Segretario al Tesoro Usa Bessent svela a Davos il clamoroso segreto del petrolio russo in Europa

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Continuità degli acquisti europei di petrolio russo
Scott Bessent, nuovo segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha denunciato a Davos la persistente dipendenza energetica dell’Unione europea dal greggio di origine russa, nonostante siano passati quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Secondo Bessent, i flussi di petrolio verso il mercato europeo, spesso veicolati attraverso triangolazioni e raffinazioni in Paesi terzi, continuano a garantire a Mosca introiti rilevanti.
L’esponente americano ha sottolineato come gli acquisti di petrolio e prodotti derivati rappresentino, di fatto, una forma di finanziamento indiretto allo sforzo bellico del Cremlino, in contraddizione con il quadro di sanzioni adottato da Bruxelles. A suo giudizio, questa incoerenza mina la credibilità della risposta occidentale alla guerra e allontana l’obiettivo di ridurre strutturalmente le entrate energetiche russe.
Bessent ha richiamato l’attenzione su deroghe, scappatoie regolatorie e sul ruolo di intermediari che permettono al greggio russo di continuare a raggiungere il mercato europeo sotto forme solo apparentemente “ripulite”. Ha insistito sulla necessità di una maggiore trasparenza nelle catene di fornitura e di un’applicazione più rigorosa delle sanzioni, indicando come prioritaria la chiusura dei canali residui attraverso cui il petrolio russo entra, direttamente o indirettamente, nel sistema energetico dell’Unione.
Strategia di washington tra dazi e pressione sugli alleati
Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha illustrato l’impostazione della politica energetica di Washington nei confronti del greggio russo, fondata su una combinazione di dazi punitivi e pressione politica sugli alleati. L’esempio indicato è quello dell’India, che aveva intensificato gli acquisti di petrolio da Mosca dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Secondo Bessent, l’introduzione da parte dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump di una tariffa del 25% sul petrolio russo destinato a Nuova Delhi avrebbe reso meno conveniente quelle forniture, inducendo il governo indiano a ridurne progressivamente il volume fino a interromperle. Lo strumento tariffario viene così presentato come leva centrale della strategia statunitense per erodere le entrate energetiche russe nei mercati considerati “amici”.
Parallelamente, Bessent ha evocato la pressione diplomatica esercitata sugli alleati perché allineino le proprie politiche di importazione agli obiettivi occidentali di contenimento finanziario di Russia, Iran e Venezuela. In questo quadro, i dazi non sono descritti solo come misura economica, ma come parte di un dispositivo più ampio che combina sanzioni, controlli sulle rotte del greggio e richiesta di coerenza politica ai partner, con l’intento di ridurre al minimo i canali residui di sostegno al bilancio energetico dei Paesi sanzionati.
Ruolo di india e cina nel mercato globale del greggio russo
Scott Bessent ha individuato in India e Cina i principali snodi extraeuropei del mercato del petrolio russo. Nuova Delhi, ha ricordato, ha cominciato ad acquistare grandi volumi di greggio da Mosca dopo l’escalation del conflitto, approfittando degli sconti applicati rispetto alle quotazioni internazionali. L’inasprimento dei dazi deciso dagli Stati Uniti avrebbe tuttavia frenato questa dinamica, fino alla sostanziale sospensione degli ordini indiani di petrolio russo citata da Bessent.
Diverso il caso della Cina, descritta come compratore strutturale non solo di greggio russo, ma anche di petrolio iraniano e, in passato, venezuelano. Secondo il segretario al Tesoro, Pechino continua a rappresentare un mercato di sbocco decisivo per le esportazioni di energia di Russia e Iran, mentre avrebbe interrotto l’importazione di greggio dal Venezuela, in linea con le restrizioni che hanno colpito Caracas.
Nel quadro delineato a Davos, l’azione occidentale cerca di limitare i margini di manovra di questi flussi, ma Bessent riconosce implicitamente che il peso combinato di India e Cina consente ancora a Mosca di diversificare la domanda, attenuando l’impatto delle misure adottate da Europa e Stati Uniti sui proventi energetici russi.
FAQ
D: Chi è Scott Bessent e quale ruolo ricopre?
R: Scott Bessent è il segretario al Tesoro degli Stati Uniti e ha presentato a Davos la posizione di Washington su petrolio russo e sanzioni energetiche.
D: Perché Washington utilizza i dazi sul petrolio russo?
R: I dazi, come la tariffa del 25% citata da Bessent, vengono usati per ridurre la convenienza economica del greggio russo e tagliare le entrate energetiche di Mosca.
D: In che modo l’India è stata coinvolta nella strategia statunitense?
