Resident Evil Requiem conclude la saga con un epilogo definitivo

Resident Evil Requiem, il capitolo che chiude il cerchio di Raccoon City
Il 27 febbraio 2026 Capcom pubblicherà Resident Evil Requiem, capitolo più ambizioso e lungo in sviluppo dell’intera saga. Il gioco, ambientato tra nuove location e i fantasmi di Raccoon City, mette al centro l’agente Grace Ashford e il veterano Leon Scott Kennedy, impegnati a fermare una nuova scia di morti legata ai segreti della Umbrella. Requiem nasce con un obiettivo dichiarato: chiudere la linea narrativa storica iniziata nel 1996, rispondendo a domande rimaste in sospeso da trent’anni, ma lasciando spazio all’evoluzione futura del franchise. È un progetto a metà tra celebrazione e passaggio di testimone, che punta a parlare sia ai fan storici sia a chi ha conosciuto la serie con i remake più recenti.
In sintesi:
- Capitolo conclusivo dell’arco narrativo di Raccoon City, con forte fan service e retcon mirate.
- Doppia campagna: survival horror duro con Grace Ashford, action moderno con Leon Scott Kennedy.
- Gestione camera ibrida: prima persona consigliata per Grace, terza persona per Leon.
- RE Engine al massimo splendore, con path tracing, DLSS 4 e performance eccellenti su PC e console.
Trama, personaggi e fan service nella chiusura della saga
Requiem abbraccia senza complessi il DNA da “B-movie di lusso” tipico di Resident Evil: cospirazioni bioterroristiche, scienziati deviati, città marchiate dal contagio. Al centro c’è Grace Ashford, agente FBI e figlia di una figura chiave di Resident Evil Outbreak, ponte generazionale tra i sopravvissuti civili e le istituzioni che cercano di contenere l’orrore. Durante un’indagine su misteriose morti in serie, Grace incrocia il cammino di Leon Scott Kennedy, qui ritratto come veterano disilluso, stanco ma ancora incapace di sottrarsi al proprio ruolo di “professionista dell’apocalisse”.
L’antagonista, lo scienziato Victor Gideon, ex ricercatore Umbrella, incarna lo spirito dei primi capitoli: cerca una “verità” sepolta tra le macerie di Raccoon City più che il potere personale. Questo pretesto consente a Capcom di spingere sul fan service, soprattutto nel finale: ambientazioni, documenti, nemici e inquadrature citano apertamente gli episodi storici. Alcune forzature e retcon saranno discusse a lungo dai fan, ma l’obiettivo è centrato: “Requiem chiude il cerchio, risponde a domande vecchie di trent’anni” e costruisce una conclusione percepita come definitiva per l’arco narrativo della città, lasciando però margine per nuove direzioni nei prossimi decenni.
Dualismo ludico, telecamera ibrida e trionfo tecnico del RE Engine
La struttura di Resident Evil Requiem è fondata su un dualismo netto. Con Grace Ashford si torna al survival horror puro: risorse scarsissime, munizioni centellinate, inventario limitato, salvataggi tramite macchina da scrivere e buio come minaccia costante. Il nuovo sistema di crafting, basato su sangue infetto e scarti industriali, obbliga Grace a “sporcarsi le mani” per creare molotov di fortuna e strumenti di distrazione, privilegiando l’elusione allo scontro diretto.
Le sezioni con Leon sovvertono questo impianto: l’eroe del 2026 è una macchina da guerra, con arsenale esteso, contrattacchi, recupero delle armi nemiche e progressione tramite valuta virtuale. L’impostazione richiama l’action di Resident Evil 4, con ritmo serrato e gestione delle folle. Il passaggio tra i due stili funziona molto bene nella prima metà, ma Capcom finisce per sbilanciarsi progressivamente verso l’azione, sacrificando buona parte della tensione horror nella seconda parte, avvicinandosi per tono a Resident Evil 5. Ne risulta un’esperienza eccellente sul piano meccanico ma meno coerente dal punto di vista identitario.
