Pregliasco avverte sul conflitto: minacciata la catena di fornitura delle materie prime farmaceutiche

Stretto di Hormuz, perché la crisi minaccia i farmaci in Italia
La possibile chiusura dello stretto di Hormuz, nel cuore del Golfo Persico, sta mettendo in allerta governi e sistemi sanitari.
Secondo il virologo e igienista Fabrizio Pregliasco, dell’Università degli Studi di Milano La Statale, lo stop ai traffici petrolchimici potrebbe bloccare la produzione di farmaci essenziali.
Paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e medicinali oncologici dipendono infatti da precursori derivati dal petrolio che transitano da quello stretto.
Se il conflitto nell’area dovesse durare settimane o mesi, estendendosi ad altri Paesi e spingendo il petrolio fino a 200 dollari al barile, le scorte attuali potrebbero coprire solo due-tre mesi.
Il rischio, avverte Pregliasco, è il passaggio da una tensione temporanea a una crisi strutturale per il Sistema Sanitario Nazionale.
In sintesi:
- Lo stretto di Hormuz è cruciale per i precursori petrolchimici dei farmaci essenziali.
- Le scorte di medicinali reggerebbero solo per circa due-tre mesi di crisi.
- Ospedali e sanità soffrirebbero l’impennata dei costi energetici e logistici.
- Senza adeguare il Fondo Sanitario Nazionale il finanziamento reale si riduce.
Come il conflitto nel Golfo impatterebbe su farmaci, ospedali e costi sanitari
Alla base dell’allarme c’è la forte dipendenza della farmaceutica mondiale dalla chimica derivata dal petrolio che transita nello stretto di Hormuz.
I precursori petrolchimici sono componenti indispensabili per paracetamolo, numerosi antibiotici, antidiabetici e diversi farmaci oncologici.
Un blocco prolungato dei traffici, spiega Fabrizio Pregliasco, esporrebbe a carenze progressive di principi attivi e materiali critici lungo tutta la filiera.
Gli effetti non riguarderebbero solo le scorte di magazzino.
Gli ospedali sono strutture fortemente “energivore”: sale operatorie, terapie intensive, diagnostica avanzata e catene del freddo dipendono da energia continua e costosa.
Con un barile verso i 200 dollari, l’aumento dei costi energetici si sommerebbe a quello di trasporti sanitari, ambulanze, logistica dei farmaci e produzione di dispositivi medici basati su plastiche, packaging e reagenti petrol-derivati.
Pregliasco sottolinea che, in un contesto di inflazione elevata, crescerebbero sia i prezzi di farmaci e dispositivi sia le richieste di adeguamento salariale del personale sanitario.
Se il Fondo Sanitario Nazionale non venisse aggiornato rapidamente all’inflazione, i finanziamenti già stanziati perderebbero valore reale, diventando insufficienti a garantire i livelli di assistenza attuali.
Scenari futuri e urgenza di una strategia di resilienza sanitaria
Il rischio più sottovalutato non è solo la temporanea carenza di un farmaco, ma la trasformazione della crisi energetico-logistica in un limite strutturale alla capacità del sistema sanitario di garantire cure essenziali.
La tensione nello stretto di Hormuz riporta al centro il tema della diversificazione delle forniture di precursori farmaceutici, della produzione europea di principi attivi critici e di piani di scorta strategica.
Per il Sistema Sanitario Nazionale diventa cruciale integrare scenari geopolitici, costi energetici e sicurezza farmaceutica in una programmazione unica, per evitare che la prossima emergenza non sia epidemiologica ma industriale e finanziaria.
FAQ
Perché lo stretto di Hormuz è cruciale per i farmaci?
Lo è perché attraverso lo stretto di Hormuz transitano precursori petrolchimici indispensabili per produrre paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e numerosi farmaci oncologici utilizzati globalmente.
Per quanto tempo reggerebbero le scorte di medicinali?
Secondo Fabrizio Pregliasco, le scorte attuali potrebbero coprire indicativamente due o tre mesi; oltre questa soglia il rischio di carenze diventerebbe concreto.
In che modo il caro petrolio colpisce gli ospedali italiani?
Colpisce aumentando i costi energetici di sale operatorie, rianimazioni e diagnostica, oltre a trasporti sanitari, logistica dei farmaci e produzione di dispositivi medici basati su derivati del petrolio.
Cosa succede al Fondo Sanitario Nazionale con inflazione alta?
Accade che, senza adeguamenti rapidi, il Fondo Sanitario Nazionale perda potere d’acquisto, risultando insufficiente a coprire realmente farmaci, dispositivi, servizi esternalizzati e personale.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento?
Questo articolo deriva da una elaborazione congiunta di informazioni provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



