Senato svizzero approva costruzione di nuova centrale nucleare: svolta energetica tra sicurezza e innovazione

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Swiss Senate backs new nuclear power plant construction
Svolta politica a Berna
La commissione dell’energia del Consiglio degli Stati ha approvato a larga maggioranza un controprogetto che riapre alla costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera. Con 10 voti favorevoli, 2 contrari e alcune astensioni, l’organo parlamentare ha proposto di revocare il divieto sulle licenze di massima per nuovi impianti atomici, introducendo di fatto un cambio di rotta rispetto alla strategia post-Fukushima.
Il dibattito si innesta sulla cosiddetta iniziativa “Stop Blackout”, che chiede misure radicali per la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. Il controprogetto punta a rispondere alle stesse preoccupazioni, ma con un impianto più flessibile e centrato sulla tecnologia nucleare. Il tema approderà in aula al Consiglio degli Stati nella sessione di primavera, aprendo una fase di confronto serrato tra partiti e regioni.
La maggioranza di centro-destra sostiene che la crisi energetica europea, l’aumento dei consumi elettrici e l’elettrificazione dei trasporti impongano di riconsiderare il nucleare come pilastro dell’indipendenza energetica nazionale.
Strategia energetica e ruolo del nucleare
La commissione Urek-S descrive il nuovo corso come una politica energetica “tecnologicamente neutrale”, in cui il nucleare torna a essere una delle possibili opzioni, senza soppiantare le rinnovabili. L’obiettivo dichiarato è garantire capacità produttive domestiche sufficienti per mantenere prezzi competitivi e stabilità della rete in ogni stagione.
Il controprogetto non disciplina il finanziamento degli impianti, ma lascia aperta – senza definirla – la porta a futuri sostegni federali. In pratica crea il quadro legale per nuove centrali, demandando a successivi atti politici la decisione su eventuali incentivi o garanzie pubbliche.
I sostenitori sottolineano l’alta densità energetica, le basse emissioni di CO₂ e la capacità del nucleare di fornire produzione continua, a complemento di solare ed eolico. I critici replicano che i tempi di costruzione, i costi e la gestione delle scorie rischiano di rallentare la transizione verso un sistema basato quasi interamente sulle rinnovabili.
Proteste ambientaliste e scontro politico
Organizzazioni ecologiste e partiti di sinistra hanno reagito con durezza alla decisione della commissione del Consiglio degli Stati. La Fondazione Svizzera per l’Energia (SES) e altre realtà ambientaliste hanno lanciato una lettera aperta di protesta per chiedere alla Camera alta di bloccare quella che definiscono una “contro-rivoluzione nucleare”.
Secondo Verdi e socialisti, riaprire al nucleare distoglie capitali e attenzione politica da efficienza energetica, accumulo e rinnovabili, mettendo a rischio gli obiettivi climatici. Il veto espresso dal fronte di centro-sinistra in fase di consultazione non è stato però sufficiente a frenare la maggioranza di destra e centro.
La battaglia ora si sposta in Parlamento, con possibili referendum in vista. Il dossier incrocia temi sensibili: sicurezza degli impianti, dipendenza tecnologica dall’estero, partecipazione dei Cantoni e diritti popolari in materia di grandi infrastrutture energetiche.
FAQ
D: Cosa ha deciso esattamente la commissione del Consiglio degli Stati?
R: Ha proposto di revocare il divieto sulle licenze di massima per nuove centrali nucleari tramite un controprogetto indiretto all’iniziativa “Stop Blackout”.
D: Il via libera significa che verranno subito costruite nuove centrali?
R: No, la decisione crea solo il quadro legale di principio; ogni progetto dovrà seguire procedure autorizzative e politiche separate.
D: Il controprogetto prevede sussidi federali per il nucleare?
R: Non disciplina il finanziamento, ma non esclude esplicitamente un eventuale sostegno economico della Confederazione in futuro.
D: Perché la maggioranza sostiene il ritorno al nucleare?
R: Per motivi di sicurezza dell’approvvigionamento, stabilità della rete e riduzione della dipendenza energetica dall’estero.
D: Chi si oppone alla riapertura al nucleare?
R: Partiti di centro-sinistra, Verdi, organizzazioni ambientaliste e la Fondazione Svizzera per l’Energia (SES), che parlano di rallentamento della transizione verde.
D: Quando se ne occuperà il Parlamento in plenaria?
R: Il tema è atteso all’ordine del giorno del Consiglio degli Stati nella sessione di primavera, con successivo esame al Consiglio nazionale.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria della notizia?
R: La decisione è stata riportata dall’agenzia Keystone-SDA e ripresa dal portale d’informazione SWI swissinfo.ch.
D: Sono possibili referendum contro il nuovo corso nucleare?
R: Sì, dato il forte contrasto politico, è verosimile il lancio di referendum qualora la revisione legislativa venga approvata dalle Camere.




