Prevenzione e controlli: il modello italiano avrebbe evitato la strage di Crans Montana, ecco perché funziona
Indice dei Contenuti:
Modello italiano di prevenzione e ruolo dei controlli
Italia punta su prevenzione e controllo: il rischio si valuta in base all’attività svolta, non all’edificio. Il sistema affida ai Vigili del Fuoco un doppio mandato — prevenire e intervenire — che trasforma l’esperienza sul campo in regole e verifiche più mirate. Il rogo di Crans-Montana, con le vittime bloccate in un’unica uscita, evidenzia il peso delle scelte fatte prima dell’emergenza.
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Dal D.P.R. 151/2011 al Codice di prevenzione incendi, l’impianto normativo è flessibile: integra nuovi materiali, impianti e configurazioni senza ridurre i livelli di sicurezza. La prevenzione si attua attraverso valutazione dei progetti, SCIA antincendio, sopralluoghi a campione o mirati e indicazioni tecniche uniformi.
Nei locali con affollamento significativo, i controlli riguardano vie di esodo, capienza, impianti di rivelazione e allarme, oltre alla gestione operativa: addetti formati, procedure di verifica prima dell’apertura ed evacuazione. Le Commissioni per il pubblico spettacolo e la vigilanza ispettiva assicurano follow-up quando mutano allestimenti, capienza o impianti.
Il modello funziona se le norme sono applicate con rigore e se la gestione in esercizio resta coerente nel tempo. La differenza rispetto ad altri Paesi — “noi non facciamo controlli” disse il comandante di Crans-Montana — è strutturale: in Italia prevenzione e soccorso sono parti dello stesso processo, con responsabilità tecniche chiare e verifiche periodiche a tutela di persone, beni e ambiente.
Normativa, commissioni di vigilanza e responsabilità operative
La cornice è il D.P.R. 151/2011: l’assoggettamento dipende dall’attività (alberghi, scuole, discoteche, locali) e dal rischio, con iter che vanno dalla valutazione dei progetti alla SCIA antincendio, fino ai sopralluoghi mirati dei Vigili del Fuoco. Le regole confluiscono nel Codice di prevenzione incendi, che recepisce tecnologie e materiali innovativi mantenendo invariati gli obiettivi di tutela di persone, beni e ambiente.
Per spettacoli ed eventi, la classificazione dipende dalla continuità dell’attività: se stabile, segue il D.P.R. 151/2011; se occasionale e breve, resta fuori ma è comunque valutata ai sensi degli artt. 68 e 80 del T.U.L.P.S.. La verifica di agibilità è in capo alle Commissioni di vigilanza, che definiscono affollamento massimo, idoneità e numero delle vie di esodo, gestione dell’emergenza e adeguatezza organizzativa.
Le Commissioni possono essere provinciali (in Prefettura) o comunali (in Comune) e includono ASL, amministrazioni locali e Vigili del Fuoco, cui spetta il parere tecnico antincendio e i sopralluoghi. Prevedono controlli periodici e nuove verifiche quando cambiano allestimenti, capienza, percorsi di fuga o impianti. In caso di violazioni, si attivano poteri di polizia amministrativa e giudiziaria ex art. 19 del d.lgs. 139/2006, con segnalazioni all’Autorità giudiziaria quando emergono ipotesi di reato.
Nella gestione quotidiana, gli addetti antincendio verificano prima dell’apertura dispositivi, allarmi, estintori e libera fruibilità delle uscite; durante l’esercizio supportano primo intervento ed evacuazione. Per attività a rischio elevato può essere imposto il servizio di vigilanza antincendio del Corpo nazionale.
Lezioni apprese, aggiornamento delle regole e gestione in esercizio
Ogni tragedia alimenta correzioni operative e normative: le esperienze d’intervento dei Vigili del Fuoco confluiscono in aggiornamenti del Codice di prevenzione incendi, note applicative e criteri di valutazione del rischio. Le criticità ricorrenti riguardano affollamento, vie di esodo, materiali e gestione dell’emergenza, con indirizzi che affinano la progettazione e l’esercizio dei locali.
Le indagini tecniche, incluse quelle del Nucleo Investigativo Antincendi (NIA), ricostruiscono cause e propagazione, valutano il comportamento di impianti e rivestimenti e producono evidenze utili a ridefinire standard e controlli. Il ciclo è continuo: ciò che emerge dai sopralluoghi e dall’analisi post-evento diventa riferimento per verifiche future e per l’addestramento operativo.
Il rispetto delle prescrizioni nel tempo si regge su tre leve: vigilanza ispettiva mirata al rischio, poteri di polizia amministrativa e giudiziaria ex art. 19 d.lgs. 139/2006, e gestione in esercizio con addetti formati. Verifiche pre-apertura su estintori, allarmi, illuminazione di sicurezza e percorsi liberi sono obbligatorie; nei contesti più complessi si dispone la vigilanza antincendio del Corpo nazionale.
L’efficacia dipende dalla coerenza tra regole e pratica: aggiornare gli impianti, mantenere la capacità di sfollamento, controllare le fonti di innesco e garantire procedure di evacuazione provate. Più che nuove norme, serve applicazione rigorosa e follow-up periodico su capienza, allestimenti e impianti, con responsabilità chiare tra gestori, Commissioni di vigilanza e Vigili del Fuoco.
FAQ
- Qual è il principale insegnamento post-incendio? Che prevenzione, gestione in esercizio e controlli mirati al rischio riducono eventi e conseguenze.
- Come vengono aggiornate le regole? Tramite revisioni del Codice di prevenzione incendi, note interpretative e criteri tecnici basati su evidenze.
- Che ruolo ha il NIA? Ricostruisce cause e dinamiche, analizza materiali e impianti, fornendo basi tecniche per responsabilità e miglioramenti.
- Come si garantisce il rispetto nel tempo? Con vigilanza ispettiva, poteri ex art. 19 d.lgs. 139/2006 e addetti formati con controlli pre-apertura.
- Quando è richiesta la vigilanza del Corpo nazionale? In attività ad alto rischio o con criticità di esodo, affollamento o allestimenti complessi.
- Quali elementi vanno verificati prima dell’apertura? Estintori e idranti accessibili, rivelazione/allarme funzionanti, uscite e percorsi liberi, illuminazione di sicurezza.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Intervista e analisi ispirate alle dichiarazioni di esperti e al dibattito seguito al rogo di Crans-Montana, come riportato dalla stampa italiana.




