Pornhub chiude ai minori nel Regno Unito e l’Italia trema

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Pornhub blocca accesso nel Regno Unito: anche in Italia
Blocco nel Regno Unito e impatto immediato
Dal 2 febbraio gli utenti nel Regno Unito non possono più accedere al portale per adulti gestito da Aylo, ad eccezione di chi aveva già completato la verifica dell’età prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni. La decisione è stata motivata dall’assenza, secondo la società con sede a Cipro, delle condizioni tecniche e normative per un’applicazione coerente dell’Online Safety Act, la legge britannica che disciplina i contenuti digitali e il contrasto ai rischi online per i minori.
La normativa, in vigore dal 25 luglio, impone alle piattaforme per adulti l’adozione di sistemi robusti per impedire l’accesso agli under 18, sulla base di rigorose procedure di identificazione dell’utente. In un primo momento Aylo aveva confermato la conformità per i marchi Pornhub, YouPorn, Redtube e Tube8, ma a distanza di pochi mesi è arrivato il dietrofront, accompagnato da un drastico cambio di strategia.
Il divieto non riguarda chi ha già superato il controllo anagrafico, che potrà continuare a utilizzare l’account esistente, mentre per tutti gli altri il portale risulta irraggiungibile dal territorio nazionale britannico. Gli utenti più esperti hanno già iniziato ad aggirare il blocco tramite servizi di rete privata virtuale (VPN), ma il Parlamento di Londra sta lavorando a un ulteriore giro di vite, con il divieto di utilizzo delle VPN per i minori e possibili nuove sanzioni per chi facilita l’elusione dei filtri di età.
Effetti sul traffico e rischi per la sicurezza
La scelta di Aylo è stata accompagnata da numeri che fotografano un cambiamento radicale del consumo di contenuti per adulti in Regno Unito. Secondo i dati diffusi dalla stessa società, il traffico verso il portale principale è crollato del 77% nei mesi successivi all’applicazione dell’Online Safety Act, mentre sono cresciuti in modo significativo gli accessi a siti che non applicano controlli stringenti sull’età e non risultano soggetti agli stessi standard regolatori.
Nelle interlocuzioni con le autorità britanniche, il gruppo ha sostenuto che l’architettura della legge non avrebbe centrato l’obiettivo di proteggere i minori, ma avrebbe piuttosto favorito lo spostamento degli utenti verso piattaforme meno controllate, spesso prive di moderazione efficace, policy trasparenti sulla privacy e strumenti di tutela dei dati personali. Da qui la denuncia di un “effetto boomerang”, in cui il traffico viene dirottato verso i segmenti più opachi della rete, con maggior esposizione a malware, tracciamenti invasivi e contenuti illegali.
La società ha chiesto più volte l’adozione di un sistema di verifica dell’età effettuato direttamente sul dispositivo dell’utente, ritenuto l’unico in grado di coniugare privacy, sicurezza e reale efficacia nel bloccare gli under 18. Una soluzione di questo tipo, secondo l’azienda, sarebbe tecnicamente meno vulnerabile alle VPN e garantirebbe un minore rischio di divulgazione delle informazioni sensibili, riducendo al contempo la frammentazione regolatoria tra i vari Paesi europei.
Scenario italiano e prospettive regolatorie
Dal 1 febbraio anche in Italia entra in vigore l’obbligo di verifica dell’età per accedere alle piattaforme per adulti, in attuazione delle delibere di AGCOM che recepiscono gli indirizzi europei sulla tutela dei minori online. Il modello italiano si basa su un sistema di “doppio anonimato”: l’identità dell’utente viene controllata da un soggetto terzo fidato, come un operatore di telecomunicazioni o un provider di identità digitale, mentre il gestore del sito riceve solo l’informazione sull’avvenuta verifica, senza conoscere i dati anagrafici.
Questa architettura, pensata per rassicurare cittadini e associazioni sui rischi di profilazione, dovrebbe ridurre la quantità di informazioni personali gestite direttamente dai siti per adulti, evitando che database sensibili diventino un obiettivo privilegiato per hacker e campagne di ricatto digitale. Resta però aperta la questione cruciale: se Aylo sceglierà di adeguarsi pienamente al quadro regolatorio italiano oppure se replicherà la linea dura adottata in Regno Unito, sospendendo l’accesso anche dal nostro Paese.
Un eventuale blocco in Italia avrebbe implicazioni non solo per milioni di utenti, ma anche per l’intero dibattito nazionale su anonimato, libertà d’informazione e ruolo delle piattaforme estere nella regolazione dei contenuti sensibili. Il caso britannico rappresenta un precedente monitorato con attenzione da giuristi, autorità indipendenti e operatori del settore, consapevoli che la convergenza tra normativa sulla sicurezza online e strategie commerciali delle big tech del porno ridisegnerà l’ecosistema digitale europeo nei prossimi anni.
FAQ
D: Perché il portale per adulti non è più accessibile dal Regno Unito?
R: Il gestore Aylo ha deciso di sospendere l’accesso perché ritiene che l’Online Safety Act non garantisca condizioni tecniche e normative adeguate per una verifica dell’età efficace e rispettosa della privacy.
D: Chi può ancora vedere i contenuti dal Regno Unito?
R: Possono continuare ad accedere soltanto gli utenti che avevano completato la procedura di verifica anagrafica prima dell’entrata in vigore del blocco del 2 febbraio.
D: È possibile aggirare il blocco con una VPN?
R: Tecnicamente sì, molti utenti utilizzano servizi VPN per simulare un accesso da altri Paesi, ma il Parlamento di Londra sta valutando restrizioni specifiche per impedirne l’uso ai minori.
D: Di quanto è calato il traffico dopo l’applicazione della legge britannica?
R: Secondo i dati comunicati da Aylo, il traffico verso il portale principale è diminuito del 77%, mentre sono cresciuti gli accessi a piattaforme non soggette agli stessi vincoli.
D: Qual è la critica principale mossa da Aylo all’Online Safety Act?
R: La società sostiene che la legge abbia spinto gli utenti verso siti meno regolamentati e più rischiosi, senza ottenere una reale protezione dei minori e aumentando i pericoli per privacy e sicurezza dei dati.
D: Come funziona il sistema di verifica in Italia?
R: In Italia è stato adottato un modello a doppio anonimato: un intermediario certificato verifica l’età dell’utente, mentre il sito riceve solo la conferma dell’avvenuto controllo, senza conservare dati anagrafici.
D: Cosa potrebbe accadere in Italia nei prossimi mesi?
R: Il gestore dovrà scegliere se adeguarsi al meccanismo deciso da AGCOM o se optare per un blocco simile a quello già attuato nel Regno Unito, con conseguenti ripercussioni su utenti e dibattito politico.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per i dati sul traffico e sulla normativa?
R: Le informazioni di contesto e i numeri sul calo del traffico derivano da un approfondimento pubblicato da testate specializzate in tecnologia e digitale, tra cui l’analisi apparsa su IlSoftware.it che ha riportato le dichiarazioni ufficiali di Aylo e i riferimenti all’Online Safety Act.




