Sanremo svela le canzoni in gara: le pagelle che non ti aspetti

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Sanremo 2026 le canzoni in gara: giudizi e voti dopo il primo ascolto
Emozioni, testi e prime pagelle
Al primo ascolto delle 30 canzoni in gara spicca un filo rosso netto: il dominio dei sentimenti, delle ferite affettive e dell’introspezione esistenziale. Il quesito “Quindi amarsi a cosa serve?” sintetizza bene un’edizione in cui il cuore diventa metafora di fragilità personale e precarietà sociale. Le produzioni tendono a sonorità calde e leggermente rétro, con archi, synth morbidi e chitarre che richiamano il pop italiano anni ’90 e Duemila, segno di una nostalgia sempre più centrale nel gusto radiofonico.
Le ballad mid-tempo risultano prevalenti, con alcuni brani che puntano su ritornelli ampi e cantabili costruiti per lo streaming e per le playlist editoriali, mentre le tracce più narrative lavorano su strofe dense e ritornelli meno immediati ma più autoriali. In termini di primi voti, le canzoni più intimiste oscillano tra un 6,5 e un 7 pieno: solide, ben scritte, ma raramente di rottura, con qualche picco di qualità autorale che potrebbe emergere con gli ascolti successivi.
Le produzioni orientate all’airplay radiofonico si attestano su un 7–7,5, grazie a incisi efficaci e arrangiamenti internazionali, mentre i brani più rischiosi, che spezzano lo schema strofa–ritornello classico, dividono: voto medio 6, ma alto potenziale di crescita sul palco e nelle esibizioni live con orchestra.
Sguardo sul mondo e brani fuori schema
In mezzo al predominio delle storie d’amore emergono pochi, decisivi scarti tematici. Il pezzo di Ermal Meta sulla guerra introduce una dimensione geopolitica rara sul palco dell’Ariston, con un testo diretto, immagini forti e un arrangiamento che unisce archi cinematici e drumming elettronico; al primo ascolto vale un 7,5 per coraggio e intensità. Ditonellapiaga sceglie la satira sociale, stuzzicando sia Milano sia Roma con un linguaggio contemporaneo, calato in un pop elettronico dal groove asciutto: voto 7,5 per personalità e capacità di fotografare le contraddizioni urbane.
J-Ax e Dargen D’Amico portano sul palco uno sguardo ironico e disincantato sul “fuori”, tra politica quotidiana, social network e precarietà emotiva, con scrittura iper-verbale e incastri metrici di livello; il giudizio si assesta sul 7,5–8 per freschezza e riconoscibilità. Sayf innesta il linguaggio urban sulle sonorità pop-sanremesi, lavorando su identità, appartenenza e scontro generazionale: un 7 di prospettiva, con grande margine se la performance dal vivo sarà convincente.
Tra le possibili rivelazioni spiccano il cantautorato di Fulminacci, che conferma scrittura arguta e incastri armonici raffinati (7,5), e l’ironia intelligente del duo Colombre & Maria Antonietta, capace di unire indie e teatro-canzone (7,5). Il quadro complessivo trasmette l’idea di un Festival meno sbilanciato su pochi nomi e aperto a esiti sorprendenti nelle classifiche finali.
Caratteri forti, polemiche e strategia del “bouquet”
Tra le voci più autorevoli colpisce la classe interpretativa di Levante, con un brano che unisce delicatezza melodica e robustezza testuale, votabile già ora con un 8 per coerenza artistica e forte identità autoriale. L’autoanalisi di Fedez e Marco Masini lavora invece sulla vulnerabilità maschile contemporanea: il primo spinge su confessione e fragilità pubblica, il secondo su una maturità disillusa ma lucida; entrambi si attestano su un solido 7,5 che potrebbe crescere grazie all’impatto emotivo in diretta televisiva.
La svolta di Serena Brancale sorprende: dalla dimensione jazz–soul si passa a un pop più accessibile ma sofisticato, con groove moderni e una vocalità che resta riconoscibile, da 7,5/8. Nayt porta in gara una personalità spigolosa, a cavallo tra rap d’autore e spoken word, con testo densissimo e flow controllato: 7,5 per originalità e coerenza di percorso. Sullo sfondo, il direttore artistico Carlo Conti rivendica una line-up dal sound plurale, dal rock al country, usando la metafora del “bouquet” di generi: strategia perfetta per la discoverability su Spotify, YouTube Music e playlist editoriali.
Non mancano le tensioni: la posizione di Levante, che annuncia il rifiuto dell’Eurovision in caso di vittoria a causa della partecipazione di Israele, introduce da subito un fronte di polemica politica che potrebbe condizionare narrativa mediatica, social e voti. Resta il dubbio strutturale su un format con 30 brani: molto affollato, ad alto rischio dispersione d’attenzione, ma ricco di opportunità per le piattaforme digitali e per la lunga coda dello streaming post-Festival.
FAQ
D: Quali temi dominano le canzoni in gara nel 2026?
R: Prevalgono sentimenti, introspezione, fallimenti personali e una forte vena nostalgica negli arrangiamenti.
D: Ci sono brani che parlano esplicitamente di attualità?
R: Sì, in particolare quello di Ermal Meta sulla guerra e il pezzo di Ditonellapiaga che punzecchia la società urbana.
D: Chi è apparso più in forma al primo ascolto?
R: Spiccano Levante, Fulminacci, Colombre & Maria Antonietta, oltre a Dargen D’Amico e Nayt per personalità autoriale.
D: Che ruolo hanno rap e urban in questa edizione?
R: Sono presenti con ibridi pop-urban, soprattutto nei brani di J-Ax, Dargen D’Amico e Sayf, che guardano al mondo esterno all’Ariston.
D: Esistono già favoriti per la vittoria finale?
R: Al momento non emergono veri front-runner, il livello è medio-alto e la competizione appare molto aperta.
D: Come sono state giudicate le produzioni musicali?
R: In generale solide, con una tendenza al pop contemporaneo e richiami rétro; i voti medi oscillano tra 6,5 e 8.
D: Ci sono polemiche legate alla partecipazione all’Eurovision?
R: Sì, Levante ha dichiarato che non andrà all’Eurovision in caso di vittoria, per protesta verso la presenza di Israele in gara.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento per queste anticipazioni?
R: Le informazioni derivano dall’anteprima stampa pubblicata da un quotidiano nazionale italiano, in particolare la ricostruzione giornalistica è ispirata al pezzo originario apparso su la Repubblica.




