Saltatori con gli sci spiegano il segreto aerodinamico della posizione a V

Salto con gli sci: perché la posizione a V ha cambiato le Olimpiadi invernali
Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 il salto con gli sci torna sotto i riflettori come una delle discipline più spettacolari e, al tempo stesso, più tecniche. Dietro a ogni volo non c’è solo coraggio, ma un complesso equilibrio tra aerodinamica, biomeccanica e regolamenti di gara. La svolta decisiva è arrivata con la posizione a V, una scelta inizialmente contestata che ha riscritto la storia di questo sport. Capire come e perché questa tecnica funziona significa leggere il salto non come “volo”, ma come una caduta rallentata, guidata dalla fisica più che dalla forza muscolare.
È in questa prospettiva che la rivoluzione di Jan Boklöv rappresenta un caso di studio esemplare di innovazione sportiva basata sui dati.
Dal salto estetico al salto scientifico
Fino agli anni ’80 i saltatori mantenevano gli sci paralleli, ritenendo che questa posizione fosse più “pulita” e aerodinamica. L’obiettivo principale era coniugare distanza e stile, seguendo una tradizione consolidata e quasi intoccabile. L’arrivo di Jan Boklöv rompe questo schema: comincia a tenere gli sci aperti a V, inizialmente per correggere problemi di stabilità. I giudici lo penalizzano per la postura ritenuta anti-estetica, ma le misurazioni mostrano subito salti significativamente più lunghi. La comunità tecnica inizia allora ad analizzare i flussi d’aria, scoprendo che l’innovazione di Boklöv non è un vezzo, bensì una configurazione aerodinamica più efficiente, destinata a diventare nuovo standard.
Nel giro di pochi anni quasi tutti i migliori specialisti adottano la V, segnando il passaggio da uno sport governato dalla tradizione a uno guidato dall’evidenza scientifica.
Come il punto K orienta strategia e tecnica
Il sistema di punteggio del salto con gli sci ruota intorno al punto K, indicato sul profilo del trampolino come distanza “di riferimento” per il salto perfetto. Atterrare in prossimità del punto K assicura il punteggio base, superarlo aggiunge punti, fermarsi prima comporta penalità. A questo si sommano i voti di stile assegnati da cinque giudici, con il punteggio più alto e più basso scartati per ridurre la soggettività. Nel caso di Jan Boklöv, le penalizzazioni per lo stile “brutto” non bastavano a compensare il guadagno in metri garantito dalla posizione a V. I dati di gara hanno dimostrato che la distanza, legata direttamente alle leggi della fisica, è un indicatore più robusto rispetto al puro giudizio estetico, costringendo regolamenti e tecnici a riconsiderare i criteri di valutazione.
Fisica della posizione a V: l’ala invisibile del saltatore
La posizione a V non aumenta la superficie materiale degli sci, ma modifica in modo radicale come l’aria interagisce con l’atleta. Allargando le punte e mantenendo il corpo proteso in avanti, il saltatore costruisce una configurazione che funziona come un sistema aerodinamico integrato, in cui corpo e attrezzatura cooperano per generare portanza. Questo schema, oggi validato da misure in galleria del vento e analisi fluidodinamiche, spiega come un gesto apparentemente semplice trasformi una caduta rapida in una planata controllata. Il risultato è un tempo di volo più lungo, una traiettoria più stabile e distanze sensibilmente maggiori rispetto all’assetto tradizionale con sci paralleli.


In termini di efficienza, l’atleta diventa un vero e proprio “aliante umano”.
Portanza e “ala virtuale” nel salto con gli sci
Aprendo gli sci a V, il saltatore crea una “ala virtuale” tra le punte e il corpo. Con sci paralleli l’aria scorre principalmente ai lati, generando una portanza limitata. Con la V, invece, il flusso viene in parte intrappolato e compresso nella zona frontale, creando un’area di maggiore pressione. In applicazione del principio di azione e reazione, l’aria viene deviata verso il basso, producendo una forza verso l’alto che rallenta la caduta. Gli studi mostrano che questa configurazione può aumentare la portanza fino a circa il 28% rispetto all’assetto tradizionale. Non si tratta di un “volo” come quello di un aereo con ali rigide, ma di una planata aerodinamicamente ottimizzata, in cui ogni grado di apertura degli sci influisce su stabilità, distanza e sicurezza dell’atterraggio.
