Rio Tinto guida la maxi fusione con Glencore: trattative riservate per un colosso da 260 miliardi

Indice dei Contenuti:
Ripresa delle trattative e reazioni di mercato
Riprendono i negoziati tra Rio Tinto e Glencore per una fusione da circa 260 miliardi di dollari, che darebbe vita al primo colosso minerario globale. L’annuncio del riavvio dei colloqui ha innescato movimenti opposti sui listini: il titolo Glencore è balzato fino a +8,8%, mentre Rio Tinto ha ceduto il 6,3% nelle contrattazioni in Australia.
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La ripresa del confronto risale a dicembre, con il CEO di Glencore Gary Nagle che ha ribadito l’orientamento a concentrare il portafoglio su asset chiave. Il dialogo tra le parti si era arenato nel 2024 per divergenze sul prezzo, ma il cambio di passo in Rio Tinto e una revisione dei costi potrebbero favorire un’intesa.
Le oscillazioni di Borsa riflettono aspettative divergenti sul valore industriale e sulle sinergie potenziali, in un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri delle materie prime. Fonte: articolo di ispirazione pubblicato su La Stampa (a firma Sandra Riccio, 09/09/2025; richiami redazionali successivi a cura di Sara Tirrito e Paolo Baroni, 05/01/2026).
Focus strategico sul rame e domanda globale
Il baricentro industriale si sposta sul rame, materia prima cruciale per data center e intelligenza artificiale, con prezzi ai massimi storici a 13.300 dollari la tonnellata. Le proiezioni di S&P Global indicano un incremento della domanda del 50% entro il 2040, mentre l’offerta rischia di non tenere il passo.
Senza un’accelerazione su estrazione e riciclo, il mercato potrebbe registrare un disavanzo strutturale di almeno 10 milioni di tonnellate annue. Questo scenario rafforza la scelta di Glencore di specializzarsi sul metallo rosso e spinge Rio Tinto a valutare sinergie per consolidare pipeline e approvvigionamenti.
L’esuberanza dei prezzi e il ruolo geopolitico delle materie prime critiche aumentano l’attrattività degli asset rame, orientando il dossier verso portafogli più snelli e ad alta resa. In questo contesto, la fusione mira a scalare capacità operative, contenere i costi e presidiare nodi logistici chiave. Fonte: articolo di ispirazione pubblicato su La Stampa (con contributi di Sandra Riccio, Sara Tirrito, Paolo Baroni).
Contesto competitivo e tempistiche dell’accordo
Il riassetto del settore accelera dopo la fusione tra Anglo American e la canadese Teck Resources, che alza l’asticella su scala, accesso a miniere di rame e gestione dei costi. Per Rio Tinto e Glencore, l’integrazione diventerebbe leva per presidiare supply chain critiche e rafforzare il pricing power sulle commodity strategiche.
Il ritorno al tavolo di dicembre, con l’indicazione di Gary Nagle sulla focalizzazione nel rame, segnala una finestra operativa favorevole, dopo lo stallo del 2024 legato alla valutazione dell’operazione. La revisione interna dei costi in Rio Tinto potrebbe facilitare una convergenza sul perimetro degli asset e sulle sinergie attese.
Le prossime settimane appaiono decisive per definire governance, struttura finanziaria e possibili dismissioni per soddisfare gli antitrust. La traiettoria dei prezzi del rame e la stretta sull’offerta restano variabili chiave per la calendarizzazione del deal e per l’allocazione del capitale. Fonte: articolo di ispirazione pubblicato su La Stampa (a firma Sandra Riccio, 09/09/2025; contributi di Sara Tirrito e Paolo Baroni, 05/01/2026).
FAQ
- Qual è il valore stimato dell’operazione? Circa 260 miliardi di dollari secondo le indicazioni riportate dalla stampa.
- Perché il rame è centrale nel negoziato? Domanda in forte crescita per data center e intelligenza artificiale, con prezzi ai massimi storici.
- Quali sono i principali ostacoli all’accordo? Valutazioni degli asset, controllo antitrust, governance e integrazione operativa.
- Che impatto ha il contesto competitivo? La fusione Anglo American–Teck Resources spinge a consolidare per scala e accesso a miniere chiave.
- Quali sono le tempistiche attese? Le prossime settimane risultano cruciali per definire termini, struttura e possibili dismissioni.
- Come hanno reagito i mercati? Rally di Glencore fino a +8,8% e calo di Rio Tinto del 6,3% nelle contrattazioni in Australia.




