Poste caos giudiziario in Veneto molti atti bloccati e cittadini esasperati

Indice dei Contenuti:
Migliaia di raccomandate e atti giudiziari fermi, sempre peggio il pasticcio delle Poste in Veneto
Ritardi record e cittadini senza tutele
In tutto il Veneto la corrispondenza accumulata racconta un’emergenza strutturale: oltre 15.000 raccomandate scadute e circa 2.000 atti giudiziari fermi negli impianti di recapito, cui si sommano avvisi di ricevimento e centinaia di invii non tracciati con giacenze che, in alcuni casi, superano le dieci settimane. I disservizi coinvolgono comunicazioni fiscali, notifiche di multe, pratiche previdenziali, documenti sanitari e scadenze bancarie, con effetti a catena su famiglie, professionisti e imprese.
Secondo la Slc-Cgil del Veneto, non si tratta più di ritardi episodici ma di “fallimento del sistema”: la rete non riesce a smaltire i flussi ordinari, mentre gli utenti sono esposti al rischio di decadenze legali, more, pignoramenti e contestazioni giudiziarie per notifiche mai ricevute in tempo. In assenza di informazioni chiare, i cittadini spesso scoprono il problema solo quando arrivano solleciti o provvedimenti esecutivi.
La carenza di personale, i contratti precari, l’uso massiccio di portalettere a termine e la riorganizzazione dei giri di recapito hanno ridotto la capillarità del servizio universale. In molte zone si registra un passaggio a giorni alterni o addirittura salti di consegna per intere settimane, in aperto contrasto con le aspettative minime fissate dall’Autorità di regolazione e dalle norme sul servizio pubblico essenziale.
Province sotto pressione e denunce sul territorio
Il quadro più critico emerge dal Bellunese, dove è stato presentato un esposto ai Carabinieri per corrispondenza lasciata all’esterno degli uffici, esposta alle intemperie e potenzialmente accessibile a chiunque, con possibili violazioni della privacy e della segretezza epistolare. Nel Trevigiano lo scandalo delle cartelle esattoriali recapitate con mesi di ritardo ha alimentato ricorsi e richieste di annullamento, mentre numerosi contribuenti si sono rivolti a avvocati e associazioni di consumatori per tutelarsi.
Nel Veneziano, diversi sindaci hanno scritto a Poste Italiane e al Ministero delle Imprese denunciando disservizi sistematici, chiusure improvvise di uffici periferici e riduzioni di orario che costringono gli utenti a spostamenti di decine di chilometri per operazioni essenziali. Nel Vicentino sono invece gli ordini professionali – avvocati, commercialisti, notai – a segnalare l’impatto di ritardi e smarrimenti su notifiche, citazioni e adempimenti fiscali.
Il sindacalista Marco D’Auria, segretario Slc-Cgil Veneto, parla di “disservizio divenuto sistema”: non singoli errori locali, ma una rete regionale che opera al limite, senza margini per picchi di lavoro, sostituzioni e ferie. Il rischio, avverte, è l’erosione della fiducia nel recapito pubblico, con cittadini che si vedono costretti a ricorrere in massa a corrieri privati e servizi digitali a pagamento anche per comunicazioni che dovrebbero essere garantite a costi calmierati.
Responsabilità, possibili tutele e richieste di intervento
La responsabilità del caos nella consegna ricade su un intreccio di fattori: scelte organizzative di Poste Italiane, carenze di organico croniche, pressione sui tempi di lavoro e una transizione digitale gestita a macchia di leopardo, che non tiene conto di anziani, aree montane e piccoli comuni. I sindacati denunciano turni insostenibili, zone di recapito sovradimensionate e formazione insufficiente per il personale neoassunto.
Per chi subisce danni economici o legali, restano aperte diverse strade: presentare reclami formali, chiedere risarcimenti documentando ritardi e giacenze anomale, attivare ricorsi contro cartelle, sanzioni e atti giudiziari notificati fuori tempo. Le associazioni dei consumatori invitano a conservare buste, timbri di lavorazione e ogni prova utile a dimostrare la data effettiva di recapito rispetto alle scadenze indicate.
La Slc-Cgil Veneto chiede un piano straordinario di assunzioni stabili, il ripristino di orari adeguati negli uffici periferici e una verifica indipendente, da parte di Agcom e governo, sugli standard di qualità del servizio universale nella regione. Senza un cambio di rotta rapido, avverte il sindacato, il sistema rischia di non essere più in grado di garantire nemmeno gli obblighi minimi di legge, con conseguenze pesanti su giustizia, fisco e rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione.
FAQ
D: Quante raccomandate risultano attualmente bloccate in Veneto?
R: I dati sindacali indicano oltre 15.000 raccomandate scadute e non consegnate nei tempi previsti.
D: Quanti atti giudiziari sono coinvolti nei disservizi?
R: Circa 2.000 atti giudiziari risultano fermi, con avvisi di ricevimento e altri documenti in forte ritardo.
D: Qual è l’area del Veneto più colpita dai problemi di recapito?
R: Le criticità sono diffuse, con casi eclatanti nel Bellunese, nel Trevigiano, nel Veneziano e nel Vicentino.
D: Chi ha denunciato pubblicamente la gravità della situazione?
R: Il segretario regionale Slc-Cgil Veneto, Marco D’Auria, parla di fallimento strutturale del sistema.
D: Quali rischi concreti corrono cittadini e imprese?
R: Possibili more, decadenze di termini, contestazioni fiscali e complicazioni giudiziarie per notifiche tardive.
D: È possibile chiedere un risarcimento per i danni subiti?
R: Sì, tramite reclami formali, richieste di indennizzo e, se necessario, azioni legali supportate da prove dei ritardi.
D: Quali interventi chiedono i sindacati a Poste Italiane?
R: Piano straordinario di assunzioni stabili, revisione dei giri di recapito, riapertura o potenziamento degli uffici e monitoraggio indipendente degli standard.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria delle denunce sui disservizi?
R: Le informazioni sui numeri delle raccomandate, sugli atti giudiziari e sulle dichiarazioni di Marco D’Auria provengono da cronache locali venete e agenzie di stampa che hanno raccolto le segnalazioni della Slc-Cgil del Veneto.




