Rai difende Pucci dopo l’addio a Sanremo e denuncia clima d’odio

Il caso Pucci a Sanremo: contesto e portata della polemica
La rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione del Festival di Sanremo 2026, dopo l’annuncio di Carlo Conti, ha trasformato una scelta artistica in un caso politico-mediatico. Nel mirino sono finite la gestione dell’immagine della tv pubblica, il ruolo della satira e i limiti dell’hate speech online. La reazione immediata di esponenti del governo – da Giorgia Meloni a Matteo Salvini e Antonio Tajani – e il successivo intervento ufficiale della Rai hanno acceso il dibattito su pluralismo, censura e responsabilità delle piattaforme social nel condizionare i palinsesti di un servizio pubblico.
La vicenda si colloca in un contesto di forte polarizzazione dell’informazione e rende Sanremo, ancora una volta, un terreno di scontro simbolico sulla rappresentazione politica e culturale del Paese.
Dal palco dell’Ariston ai social: come è esploso il caso
L’annuncio di Carlo Conti ha riacceso vecchie polemiche sul repertorio di Andrea Pucci, segnato da battute su omosessualità, body shaming, temi gender e novax, ampiamente archiviate online. Migliaia di utenti e diversi giornalisti hanno contestato la scelta, sottolineando la distanza tra il profilo del comico e l’immagine inclusiva rivendicata dal Festival. In questo clima, Pucci ha comunicato la rinuncia, motivata con la necessità di tutelare la propria integrità personale e familiare di fronte a minacce e insulti, trasformando la discussione da tema di opportunità editoriale a questione di sicurezza e diritti individuali.
La decisione ha offerto terreno fertile alla politicizzazione del caso.
Il ruolo della politica: la difesa del comico di destra
Dopo il ritiro, esponenti di governo come Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno letto l’episodio come prova di una “deriva illiberale” e di presunte pressioni della sinistra. La narrativa proposta è quella di un artista “non allineato” colpito da una campagna di odio ideologico. Viene enfatizzata l’auto-definizione di Pucci come “comico di destra” e il suo precedente sostegno a Fabrizio Corona, facendo del caso uno scontro identitario.
Questa lettura ha contribuito a spostare il focus dalle valutazioni editoriali sul linguaggio del comico a uno scontro frontale tra schieramenti politici.
Il comunicato Rai: rammarico, censura e accuse di doppio standard


Poche ore dopo la rinuncia, la Rai ha diffuso una nota ufficiale a sostegno di Andrea Pucci, parlando apertamente di “clima d’intolleranza” e “censura” esercitata tramite odio online. Il comunicato, inusualmente forte per toni e tempi, è diventato esso stesso oggetto di critica, alimentando dubbi sul rapporto tra servizio pubblico, governo e libertà satirica. La tempistica della nota e il confronto con altri casi recenti – come la gestione della telecronaca olimpica di Paolo Petrecca – hanno sollevato interrogativi di tipo regolatorio e di governance editoriale.
Il documento Rai è oggi il fulcro del dibattito su indipendenza e credibilità dell’azienda di Viale Mazzini.
Cosa dice, parola per parola, la nota di Viale Mazzini
Nel comunicato, la Rai esprime “grande rammarico” per la decisione di Andrea Pucci, attribuendola alle “gravi minacce ricevute” e al “clima di intimidazione”. L’azienda parla di scelta “responsabile” per la tutela dell’incolumità personale, familiare e professionale del comico. Il passaggio più controverso è quello in cui la Rai definisce il caso come “forma di censura” realizzata tramite “odio e pregiudizio” verso “un artista che ha fatto della satira e della comicità non conformista il suo modo di esprimere libertà di pensiero”.
La nota si chiude con gli “auguri più sinceri” a Pucci e con l’auspicio di “poter presto condividere il suo percorso artistico”, frase letta da molti come promessa di futura collaborazione.
Critiche alla Rai: indipendenza editoriale e TeleMeloni
Sui social e tra gli addetti ai lavori il comunicato è stato accolto con durezza. Il giornalista di Wired Italia Nicholas David Altea ha scritto: “Che imbarazzo Rai. Stai sottointendendo che è lecito fare battute omofobe, bodyshaming e altro ancora sui social come ha fatto lui. Qui l’unico rammarico ce l’abbiamo noi verso la tv di stato”. Molti utenti hanno denunciato un presunto doppio standard: massima rapidità nel difendere Pucci, ma nessuna lettura in onda del comunicato UsigRai sulle gaffe della telecronaca di Paolo Petrecca durante l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina a San Siro.
Da qui il ritorno dell’etichetta “TeleMeloni”, usata per criticare un presunto allineamento politico della tv pubblica.
