Putin e il suo inviato a Davos, Dmitriev scuote l’élite mondiale annunciando il crollo del globalismo

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Arrivo della delegazione russa a davos
La delegazione russa è sbarcata a Davos con un segnale politico preciso. A guidarla è Kirill Dmitriev, principale negoziatore del Cremlino, inviato speciale e considerato uno dei collaboratori più ascoltati di Vladimir Putin. La sua presenza al World Economic Forum non è un semplice gesto di rappresentanza, ma un tassello della fitta trama diplomatica che circonda il conflitto in Ucraina e i rapporti con l’Occidente.
Secondo quanto anticipato, Dmitriev è atteso a incontri diretti con gli omologhi statunitensi, in un’agenda che potrebbe includere anche un faccia a faccia con il presidente Donald Trump. Il vertice nei Grigioni assume così il ruolo di piattaforma parallela, dove i dossier geopolitici più sensibili si sommano alle discussioni ufficiali su economia e finanza globale.
L’arrivo del capo negoziatore russo è stato annunciato da lui stesso, attraverso un post sul suo profilo X, a conferma della volontà di utilizzare anche i canali digitali per indirizzare il racconto pubblico di questa missione. Il fatto che il Cremlino abbia scelto proprio Davos per rilanciare il dialogo con Washington evidenzia come il forum svizzero resti, nonostante le tensioni, uno dei pochi luoghi dove le élite politiche ed economiche possono misurarsi direttamente sui futuri equilibri internazionali.
Immagine simbolica e polemiche sul “collasso del globalismo”
Il messaggio politico di Kirill Dmitriev è passato innanzitutto attraverso un’immagine. Sul suo profilo X, l’inviato speciale del Cremlino ha pubblicato una grafica realizzata con intelligenza artificiale: una colomba bianca in primo piano e, sullo sfondo, le montagne innevate di Davos illuminate da un sole radente. Il visual è accompagnato dalla scritta che annuncia il “collasso del globalismo”, formula destinata a diventare immediatamente virale.
L’operazione comunicativa ha scatenato critiche e ironie. Numerosi utenti hanno contestato la retorica anti-globalista del negoziatore russo, accusandolo di essere egli stesso espressione di quelle élite internazionali che dichiara di voler superare. Tra i commenti più diffusi spicca la domanda tagliente: «Stai ammettendo di essere un globalista?». La scelta della colomba, simbolo tradizionale di pace, è stata letta da parte dell’opinione pubblica come una mossa di soft power più che come un reale segnale di de-escalation.
Nella parte superiore dell’immagine si riconosce un gruppo di leader e manager globali, tra cui il numero uno di BlackRock, Larry Fink, presente a Davos mentre discuteva del rischio di un possibile crollo del capitalismo per come è oggi strutturato. L’accostamento tra la previsione di Fink e lo slogan sul “collasso del globalismo” rafforza la narrazione russa di un ordine economico occidentale in crisi sistemica, proiettando il dibattito ben oltre i confini del forum svizzero.
Davos come teatro dei nuovi negoziati sulla guerra in ucraina
A Davos il confronto economico globale si intreccia con il dossier più delicato: la guerra in Ucraina, ormai al quarto anno. Nelle sale riservate del World Economic Forum si prepara un nuovo round di colloqui tra emissari russi e statunitensi, con la delegazione di Kirill Dmitriev al centro della scena diplomatica.
Da parte ucraina, il riferimento è il capo negoziatore Rustem Umerov, che ha indicato proprio il vertice nei Grigioni come snodo per riattivare il dialogo con i funzionari di Washington su possibili scenari di risoluzione del conflitto. Le discussioni si muovono parallelamente alle sessioni ufficiali del forum, in un contesto dove la sicurezza europea e la tenuta dell’ordine internazionale restano temi dominanti.
Il ritorno di Dmitriev sulla scena occidentale segue la missione di dicembre negli Stati Uniti, quando l’inviato del Cremlino aveva incontrato l’emissario di Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero dell’ex presidente, Jared Kushner. Quella rete di contatti costituisce il retroterra politico degli appuntamenti in agenda in Svizzera, mentre per domani è previsto l’arrivo a Davos del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, destinato a rafforzare ulteriormente il peso del dossier ucraino nel confronto tra le principali potenze.
FAQ
D: Chi guida la delegazione russa presente a Davos?
R: La delegazione russa è guidata da Kirill Dmitriev, principale negoziatore del Cremlino e inviato speciale considerato molto vicino a Vladimir Putin.
D: Qual è l’obiettivo principale di Dmitriev al World Economic Forum?
R: L’obiettivo è partecipare a colloqui con i rappresentanti statunitensi e, se possibile, con il presidente Donald Trump, per discutere di rapporti bilaterali e guerra in Ucraina.
D: Perché l’immagine pubblicata da Dmitriev su X ha suscitato polemiche?
R: L’immagine, realizzata con intelligenza artificiale e accompagnata dalla scritta sul “collasso del globalismo”, è stata criticata perché ritenuta incoerente con il ruolo internazionale dello stesso Dmitriev.
D: Che ruolo ha Davos nei negoziati sulla guerra in Ucraina?
R: Davos agisce da piattaforma informale in cui, a margine del forum economico, emissari di Russia, Ucraina e Stati Uniti cercano spiragli per un possibile percorso negoziale.
D: Chi è Rustem Umerov e cosa ha dichiarato sui colloqui?
R: Rustem Umerov è il capo negoziatore ucraino e ha spiegato che a Davos dovrebbero riprendere i colloqui con i funzionari americani per esplorare soluzioni alla guerra con la Russia.
D: Quali precedenti incontri aveva avuto Dmitriev negli Stati Uniti?
R: A dicembre Dmitriev aveva incontrato l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e il genero dell’ex presidente, Jared Kushner, in una serie di colloqui informali.
D: Qual è la principale fonte giornalistica di riferimento per questi sviluppi?
R: Le informazioni qui sintetizzate si basano su ricostruzioni giornalistiche ispirate a un articolo pubblicato da la Repubblica sul ruolo di Kirill Dmitriev e sui colloqui previsti a Davos.




