
R: Senza maschere né colori, in modo naturale, scegliendo la piena verità emotiva.
D: Chi sono gli artisti che Serena Brancale dichiara di tifare a Sanremo 2026?
R: Ditonellapiaga, Levante, Arisa e Sayf.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su questo brano e sulle dichiarazioni dell’artista?
R: Le dichiarazioni rilasciate da Serena Brancale a FqMagazine, riportate nella fonte originale.