Numeri chiave: velocità, angoli e tempo di volo
In fase di decollo, la velocità del saltatore raggiunge in genere i 90–100 km/h, valori che richiedono una gestione precisa di assetto e traiettoria. L’angolo tra gli sci si colloca tipicamente tra 30 e 45 gradi, mentre il busto viene inclinato in avanti di circa 20 gradi per ridurre la resistenza e sfruttare al meglio la portanza generata. Nei trampolini di categoria Large Hill, il tempo di sospensione può superare i 7 secondi, con salti superiori ai 140 metri. Nella variante estrema dello ski flying, praticata su strutture specifiche, si possono superare i 250 metri. Questi valori non sono casuali: sono il risultato di ottimizzazioni progressive, basate su rilievi video ad alta velocità, sensori di bordo e analisi delle condizioni ambientali, dal vento alla densità dell’aria.
Strategia di volo: dall’uscita dal trampolino all’atterraggio
Nel salto con gli sci, il momento del distacco dal trampolino non serve a “saltare più in alto”, ma a impostare un assetto aerodinamico stabile per tutta la fase di volo. La potenza muscolare iniziale ha un ruolo, ma è la capacità di ridurre la velocità di caduta verticale a determinare la distanza finale. La posizione a V, unita a un controllo millimetrico di testa, schiena e braccia, permette di trasformare l’energia iniziale in una planata prolungata. In questo contesto, l’allenamento non riguarda solo la forza, ma anche sensibilità posturale, gestione del rischio e comprensione dei limiti imposti dalla sicurezza.
Chi vince è spesso chi sa “dialogare” meglio con l’aria, più che chi esprime il gesto più spettacolare.
Assetto ideale: il segreto è rallentare la caduta
L’assetto in volo richiede testa bassa, schiena il più possibile piatta e braccia aderenti al corpo per limitare turbolenze indesiderate. L’obiettivo non è aumentare la quota, ma ridurre la velocità con cui il corpo scende lungo la traiettoria. Ogni minimo errore – un braccio che si apre, una torsione del busto, una V troppo stretta o troppo ampia – incrementa la resistenza e “spegne” il volo, traducendosi in metri persi al momento dell’atterraggio. La posizione a V è diventata uno dei simboli delle Olimpiadi moderne proprio perché sintetizza una verità chiave dello sport di alto livello: il vantaggio nasce dall’integrazione tra preparazione fisica, precisione tecnica e uso consapevole della conoscenza scientifica.
Preparazione, sicurezza e impatto sulle nuove generazioni
L’evoluzione tecnica del salto con gli sci ha imposto standard di preparazione sempre più rigorosi per atleti, tecnici e progettisti di trampolini. La definizione dei profili di salto, la regolazione dei materiali e la valutazione delle condizioni meteo sono oggi supportate da strumenti di analisi avanzati, per ridurre i rischi e massimizzare le prestazioni. Per le nuove generazioni di saltatori, la posizione a V non è più una scelta alternativa, ma un prerequisito tecnico da apprendere fin dai primi anni di specializzazione. Questo passaggio codifica a livello didattico ciò che la storia di Jan Boklöv ha dimostrato in gara: innovare è possibile, a condizione di dimostrare sul campo, con i numeri, che la scienza può migliorare le regole del gioco senza comprometterne la sicurezza.
FAQ
Che cos’è la posizione a V nel salto con gli sci
È la tecnica in cui gli sci vengono tenuti aperti a V durante il volo, con le punte distanziate e le code più vicine, per aumentare la portanza e rallentare la caduta.
Perché la posizione a V fa saltare più lontano
La V crea una sorta di “ala virtuale” che comprime e devia l’aria verso il basso, generando più portanza e permettendo al saltatore di restare in aria più a lungo rispetto agli sci paralleli.
Chi ha introdotto per primo la posizione a V
La tecnica è stata portata alla ribalta dallo svedese Jan Boklöv negli anni ’80, inizialmente osteggiato dai giudici ma poi riconosciuto come innovatore decisivo della disciplina.
Che ruolo ha il punto K nel punteggio
Il punto K indica la distanza di riferimento del trampolino: atterrarvi assegna il punteggio base, superarlo garantisce bonus, mentre fermarsi prima comporta penalità.
Quali velocità si raggiungono nel salto con gli sci
In fase di decollo gli atleti raggiungono circa 90–100 km/h, valori necessari per generare la portanza utile a sostenere diversi secondi di volo controllato.
Quanto dura in media il volo di un saltatore
Nei trampolini Large Hill il tempo di sospensione può superare i 7 secondi, con distanze oltre i 140 metri, mentre nello ski flying si può superare la soglia dei 250 metri.
Perché lo stile conta ancora nel giudizio finale
Oltre alla distanza, cinque giudici assegnano un voto di stile basato su stabilità, controllo in volo e qualità dell’atterraggio, elementi cruciali anche per la sicurezza dell’atleta.
Qual è la fonte originale di queste informazioni
Le informazioni rielaborano e approfondiscono i contenuti pubblicati originariamente da Focus, in un articolo dedicato al salto con gli sci e alla tecnica della posizione a V.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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