Determinante la scelta della telecamera: il gioco permette l’intera avventura sia in prima sia in terza persona, ma raccomanda Grace in prima e Leon in terza. Pad alla mano, è evidente il motivo: con Grace la prima persona rende l’orrore claustrofobico e intimo, mentre Leon ha bisogno della terza per gestire la spazialità degli scontri e valorizzare le animazioni. Giocare Grace in terza persona scopre limiti registici e annacqua molti jumpscare, che perdono incisività. Requiem è costruito come opera fortemente cinematografica, e seguire il setup suggerito è essenziale per coglierne appieno la regia.
Dal punto di vista tecnico, RE Engine raggiunge qui una delle sue vette. Su PlayStation 5 Pro il titolo gira a 60 fps stabili con caricamenti quasi istantanei, facciali di Grace Ashford e Leon Scott Kennedy estremamente credibili e un audio 3D che trasforma ogni scricchiolio in elemento di gameplay. Su PC, con NVIDIA RTX 5080 e DLSS 4, il path tracing porta il livello di illuminazione e riflessi vicinissimo al fotorealismo: superfici bagnate, nebbia volumetrica, materiali organici e insegne al neon cambiano radicalmente tra rasterizzazione, ray tracing e path tracing con Ray Reconstruction.
Senza ray tracing, in 4K con DLSS bilanciato, si registrano circa 134 fps medi; il ray tracing completo fa scendere le prestazioni intorno ai 90 fps, comunque molto godibili. Il path tracing, invece, crolla a circa 44 fps medi, rendendo quasi obbligatorio l’uso della multi frame generation fino a 4x, che riporta il framerate intorno ai 140 fps. Nelle prove in-game l’incremento di latenza viene in buona parte compensato da NVIDIA Reflex, senza introdurre artefatti evidenti nelle scene più frenetiche.
Un esperimento coraggioso che riscrive il futuro del franchise
Resident Evil Requiem non è solo il commiato da Raccoon City, ma un laboratorio per capire che cosa diventerà la serie: da un lato dimostra che il survival horror classico, con ritmo lento e risorse limitate, ha ancora enorme forza espressiva; dall’altro certifica quanto il pubblico globale si aspetti oggi un’azione più spettacolare e accessibile. Il risultato è un capitolo che alterna momenti di tensione magistrale a una deriva action che potrà dividere la community, ma che ridefinisce comunque lo standard tecnico per i futuri giochi horror tripla A. Le scelte di regia, la gestione ibrida della telecamera e l’uso avanzato del RE Engine indicano con chiarezza dove Capcom potrebbe spingere il franchise nei prossimi dieci anni, tra sperimentazione stilistica e rispetto di un’eredità ormai trentennale.
FAQ
Quanto dura Resident Evil Requiem alla prima partita?
La prima run dura indicativamente 8 ore a difficoltà classica, con ampia rigiocabilità grazie alla doppia struttura delle campagne e ai numerosi segreti legati alla lore.
Resident Evil Requiem è più survival horror o più action?
Requiem inizia come survival horror classico nelle sezioni con Grace Ashford, ma nella seconda metà evolve verso un’impostazione action più marcata con Leon, riecheggiando in parte Resident Evil 5.
Conviene giocare in prima o in terza persona?
Sì, conviene seguire il setup consigliato: Grace in prima persona per massimizzare l’horror claustrofobico, Leon in terza persona per gestire al meglio combattimenti, mobilità e consapevolezza spaziale durante gli scontri più affollati.
Che PC serve per giocare con ray tracing e DLSS 4?
Per un 4K fluido con ray tracing completo è consigliata una GPU di fascia alta come NVIDIA RTX 4080 o superiore, sfruttando DLSS 4; il path tracing richiede schede come RTX 5080 con frame generation attiva.
Quali sono le fonti delle informazioni su Resident Evil Requiem?
Le informazioni qui riportate derivano da un’elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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