Rita Dalla Chiesa scuote Crans-Montana lo sfogo che nessuno si aspettava svela cosa fa davvero male

Indice dei Contenuti:
Indignazione e dolore di rita dalla chiesa
Rita Dalla Chiesa, ospite a Quarta Repubblica su Rete 4, ha denunciato con fermezza la gestione della tragedia di Crans-Montana, riportando il dolore per i sei giovani italiani morti. Ha sottolineato l’assenza di indicazioni e soccorso nei momenti cruciali, parlando di ragazzi lasciati soli nel panico.
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
“Quello che mi fa male è che erano soli a morire”, ha dichiarato, richiamando i video circolati sui social dove non si vedono addetti guidare l’evacuazione.
Ha definito “disumano” quanto accaduto, riconoscendo nei volti delle vittime i propri figli e nipoti. Nei loro occhi, ha detto, c’erano terrore e insieme la voglia di vivere, di tornare al giorno dopo.
Riferendosi ai ragazzi di 16, 17 e 18 anni, ha ricordato che si erano ritrovati in un locale per stare insieme, non per rischiare la vita.
Con tono severo, ha posto una domanda che interroga ogni famiglia: se un figlio chiede di uscire “in un posto con tutti i nostri amici”, un genitore come può non lasciarlo andare?
Sicurezza mancata e responsabilità del locale
Nel bar Le Constellation emergono falle evidenti: dai filmati condivisi online si notano solo giovani in fuga senza istruzioni, mentre manca qualsiasi coordinamento da parte del personale.
Secondo le ultime verifiche, la porta di sicurezza risultava non visibile e addirittura chiusa a chiave, ostacolando l’evacuazione.
La critica di Rita Dalla Chiesa punta su protocolli assenti e gestione inadeguata dell’emergenza, con evacuazione non guidata e segnali di uscita inefficaci.
La descrizione di una via di fuga celata e inaccessibile configura profili di responsabilità rilevanti per il locale e per chi doveva garantire la sicurezza.
L’insieme di omissioni — uscite non fruibili, mancata assistenza agli avventori, assenza di procedure — delinea un quadro che impone accertamenti su conformità, addestramento del personale e manutenzione dei presidi antincendio.
Condizioni dei feriti e prognosi riservata
All’Ospedale Niguarda di Milano sono ricoverati undici pazienti provenienti da Crans-Montana, tutti classificati come critici e con prognosi riservata.
Il direttore generale Alberto Zoli ha descritto un quadro clinico eterogeneo: da ustioni molto estese fino al 70% del corpo a lesioni meno ampie ma con compromissioni delle funzioni vitali.
La gestione clinica prevede ricoveri in terapia intensiva, semi-intensiva e reparti a minore intensità, con monitoraggio continuo di respirazione e stabilità emodinamica.
Zoli ha evidenziato che nelle prossime ore potrebbero registrarsi evoluzioni, auspicabilmente favorevoli, ma permane la massima cautela.
I pazienti ricevono trattamenti per grandi ustioni, assistenza ventilatoria quando necessaria e supporto specialistico multidisciplinare.
La prognosi resta riservata per tutti, in ragione del rischio di complicanze respiratorie, infettive e metaboliche tipiche dei traumi termici estesi.
FAQ
- Quanti feriti sono ricoverati a Milano?
Undici pazienti sono in cura all’Ospedale Niguarda. - Qual è la gravità delle condizioni?
Tutti sono considerati critici, con prognosi riservata. - Quali tipi di lesioni sono state riportate?
Ustioni fino al 70% e compromissioni di funzioni vitali, inclusa la respirazione. - Dove sono ricoverati i pazienti?
In terapia intensiva, semi-intensiva o reparti a minore intensità in base al quadro clinico. - Che trattamenti stanno ricevendo?
Cure per grandi ustionati, supporto ventilatorio e assistenza multidisciplinare. - Quando è attesa un’evoluzione clinica?
Nelle prossime ore potrebbero esserci cambiamenti, ma resta la massima prudenza.