Il dibattito sul pluralismo: l’analisi di Massimo Giannini
Il caso è arrivato anche a Che Tempo Che Fa, dove il giornalista e editorialista di Repubblica Massimo Giannini ha offerto una lettura critica sia della scelta di chiamare Andrea Pucci a Sanremo sia della narrazione politica successiva. Giannini ha collegato la presenza del comico alla volontà dell’attuale maggioranza di rappresentare, anche sul palco dell’Ariston, una sensibilità “di destra”, inserendo la vicenda in un quadro più ampio di pressione sul servizio pubblico. Al centro, la domanda chiave: il pluralismo in Rai è reale o orientato da logiche di governo?
La riflessione tocca il nodo strutturale del rapporto tra satira, potere e tv generalista.
“Comico di destra” e uso politico del palco di Sanremo
A Fabio Fazio, Massimo Giannini ha ricordato come lo stesso Andrea Pucci si definisca “comico di destra” e come le sue performance includano “uscite abrasive” su gender, body shaming e novax. Da qui l’interrogativo: “Perché lo chiamano?”. La risposta implicita di Giannini è che l’attuale governo desideri un proprio “esponente culturale” su un palco simbolico come Sanremo. Non si discute solo il talento del comico, ma la scelta editoriale in un contesto in cui la presenza di determinati profili può essere letta come segnala di riequilibrio – o occupazione – degli spazi mediatici.
Il Festival diventa così un barometro del rapporto di forza tra politica e spettacolo.
Social, sinistra e “deriva illiberale”: chi ha fatto cosa
Giannini ha contestato duramente la ricostruzione di Giorgia Meloni che imputa alla sinistra il ritiro di Andrea Pucci. Nell’analisi del giornalista, la polemica è nata dai social, “tavola calda per antropofagi”, dove utenti anonimi e non hanno criticato Pucci fino a indurlo al passo indietro. Nessun leader dell’opposizione – da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Maggi – avrebbe chiesto l’esclusione del comico. Eppure, osserva Giannini, governo e vertici istituzionali hanno trasformato il caso in prova della “deriva illiberale della sinistra”, distogliendo l’attenzione da problemi strutturali come servizi pubblici inefficienti e pressione fiscale.
Il caso Pucci diventa così paradigma di come l’indignazione social possa essere strumentalizzata nel discorso politico.
FAQ
Perché Andrea Pucci ha rinunciato a Sanremo 2026?
Andrea Pucci ha rinunciato dopo giorni di polemiche online e, secondo la nota Rai, a causa di “gravi minacce” e di un clima di intimidazione verso di lui e la sua famiglia. La decisione è stata presentata come scelta di tutela personale e professionale.
Cosa ha dichiarato la Rai sulla rinuncia di Pucci?
La Rai ha espresso “grande rammarico”, denunciando un “clima d’intolleranza” e “violenza verbale” e definendo la vicenda una “forma di censura” contro un artista che pratica una comicità “non conformista”. Ha inoltre augurato di poter “presto condividere il suo percorso artistico”.
Perché il comunicato Rai è stato così criticato?
Molti osservatori hanno letto la nota come una difesa implicita delle passate uscite di Andrea Pucci su omosessualità, body shaming e gender. Altri hanno contestato i toni forti sulla “censura” e l’apparente allineamento con la narrativa del governo, mettendo in dubbio l’autonomia della tv pubblica.
Chi ha parlato di doppio standard informativo in Rai?
Giornalisti e utenti social hanno ricordato che, mentre la Rai ha diffuso rapidamente il comunicato su Pucci, non ha consentito la lettura in onda del comunicato UsigRai sulle gaffe di Paolo Petrecca durante l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, alimentando accuse di “TeleMeloni”.
Cosa ha detto Massimo Giannini sul caso Pucci?
A Che Tempo Che Fa, Massimo Giannini ha definito Pucci un “comico divisivo” con battute abrasive su gender e novax e ha ipotizzato che la sua chiamata a Sanremo rispondesse al desiderio del governo di avere un “comico di destra” sul palco dell’Ariston, trasformando una scelta artistica in un segnale politico.
La sinistra politica ha chiesto l’esclusione di Pucci?
Secondo Giannini, nessun leader di opposizione – da Elly Schlein a Giuseppe Conte, fino a Bonelli, Fratoianni e Riccardo Maggi – ha pubblicamente invocato l’esclusione di Andrea Pucci. Le critiche sarebbero arrivate soprattutto dai social e da singoli commentatori.
Qual è il nodo centrale per il servizio pubblico Rai?
Il caso solleva interrogativi su indipendenza editoriale, gestione dell’hate speech e bilanciamento tra libertà artistica e responsabilità sociale. La percezione di vicinanza alla maggioranza di governo rischia di erodere credibilità e fiducia nel pluralismo offerto dalla Rai.
Qual è la fonte originaria della vicenda raccontata?
Le informazioni qui analizzate derivano dall’articolo pubblicato dal sito Biccy con titolo “Rai si schiera con Pucci dopo la rinuncia a Sanremo: ‘Censura’”, firmato da Anthony Festa e datato 8 febbraio 2026.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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