Primo computer programmabile rivoluziona la storia dell’informatica globale

Dalla stanza di ENIAC all’era digitale: l’origine del computer moderno
Il 15 febbraio 1946 segna una data fondativa della storia tecnologica: all’Università della Pennsylvania viene presentato l’Eniac, il primo computer programmabile, interamente elettronico e digitale. In un solo progetto si condensano innovazioni che trasformano il calcolo da attività meccanica a infrastruttura strategica per scienza, industria e difesa. Dietro questa macchina mastodontica lavorano ingegneri, matematici e, soprattutto, un gruppo di programmatrici pionieristiche, rimaste a lungo invisibili nella narrazione ufficiale. Comprendere l’impatto dell’Eniac significa leggere in prospettiva l’evoluzione dei computer, dall’hardware gigantesco dei primi anni alle architetture miniaturizzate e distribuite su cui si fondano oggi intelligenza artificiale, cloud e servizi digitali.
La vicenda di Eniac illumina anche il nodo cruciale del riconoscimento dei contributi, in particolare femminili, nella storia dell’informatica.
Un progetto militare che diventa svolta tecnologica globale
L’Eniac nasce nel contesto della Seconda guerra mondiale come risposta a esigenze militari: fornire tabelle di tiro più precise per l’artiglieria, accelerando il calcolo balistico. La macchina, però, supera rapidamente la logica del singolo uso e si trasforma in piattaforma di calcolo general-purpose, aprendo la strada all’idea moderna di computer universale. Questa transizione da strumento di guerra a infrastruttura scientifica anticipa dinamiche che si ripeteranno con altre tecnologie, dall’internet alle reti satellitari, in cui investimenti bellici generano ricadute civili decisive per innovazione e competitività.
Per gli storici dell’informatica, l’Eniac segna la maturazione del concetto di elaborazione elettronica come servizio strategico per Stato, ricerca e industria.
Caratteristiche tecniche e impatto economico dell’Eniac
Con i suoi 180 metri quadrati di superficie e circa 30 tonnellate di peso, l’Eniac impone una nuova scala al calcolo: la macchina coincide con l’edificio che la ospita. L’utilizzo di circa 18mila valvole termoioniche rende possibile una velocità di elaborazione irraggiungibile dai calcolatori meccanici, ma al prezzo di consumi energetici elevatissimi, tanto da causare un blackout nella zona Ovest di Philadelphia all’avvio. Il costo di costruzione, circa 487mila dollari dell’epoca, è otto volte superiore alla stima iniziale: un investimento paragonabile a grandi infrastrutture, che segnala la percezione del calcolo come risorsa strategica.
Nel giro di un anno, l’invenzione del transistor avvierà la miniaturizzazione, ma l’Eniac resta il prototipo simbolico del “calcolatore gigante”.
Le “Eniac Girls”: le prime programmatrici dimenticate


Se la firma progettuale dell’Eniac è attribuita agli americani J. Presper Eckert e John Mauchly, la sua operatività concreta dipende dal lavoro di sei matematiche selezionate tra circa 200 candidate: Fran Bilas, Jean Jennings, Ruth Lichterman, Kay McNulty, Betty Snyder e Marlyn Wescoff. Soprannominate le “Eniac Girls”, queste donne traducono problemi complessi in sequenze di operazioni, cablaggi e impostazioni di pannelli, senza disporre dei linguaggi di programmazione moderni. Insieme ad Ada Lovelace, sono considerate le prime programmatrici della storia, ma per decenni il loro contributo resta fuori dalle cronache ufficiali e dalle citazioni accademiche, evidenziando un bias sistemico nel riconoscimento degli apporti femminili all’innovazione.
La loro riscoperta recente è centrale per una narrazione più completa e affidabile dell’evoluzione informatica.
Programmare l’Eniac: competenze analogiche per un computer digitale
Programmare l’Eniac significa intervenire fisicamente sulla macchina: collegare cavi, impostare interruttori, configurare pannelli per orientare il flusso dei dati attraverso i vari moduli. Le sei programmatrici devono comprendere in profondità l’architettura del sistema, anticipare errori e ottimizzare percorsi logici in assenza di strumenti di debugging strutturati. Il lavoro richiede una combinazione di rigore matematico, visione sistemica e capacità di problem solving che oggi riconosceremmo come competenze avanzate di ingegneria del software. Questa esperienza dimostra che la programmazione nasce come disciplina altamente specialistica, non come attività meramente esecutiva, e che il contributo di Fran Bilas, Jean Jennings, Ruth Lichterman, Kay McNulty, Betty Snyder e Marlyn Wescoff è strutturale al successo operativo dell’Eniac.
La loro storia è oggi un riferimento per le politiche di diversity nell’ICT.
Il mancato riconoscimento e le implicazioni per la cultura digitale
Nonostante il ruolo cruciale, le “Eniac Girls” non ottengono un riconoscimento ufficiale proporzionato al loro contributo. I loro nomi restano ai margini di documenti tecnici, conferenze e celebrazioni istituzionali, mentre la narrazione pubblica privilegia figure maschili come J. Presper Eckert e John Mauchly. Questo squilibrio riflette un modello culturale che tende a oscurare il lavoro di programmazione, considerandolo accessorio rispetto alla progettazione hardware, e che marginalizza l’apporto femminile nei processi di innovazione. Recuperare criticamente queste biografie non è solo un esercizio di memoria, ma un passaggio necessario per costruire una cultura digitale più trasparente e inclusiva, in cui competenze e responsabilità siano documentate e attribuite con rigore.
