Scomparsa Daniela Ruggi, il Dna nei resti nel rudere ribalta l’indagine
Il ritrovamento che cambia tutto
I resti umani rinvenuti da due escursionisti in una torre diroccata a Vitriola di Montefiorino, sull’Appennino modenese, appartengono a Daniela Ruggi, la 32enne scomparsa nel 2024. Le analisi del Dna hanno confrontato il patrimonio genetico del cadavere con quello isolato da alcuni oggetti personali della giovane, confermando in modo ritenuto dagli inquirenti “univoco” l’identità della vittima. La torre, struttura abbandonata e difficilmente accessibile, si trova in una zona impervia e boscosa, frequentata quasi esclusivamente da escursionisti esperti.
Il ritrovamento ha riaperto uno scenario investigativo complesso su cui lavorano i carabinieri del comando provinciale di Modena e la Procura competente. Restano da chiarire le circostanze della morte, l’eventuale coinvolgimento di terzi e la tempistica che ha portato alla presenza del corpo in quella struttura isolata.
Gli investigatori stanno incrociando i dati forensi con rilievi sul campo, tabulati telefonici e testimonianze raccolte nei mesi successivi alla scomparsa. Centrale sarà anche la ricostruzione del periodo trascorso da Ruggi tra l’ultimo ricovero ospedaliero e la presunta data del decesso, per stabilire se si sia trattato di un gesto volontario, di un fatto accidentale o di un reato.
L’ultima traccia e il ruolo di Domenico Lanza
Prima di sparire, Daniela Ruggi viveva in una casa fatiscente nel centro storico di Vitriola, priva di acqua ed elettricità, in una condizione di forte marginalità sociale. L’ultima traccia certa risale al 18 settembre 2024, quando la 32enne viene ricoverata all’ospedale di Sassuolo. Da quel momento, la sua posizione diventa un enigma per familiari, amici e inquirenti, che avviano ricerche a tappeto nell’area di Montefiorino e nei comuni limitrofi.
Le indagini portano, il 6 dicembre 2024, all’arresto di Domenico Lanza, conoscente di Ruggi, dopo che l’uomo aveva mostrato in diretta televisiva alcuni indumenti intimi attribuiti alla donna. Il gesto, ritenuto estremamente sospetto, spinge la Procura a contestargli ipotesi di reato legate alla scomparsa, mentre la sua abitazione viene posta sotto sequestro per accertamenti scientifici e tecnici molto approfonditi.
Nei mesi successivi, però, il quadro probatorio si indebolisce: dopo oltre tre mesi di custodia cautelare, Lanza viene scarcerato per assenza di elementi ritenuti sufficienti a sostenerne la permanenza in carcere. Nonostante la libertà, l’uomo resta al centro del dibattito mediatico, mentre gli investigatori continuano a verificare alibi, movimenti e collegamenti con la vita quotidiana di Ruggi prima della scomparsa.
Indagini riaperte e interrogativi irrisolti
Alla vigilia della conferma del Dna sui resti ritrovati nella torre, la casa di Domenico Lanza viene dissequestrata, consentendogli di rientrare dopo mesi in affitto. “Sono al verde, ho speso tutti i risparmi per l’affitto”, ha dichiarato, sottolineando il peso economico e personale di un’indagine che, al momento, non lo vede più in carcere ma neppure del tutto fuori dal perimetro investigativo. Il dissequestro non equivale infatti a un proscioglimento, ma indica che, allo stato, non sono emersi elementi ulteriori a suo carico.
Con la certezza dell’identità di Daniela Ruggi, la Procura punta ora a ricostruire gli ultimi spostamenti della donna, verificando anche le segnalazioni che la vorrebbero vista in condizioni precarie da un tabaccaio della zona, descritta come “messa male, sembrava una barbona”. Queste testimonianze dovranno essere confrontate con i dati medico-legali sullo stato dei resti e sull’epoca della morte.
Le forze dell’ordine stanno inoltre analizzando i flussi di persone che frequentano l’area dell’antica torre, le mappe dei sentieri e le eventuali tracce lasciate nei dintorni. L’obiettivo è capire se Ruggi possa essere arrivata da sola in quel luogo o se qualcuno l’abbia accompagnata, viva o già priva di sensi, delineando per la Procura un possibile scenario di reato.
FAQ
Dove sono stati trovati i resti di Daniela Ruggi?
I resti sono stati rinvenuti in un’antica torre diroccata a Vitriola di Montefiorino, sugli Appennini modenesi.
Come è stata confermata l’identità di Daniela Ruggi?
Attraverso analisi del Dna che hanno confrontato il materiale genetico del cadavere con quello presente su oggetti personali di Ruggi.
Chi ha scoperto i resti nella torre?
Il ritrovamento è avvenuto grazie a due escursionisti che stavano percorrendo i sentieri dell’area di Montefiorino.
Qual era l’ultima traccia certa di Daniela Ruggi?
L’ultimo riscontro ufficiale è il ricovero all’ospedale di Sassuolo del 18 settembre 2024.
Perché era stato arrestato Domenico Lanza?
Era stato arrestato dopo aver mostrato in tv indumenti intimi che sosteneva appartenessero a Ruggi, alimentando sospetti sulla sua posizione.
Per quale motivo la casa di Lanza era sotto sequestro?
Per consentire ai carabinieri rilievi tecnico-scientifici nell’ambito dell’indagine sulla scomparsa della 32enne.
Domenico Lanza è ancora indagato?
È stato scarcerato e la casa dissequestrata, ma gli inquirenti non hanno ancora chiuso il quadro investigativo complessivo.
Qual è la fonte principale delle informazioni sul caso?
Le informazioni provengono da atti d’indagine e ricostruzioni giornalistiche basate sulle notizie diffuse dall’agenzia ANSA e dagli organi investigativi competenti.




