Roma, il giallo dell’angelo somigliante a Meloni scuote il Vicariato

Un restauro che fa discutere
Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, un restauro di una cappella ha acceso un caso mediatico e politico inatteso. Al centro delle polemiche c’è il volto di un angelo che, secondo alcuni osservatori e un servizio pubblicato da la Repubblica, ricorderebbe da vicino la premier Giorgia Meloni. Le immagini dell’affresco hanno innescato un dibattito immediato sui confini tra tutela del patrimonio, libertà artistica e uso simbolico delle figure pubbliche.
Il rettore del Pantheon e della basilica, monsignor Daniele Micheletti, ha dichiarato di aver semplicemente chiesto che la cappella fosse restaurata “esattamente com’era”, sottolineando di non poter entrare nel merito delle fattezze del volto angelico. Stupore e imbarazzo sono le prime reazioni raccolte in diocesi, dove si evidenzia l’assenza di precedenti paragonabili in ambito romano.
Il restauratore Bruno Valentinetti, finito al centro del caso, respinge l’idea di un’operazione celebrativa o politica. Precisa di aver ripreso disegni e colori di un intervento di 25 anni fa, ricordando che l’opera originaria di quel volto era stata realizzata da lui stesso. Riconosce la paternità passata, ma definisce “invenzioni” le accuse di aver modellato le sembianze dell’angelo sull’attuale presidente del Consiglio.
Reazioni politiche e nodo giuridico
La vicenda ha immediatamente oltrepassato i confini ecclesiastici, approdando nel confronto politico nazionale. La capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, ha chiesto un intervento urgente della Soprintendenza di Roma e del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Secondo Manzi, l’ipotesi che un restauro su un bene tutelato produca un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo potrebbe configurare una “grave violazione” del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Il richiamo è al divieto di alterazioni arbitrarie e personalizzazioni non fondate su criteri scientifici e storico-artistici. Per l’esponente dem, il patrimonio culturale non può essere piegato a letture improprie né trasformato in uno strumento simbolico che metta a rischio autenticità e valore storico dell’opera. Da qui la richiesta di verificare la regolarità degli interventi e, se necessario, disporre un ripristino delle condizioni originarie.
Anche il Movimento 5 Stelle è intervenuto con una nota dei parlamentari delle commissioni Cultura di Camera e Senato, affermando di essere rimasto “allibito” dalla notizia. I pentastellati sollecitano il ministero a fare chiarezza, accertare responsabilità e modalità del restauro, ponendo l’accento sul rischio che arte e cultura diventino strumento di propaganda, indipendentemente dal soggetto politico eventualmente raffigurato.
Percezione pubblica, social e tutela del patrimonio
La premier Giorgia Meloni ha scelto l’ironia come chiave di risposta. Sui social ha pubblicato la foto del cherubino accompagnandola con la frase: “No, decisamente non somiglio a un angelo”, sdrammatizzando una vicenda che rischiava di fissarla in una dimensione quasi iconografica all’interno di un luogo sacro. Il commento ha contribuito ad amplificare la circolazione dell’immagine, alimentando discussioni sui confini tra satira, devozione e comunicazione politica.
Per gli esperti di tutela, il punto cruciale resta la coerenza tra l’intervento di restauro e i principi di conservazione. In ambito professionale, la ripresa di un volto già ridisegnato in passato apre il tema della stratificazione degli interventi e della responsabilità dell’autore nel mantenere leggibile la storia dell’opera senza introdurre forzature contemporanee. La verifica tecnica della Soprintendenza, se avviata, dovrà chiarire se il restauro si è limitato a riproporre uno stato precedente o se ha aggiunto elementi nuovi.
Sul piano comunicativo, il caso mostra come un dettaglio iconografico possa diventare virale, trasformando un restauro di chiesa del centro di Roma in tema da Google News e Google Discover. Il dibattito, nel frattempo, rimette al centro il ruolo delle istituzioni culturali e religiose nel presidiare la linea di confine tra culto, arte e rappresentazione del potere, in un contesto mediatico in cui ogni immagine può essere letta come messaggio politico.
FAQ
Dove si trova l’affresco al centro del caso?
Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, nel centro storico di Roma, all’interno di una cappella restaurata di recente.
Chi è il restauratore coinvolto nella vicenda?
Il restauratore è Bruno Valentinetti, autore anche dell’intervento di circa 25 anni fa da cui sostiene di aver ripreso disegni e colori.
Perché si parla di somiglianza con Giorgia Meloni?
Alcuni osservatori e un articolo di la Repubblica hanno evidenziato che il volto dell’angelo ricorderebbe quello della premier Giorgia Meloni.
Cosa ha detto il rettore della basilica?
Monsignor Daniele Micheletti ha spiegato di aver chiesto solo un restauro “com’era” e ha rimandato al restauratore ogni valutazione sulle fattezze del volto.
Qual è la posizione del Partito Democratico?
Il PD, tramite Irene Manzi, chiede l’intervento della Soprintendenza di Roma per verificare eventuali violazioni del Codice dei beni culturali e, se necessario, disporre il ripristino.
Cosa ha chiesto il Movimento 5 Stelle?
Il M5S sollecita il ministero della Cultura a chiarire i fatti, accertare responsabilità e impedire che l’arte sia usata come possibile strumento di propaganda.
Come ha reagito Giorgia Meloni?
La premier Giorgia Meloni ha commentato sui social con autoironia, scrivendo di non somigliare “a un angelo”, accompagnando il testo con la foto del cherubino.
Qual è la fonte principale delle notizie sul caso?
Le informazioni provengono dalle cronache dell’agenzia ANSA e dagli articoli pubblicati su testate nazionali come la Repubblica.