Per la ricerca storica sull’ICT, il caso Eniac è ormai un benchmark di analisi dei bias di genere.
Dall’uso bellico alle prime applicazioni scientifiche e civili
L’Eniac nasce come risposta a un’urgenza militare, ma la sua potenza di calcolo apre rapidamente a nuovi domini applicativi. Nel decennio in cui resta operativo, fino al 2 ottobre 1955, la macchina viene impiegata per compiti che anticipano molte applicazioni moderne del supercalcolo: dalla simulazione fisica estrema alla statistica su larga scala, fino all’analisi di sistemi complessi come il clima. La storia operativa dell’Eniac mostra come ogni avanzamento infrastrutturale nel calcolo generi ricadute trasversali, capaci di ridefinire metodologie di ricerca, capacità previsionali e processi decisionali in ambito pubblico e privato.
Questa traiettoria offre un parallelo diretto con l’attuale impatto dei grandi modelli di intelligenza artificiale su scienza, economia e governance.
Calcolo balistico, bomba H e simulazioni ad alta intensità
Il primo obiettivo operativo dell’Eniac è la produzione di tabelle balistiche più accurate per l’artiglieria, riducendo drasticamente i tempi di calcolo rispetto ai metodi manuali. In seguito, la macchina viene utilizzata anche nell’ambito delle ricerche sulla bomba a idrogeno, offrendo capacità di simulazione numerica fondamentali per modellare fenomeni fisici estremi. Questi impieghi collocano l’Eniac al centro di un nuovo paradigma: il calcolo come strumento per esplorare scenari impossibili da riprodurre sperimentalmente in laboratorio. L’intreccio tra ricerca militare, fisica teorica e potenza di calcolo anticipa il ruolo dei moderni supercomputer nella simulazione di sistemi complessi, dalla fusione nucleare al climate modeling.
Sul piano etico, questa eredità impone una riflessione sulla responsabilità nell’uso delle tecnologie di frontiera.
Censimenti e meteo: i primi passi verso il data-driven
Oltre agli scopi bellici, l’Eniac viene impiegato per classificare e analizzare i dati dei censimenti della popolazione, segnando un passaggio cruciale verso la gestione statistica centralizzata delle informazioni demografiche. Questa applicazione anticipa l’uso dei sistemi informativi per le politiche pubbliche e per la pianificazione economica. Ancora più emblematico è l’impiego dell’Eniac per ottenere la prima previsione meteorologica al computer, un risultato che inaugura la meteorologia numerica moderna. L’idea di usare modelli matematici e calcolo intensivo per prevedere l’evoluzione dell’atmosfera è oggi alla base di servizi essenziali per trasporti, agricoltura, gestione delle emergenze e assicurazioni.
La traiettoria dall’Eniac ai modelli previsionali odierni mostra la continuità storica dell’approccio data-driven alle decisioni.
FAQ
Perché l’Eniac è considerato il primo vero computer moderno?
L’Eniac è ritenuto il primo computer moderno perché unisce in un unico sistema le tre caratteristiche chiave: è programmabile, interamente elettronico e digitale, superando i limiti dei precedenti calcolatori meccanici o elettromeccanici.
Chi ha progettato l’Eniac e quanto tempo è servito?
Il progetto dell’Eniac è firmato dagli americani J. Presper Eckert e John Mauchly. La realizzazione ha richiesto oltre 7.200 ore di lavoro, coinvolgendo un team esteso di ingegneri, tecnici e matematici.
Chi erano le Eniac Girls e perché sono importanti?
Le “Eniac Girls” erano sei programmatrici: Fran Bilas, Jean Jennings, Ruth Lichterman, Kay McNulty, Betty Snyder e Marlyn Wescoff. Sono tra le prime programmatrici della storia e hanno reso operativa la macchina, pur senza adeguato riconoscimento ufficiale.
Quanto consumava e quanto era grande l’Eniac?
L’Eniac occupava circa 180 metri quadrati, pesava intorno alle 30 tonnellate e assorbiva così tanta energia da provocare un blackout nella zona Ovest di Philadelphia al momento dell’avvio.
Che ruolo hanno avuto le valvole termoioniche nell’Eniac?
L’Eniac utilizzava circa 18mila valvole termoioniche, responsabili della logica elettronica. Generando molto calore, si bruciavano di frequente: si stima la sostituzione di circa 19mila valvole nel periodo di attività, fino al 2 ottobre 1955.
Per quali applicazioni fu utilizzato l’Eniac oltre a quelle militari?
Oltre al calcolo balistico e alle ricerche sulla bomba a idrogeno, l’Eniac fu impiegato per classificare i dati dei censimenti della popolazione e per realizzare la prima previsione meteorologica al computer, anticipando l’uso del calcolo in statistica e climatologia.
Qual è il legame tra Eniac e l’evoluzione del computer contemporaneo?
L’Eniac ha dimostrato la fattibilità del calcolo elettronico su larga scala, aprendo la strada alla sostituzione delle valvole con i transistor e poi ai circuiti integrati. Le sue architetture logiche e i suoi usi scientifici sono l’antenato diretto dei moderni supercomputer e dei sistemi di calcolo distribuito.
Qual è la fonte originale della ricostruzione storica sull’Eniac?
La ricostruzione qui sintetizzata si basa su un articolo pubblicato dall’agenzia di stampa ANSA, che ripercorre l’installazione dell’Eniac all’Università della Pennsylvania e il ruolo delle “Eniac Girls” nella programmazione della macchina.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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