Ricchezza in Italia, perché pochi diventano milionari a Milano mentre il fisco iniquo blocca tutti gli altri

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Concentrazione della ricchezza e limiti dei dati disponibili
La recente graduatoria che colloca Milano al vertice mondiale per numero di milionari in rapporto alla popolazione ha riportato al centro il tema della concentrazione della ricchezza in Italia. Le stime diffuse da Henley & Partners e riprese dal Sole 24 Ore sono però difficilmente verificabili, perché non esistono banche dati pubbliche che permettano di misurare con precisione quanti milionari vivano in una specifica città.
La principale fonte statistica ufficiale resta l’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia, che rileva patrimonio immobiliare e finanziario. Si tratta però di un campione di nuclei familiari, non di individui, utile a descrivere la distribuzione della ricchezza a livello nazionale e, solo in parte, per grandi aree geografiche. Questo limite metodologico rende inaffidabili le estrapolazioni sulla grande ricchezza locale.
Le famiglie più benestanti, inoltre, risultano strutturalmente sottorappresentate: sono meno raggiungibili e meno inclini a partecipare ai sondaggi, proprio nella fascia che sarebbe decisiva per stimare il numero di milionari. Per colmare il vuoto informativo, il lavoro di ricerca coordinato da Salvatore Morelli utilizza i dati fiscali delle dichiarazioni di successione, che offrono una copertura superiore al 65% della popolazione di riferimento.
Anche questo strumento, pur più robusto delle survey campionarie, fotografa però solo la ricchezza trasmessa alla morte e richiede complesse correzioni statistiche per riportare le informazioni ai viventi, confermando quanto sia fragile ogni stima puntuale sulla distribuzione territoriale dei grandi patrimoni.
Milionari, Milano e politiche fiscali che favoriscono i più ricchi
La rappresentazione di Milano come capitale mondiale dei milionari, con 115mila soggetti dotati di almeno un milione di euro di patrimonio liquido, non trova riscontro nelle migliori stime disponibili. Se questo numero fosse realistico, significherebbe un incremento così marcato della grande ricchezza da ribaltare i dati consolidati sulla distribuzione patrimoniale in Italia.
Le elaborazioni di Salvatore Morelli indicano che, nel 2016, per entrare nell’1% più ricco servivano circa 1,4 milioni di euro di patrimonio netto, soglia solo lievemente aumentata negli anni successivi. A Milano è plausibile una ricchezza media più elevata, con un livello d’ingresso intorno ai 2,2 milioni e una maggiore incidenza di attività finanziarie e imprenditoriali rispetto alla media nazionale. Traslando questi valori, la platea di chi dispone di almeno 1 milione di patrimonio finanziario si fermerebbe attorno al 2% degli adulti residenti, circa uno ogni 50 abitanti, ben lontano dall’8% implicito nella classifica contestata.
Il quadro resta comunque segnato da una forte polarizzazione: il top 5% delle famiglie detiene circa la metà della ricchezza complessiva. In questo contesto, il sistema fiscale italiano mostra una marcata asimmetria, con aliquote effettive mediamente più basse per chi dispone di redditi e patrimoni più alti e con imposte, come quella di successione, disegnate in modo da non contrastare, ma di fatto consolidare, l’accumulo nelle fasce più abbienti.
Riformare Irpef e imposta di successione per ridurre le disuguaglianze
Per invertire la tendenza alla crescente concentrazione dei patrimoni, il nodo centrale è il funzionamento del sistema fiscale, a partire dall’Irpef. Oggi l’imposta personale sul reddito grava in modo quasi esclusivo su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre una parte crescente dei redditi viene tassata con regimi separati e sostitutivi che permettono di scegliere l’aliquota più conveniente.
Questa frammentazione produce un’architettura che premia i redditi più alti e rende l’imposta meno progressiva, minando il principio di equità orizzontale e verticale. Un primo intervento strutturale dovrebbe puntare a ricomporre la base imponibile, riducendo le vie di fuga dall’Irpef ordinaria e riallineando, per quanto possibile, i diversi regimi agevolati.
Un secondo pilastro riguarda l’imposta di successione, oggi tra le meno incisive in Europa. L’attuale struttura, con aliquote ridotte e ampie franchigie, limita la capacità redistributiva del prelievo al passaggio generazionale dei patrimoni ed enfatizza il ruolo dell’eredità come canale di trasmissione della ricchezza.
In chiave teorica, un aumento della progressività sulle grandi eredità potrebbe contribuire a contenere le disuguaglianze estreme e a favorire una più ampia diffusione del capitale produttivo, pur scontrandosi con una forte resistenza politica e culturale verso qualunque ipotesi di inasprimento di questa imposta.
FAQ
- Quanti dati affidabili esistono oggi sulla ricchezza in Italia?
Le principali informazioni provengono dall’indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie e dagli studi basati sulle dichiarazioni di successione, ma non esistono dati pubblici di dettaglio per singola città.
- Perché le classifiche sui milionari a Milano sono considerate poco solide?
Perché si basano su stime non trasparenti, senza indicazione chiara delle fonti e con numeri che contrastano con le ricostruzioni accademiche sulla distribuzione della ricchezza.
- Qual è la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più abbienti?
Le elaborazioni statistiche indicano che il top 5% delle famiglie in Italia controlla circa la metà della ricchezza complessiva, un livello superiore alla media europea.
- In che modo il fisco italiano favorisce i redditi alti?
La presenza di numerosi regimi sostitutivi e agevolati abbassa l’aliquota media effettiva per i contribuenti con redditi e patrimoni elevati rispetto a lavoratori dipendenti e pensionati.
- Perché l’imposta di successione è considerata poco progressiva?
Le aliquote contenute e le soglie di esenzione ampie riducono il prelievo sulle grandi eredità, agevolando chi riceve patrimoni di dimensioni rilevanti.
- Quali riforme sull’Irpef potrebbero ridurre le disuguaglianze?
Un parziale riaccorpamento dei regimi separati nella base Irpef ordinaria e una maggiore omogeneità delle aliquote effettive tra le diverse categorie di reddito.
- Qual è la fonte giornalistica che ha rilanciato il dibattito sui milionari a Milano?
Le stime sono state riprese dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, a partire da una classifica diffusa dalla società Henley & Partners.




