Prosciutto cotto e cancro interrogativo: valutiamo seriamente con l’endocrinologa i rischi reali per la salute

Indice dei Contenuti:
Il prosciutto cotto fa davvero venire il cancro? Ne parliamo con l’endocrinologa
Cosa dice davvero la scienza
La classificazione dell’OMS/IARC colloca le carni lavorate nel gruppo 1 dei cancerogeni, ovvero quelle per cui esistono prove solide di capacità di causare tumori nell’uomo, in particolare al colon-retto.
Questo significa che il nesso causa-effetto è considerato certo, ma non che il rischio sia paragonabile a quello di fumo o amianto.
L’etichetta indica il livello di evidenza, non l’entità del pericolo individuale.
Per il consumo quotidiano di 50 g di carni lavorate, gli studi stimano un aumento di rischio relativo per il tumore colorettale intorno al 15–20%, che in termini assoluti resta moderato per il singolo soggetto sano.
Il quadro cambia però se si sommano altri fattori: sedentarietà, sovrappeso, alcol e fumo amplificano l’impatto complessivo sul rischio oncologico.
Il messaggio delle linee guida internazionali è chiaro: questi alimenti vanno limitati, non demonizzati, e inseriti in uno stile di vita globale il più possibile protettivo.
Come sottolinea l’endocrinologa **Annamaria Colao** dell’Università **Federico II** di **Napoli**, la prevenzione reale non si gioca sul singolo panino con prosciutto, ma sulla somma di scelte quotidiane, alimentari e comportamentali, protratte per anni.
Nitriti, nitrati e nuovi studi
I conservanti come nitriti e nitrati, tra cui il nitrito di sodio E250, sono impiegati per sicurezza microbiologica, colore e sapore delle carni lavorate, ma nel tratto digerente possono trasformarsi in N‑nitrosocomposti, sostanze capaci di danneggiare il DNA delle cellule intestinali.
In sinergia con il ferro eme della carne, aumentano stress ossidativo, infiammazione cronica e instabilità genomica nel colon.
Anche il microbiota intestinale può risultare alterato, con crescita di batteri produttori di metaboliti pro‑infiammatori e genotossici.
Nuove ricerche, tra cui due studi del 2026 su Nature Communications e British Medical Journal, segnalano un’associazione tra maggiore assunzione di E250 e incrementi moderati del rischio di tumore della prostata (circa +30–32%), e in alcuni casi di tumori complessivi o mammari.
Si tratta però di studi osservazionali: documentano correlazioni, non causalità diretta, e gli effetti appaiono modesti se confrontati con fumo, obesità o forte consumo di alcol.
Inoltre, un’elevata esposizione ai nitriti è spesso spia di una dieta ricca di alimenti ultra‑processati e povera di fibre e antiossidanti, fattori che pesano di per sé sul rischio oncologico.
Il consiglio operativo proposto da **Colao**: ridurre frequenza e porzioni, preferire prodotti con meno additivi e bilanciare ogni pasto con abbondanti verdure e cereali integrali.
Quanto mangiarne e come proteggersi
Secondo il World Cancer Research Fund e l’OMS, le carni lavorate andrebbero “limitate il più possibile”: in pratica, nessun consumo quotidiano, porzioni piccole e saltuarie, per esempio non oltre 50 g una volta alla settimana o meno per chi non ha esigenze particolari.
Non esiste una soglia “zero rischio”, ma la relazione è dose‑dipendente: meno se ne consuma, minore è il rischio.
L’eliminazione totale è raccomandata solo in situazioni specifiche, ad esempio in presenza di forti fattori di rischio personali o familiari.
Per coprire il fabbisogno proteico, **Colao** ricorda alternative più favorevoli: legumi, pesce, uova, latticini, carni bianche e carni rosse fresche consumate con moderazione.
Fondamentale affiancare a queste fonti una dieta ricca di fibre, frutta, verdura e cereali integrali, pilastri del modello mediterraneo associato a minore incidenza di tumori e malattie metaboliche.
Per chi ha familiarità per tumore del colon, le indicazioni diventano più stringenti: carni lavorate da evitare o quasi, carni rosse ben al di sotto delle tre porzioni settimanali, aderenza rigorosa agli screening (come colonscopia) e controllo del peso corporeo.
In ogni caso, la prevenzione più efficace integra alimentazione, attività fisica regolare, limitazione dell’alcol e stop assoluto al fumo.
FAQ
D: Le carni lavorate sono pericolose quanto il fumo?
R: No, condividono la stessa categoria IARC per livello di evidenza, ma il rischio quantitativo è molto più basso rispetto al tabacco.
D: Mangiare prosciutto una volta a settimana è accettabile?
R: Per la popolazione sana, un consumo occasionale e moderato, inserito in una dieta ricca di vegetali, è considerato compatibile con la prevenzione.
D: I prodotti “senza nitriti aggiunti” sono davvero più sicuri?
R: Possono ridurre l’esposizione diretta ai nitriti, ma restano comunque carni lavorate: vanno consumate con la stessa prudenza.
D: Qual è la differenza tra rischio relativo e assoluto?
R: Il rischio relativo esprime di quanto aumenta la probabilità rispetto a chi non consuma, l’assoluto indica di quanto cresce il numero reale di casi.
D: Le fibre aiutano a contrastare l’effetto dei salumi?
R: Sì, un buon apporto di fibre e antiossidanti sembra ridurre l’impatto dei composti pro‑cancerogeni nel colon.
D: Per chi ha familiarità per tumore del colon cosa è consigliato?
R: Limitare drasticamente carni lavorate, moderare le rosse, seguire dieta mediterranea e aderire agli screening consigliati.
D: I nuovi studi su E250 cambiano le raccomandazioni?
R: Rafforzano l’invito alla moderazione, ma non giustificano allarmismi: conta l’alimentazione complessiva.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per queste informazioni?
R: Le dichiarazioni dell’endocrinologa **Annamaria Colao** sono tratte da un’intervista pubblicata su **Corriere della Sera** nell’ambito dell’inchiesta sui conservanti alimentari e rischio oncologico.