R: Dopo aver aumentato gli acquisti di petrolio russo, l’India avrebbe rallentato fino a fermarsi a causa dei dazi statunitensi, che hanno ridotto la competitività di quelle forniture.
D: Qual è il ruolo della Cina nel mercato del greggio russo?
R: La Cina è indicata da Bessent come grande acquirente di petrolio russo e iraniano e come ex compratore di greggio venezuelano, con un peso rilevante sugli equilibri globali.
D: Gli Stati Uniti esercitano solo pressione economica sugli alleati?
R: No, la strategia descritta unisce strumenti tariffari, sanzioni e pressione diplomatica per spingere i partner ad allineare le importazioni agli obiettivi occidentali.
D: Quali altri Paesi energetici vengono citati insieme alla Russia?
R: Oltre alla Russia, Bessent menziona Iran e Venezuela come fornitori di petrolio oggetto di restrizioni e monitoraggio da parte dell’Occidente.
D: Qual è la fonte giornalistica delle dichiarazioni di Bessent?
R: Le affermazioni riportate provengono dal servizio video di Agenzia Vista, diffuso con il contributo di Alexander Jakhnagiev dal World Economic Forum di Davos.
Ruolo di india e cina nel mercato globale del greggio russo
Scott Bessent ha indicato India e Cina come cardini del riequilibrio del mercato del greggio russo fuori dall’Europa. Nuova Delhi, secondo la sua ricostruzione, ha incrementato in modo significativo gli acquisti di petrolio da Mosca dopo l’inizio della guerra, sfruttando forti ribassi di prezzo rispetto ai benchmark internazionali.
Con l’applicazione della tariffa statunitense del 25% sul greggio russo destinato al mercato indiano, quell’afflusso si sarebbe però progressivamente ridimensionato, fino alla sostanziale interruzione degli ordini citata da Bessent. L’India viene così presentata come un caso emblematico dell’uso degli strumenti commerciali americani per ridurre i canali energetici disponibili alla Russia.
La posizione della Cina è descritta come strutturalmente diversa: Pechino rimane un acquirente stabile di petrolio russo e, parallelamente, di greggio proveniente da Iran e, in passato, da Venezuela. Secondo il segretario al Tesoro, la decisione cinese di cessare le importazioni dal Venezuela si inserisce nel quadro delle restrizioni su Caracas, mentre il flusso da Russia e Iran resta cruciale per entrambi i fornitori.
Nel quadro illustrato a Davos, il peso combinato di India e Cina consente a Mosca di compensare solo in parte il calo della domanda occidentale, attenuando ma non azzerando gli effetti delle misure adottate da Unione europea e Stati Uniti sulle entrate petrolifere russe.
FAQ
D: Quale ruolo attribuisce Scott Bessent all’India nel mercato del petrolio russo?
R: Bessent descrive l’India come acquirente entrato in forza sul greggio russo dopo l’inizio della guerra, prima che i dazi statunitensi rendessero quelle forniture meno convenienti.
D: In che modo i dazi Usa hanno inciso sulle importazioni indiane di greggio russo?
R: La tariffa del 25% imposta da Washington avrebbe spinto Nuova Delhi a rallentare progressivamente gli acquisti, fino alla sostanziale sospensione degli ordini menzionata da Bessent.
D: Perché la Cina è considerata un compratore “strutturale” di petrolio russo?
R: La Cina è indicata come mercato stabile per il greggio di Russia e Iran, con contratti e volumi che mantengono nel tempo un peso rilevante sugli equilibri energetici globali.
D: Che cosa è cambiato nei rapporti tra Cina e Venezuela sul piano energetico?
R: Secondo Bessent, Pechino non importa più petrolio dal Venezuela, in coerenza con il quadro di restrizioni che colpisce Caracas.
D: Le mosse di India e Cina compensano il calo delle vendite russe in Europa?
R: Nel quadro tratteggiato, i due mercati aiutano la Russia a diversificare la domanda, ma non eliminano del tutto l’impatto delle sanzioni di Unione europea e Stati Uniti.
D: Qual è il nesso tra strategia Usa e flussi energetici verso i Paesi asiatici?
R: Gli Stati Uniti cercano di indirizzare i flussi di greggio russo con dazi e pressione diplomatica, per ridurre i margini di manovra di Mosca anche nei mercati “amici” come l’India.
D: Qual è la fonte delle informazioni sulle dichiarazioni di Bessent?
R: Le dichiarazioni provengono dal servizio di Agenzia Vista, realizzato da Alexander Jakhnagiev in occasione del World Economic Forum di Davos.




