Salvini sfida i pm: nuova norma per limitare indagini sugli agenti

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Salvini: “Stop alle indagini automatiche per gli agenti che si difendono. Proposta una nuova norma”
Norma contestata sulla tutela degli agenti
Il vicepremier Matteo Salvini propone di eliminare l’avvio “automatico” delle indagini a carico degli agenti che usano l’arma di servizio durante interventi di polizia. La proposta nasce dal caso avvenuto alla periferia di Milano, dove un 28enne nordafricano, irregolare e con precedenti, è morto dopo essere stato colpito da un poliziotto in borghese impegnato in controlli antidroga.
Secondo la ricostruzione diffusa dal ministro, il giovane si sarebbe avvicinato agli agenti puntando una pistola, rivelatasi poi un’arma a salve. L’agente avrebbe sparato ritenendo di trovarsi di fronte a un pericolo attuale, e ora è formalmente indagato per omicidio volontario, passaggio considerato “scontato” dalla prassi giudiziaria per verificare la presenza di legittima difesa.
Per il leader della Lega l’attuale sistema è “tutto sbagliato” e va corretto con una nuova disposizione nel pacchetto sicurezza, in modo da evitare che chi indossa la divisa sia esposto, a suo dire, a un automatismo che equipara l’autotutela legittima a un delitto.
Il quadro giuridico tra legittima difesa e obbligo di indagine
Nel diritto penale italiano l’apertura delle indagini dopo una morte causata da un intervento di polizia non è concepita come una sanzione preventiva, ma come atto necessario per accertare se ricorrono le cause di giustificazione previste dal codice, in particolare la legittima difesa e l’uso legittimo delle armi. Senza un fascicolo formale, gli inquirenti non potrebbero disporre accertamenti tecnici irripetibili come autopsia, esami balistici e perizie indipendenti.
L’iscrizione dell’agente nel registro degli indagati consente inoltre alla difesa di nominare consulenti di parte, garantendo un contraddittorio effettivo e tracciabile. È proprio attraverso questo procedimento che si accerta se la reazione sia stata proporzionata alla minaccia e conforme ai protocolli operativi delle forze dell’ordine.
Un’eliminazione dell’indagine automatica, avvertono molti giuristi, potrebbe entrare in rotta di collisione con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che lega all’articolo 2 della Cedu un preciso obbligo procedurale: indagare in modo efficace, indipendente e tempestivo su ogni caso di morte o ferimento grave provocato da agenti dello Stato.
Sicurezza, cultura istituzionale e rischi internazionali
Nel nuovo pacchetto sicurezza allo studio del governo, anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha indicato la necessità di superare quello che definisce un “automatismo” nell’iscrizione delle forze dell’ordine nel registro degli indagati. L’obiettivo dichiarato è ristabilire una presunzione di liceità dell’operato degli agenti, in parallelo al rafforzamento dei controlli sul territorio.
Gli esperti di diritto internazionale avvertono però che un intervento normativo troppo spinto potrebbe esporre l’Italia a possibili condanne a Strasburgo. La Cedu, infatti, richiede che ogni uso letale o potenzialmente letale della forza da parte delle autorità sia oggetto di verifiche autonome, approfondite e documentate, a tutela sia delle vittime sia della credibilità delle stesse istituzioni di polizia.
In questo scenario, la sfida politica e giuridica è trovare un punto di equilibrio tra tutela degli operatori impegnati in contesti ad alto rischio, controllo giudiziario effettivo e rispetto degli obblighi internazionali assunti dall’Italia, evitando norme che riducano la trasparenza o ostacolino la ricostruzione imparziale dei fatti.
FAQ
D: Cosa prevede la proposta di Matteo Salvini?
R: Mira a evitare l’apertura automatica di un’indagine penale quando un agente usa le armi per difendersi durante un intervento.
D: Perché l’agente di Milano è indagato per omicidio volontario?
R: È una qualificazione iniziale che consente agli inquirenti di verificare se ricorrano i presupposti della legittima difesa e dell’uso legittimo delle armi.
D: L’indagine equivale a una condanna anticipata per il poliziotto?
R: No, è uno strumento procedurale che serve a raccogliere prove e garantire anche i diritti di difesa dell’agente coinvolto.
D: Qual è il ruolo della Cedu in questi casi?
R: La Convenzione europea impone agli Stati un’indagine efficace e indipendente su ogni morte o ferimento grave causato dalle autorità.
D: Cosa pensa il ministro Matteo Piantedosi di questo tema?
R: Sostiene la necessità di superare l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati e di rafforzare la presunzione di liceità dell’operato di polizia.
D: Cosa significa “accertamento tecnico irripetibile”?
R: È un esame, come autopsia o perizia balistica, che può essere compiuto una sola volta e richiede garanzie di partecipazione per tutte le parti.
D: Quali rischi corre l’Italia se limitasse troppo le indagini sugli agenti?
R: Potrebbe essere accusata di violare l’articolo 2 della Cedu e subire condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.
D: Qual è la fonte giornalistica originale del caso citato?
R: La vicenda e le dichiarazioni riportate provengono da ricostruzioni di stampa nazionale, tra cui articoli di quotidiani online italiani che hanno seguito il caso di Milano e le posizioni di Matteo Salvini.




