Pornhub al centro del conflitto tra protezione dei minori e privacy

Verifica dell’età e tutela dei minori: cosa sta davvero accadendo
Il progetto di introdurre in Italia un sistema di verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare la tutela dei minori in un contesto digitale in cui i contenuti per adulti sono raggiungibili in pochi clic. L’intervento dell’AGCOM mirava a creare una barriera tecnica e regolatoria minima, capace di ridurre l’esposizione precoce a materiale esplicito.
Tuttavia, la fase applicativa ha mostrato un divario evidente tra intenzioni e risultati. Le scadenze fissate, le diverse interpretazioni del provvedimento e il contenzioso con le grandi piattaforme hanno spostato il focus dal benessere dei minori alla tenuta giuridica delle delibere e ai limiti dell’intervento pubblico nel regolare l’economia digitale globale.
Il caso dei 48 portali individuati e dei soli 9 che hanno attivato sistemi di Age assurance rende evidente quanto l’attuale modello sia fragile, difficile da imporre e vulnerabile a ricorsi e rinvii.
Scadenze mancate e adesioni parziali ai sistemi di Age assurance
I siti coinvolti dal provvedimento avrebbero dovuto adeguarsi entro il 12 novembre, ma un passaggio tecnico-normativo, interpretato in modo difforme da operatori e istituzioni, ha consentito di far slittare la scadenza al 1 febbraio. Anche questo secondo termine, però, non ha prodotto l’effetto atteso: la maggior parte dei portali indicati dall’AGCOM risulta tuttora accessibile senza filtri di verifica effettiva.
Solo 9 su 48 hanno implementato forme di Age assurance, spesso basate su meccanismi blandi o facilmente aggirabili. Il risultato è un quadro di applicazione disomogeneo, che indebolisce la credibilità dell’intervento regolatorio e solleva dubbi sull’effettiva protezione dei minori.
Questo scarto tra la norma e la realtà operativa rappresenta uno dei principali nodi critici sul piano della governance digitale e della compliance.
Dalla protezione dei minori al conflitto istituzionale


L’evoluzione del caso ha gradualmente spostato l’attenzione dal tema sostanziale – limitare l’accesso dei minori ai contenuti per adulti – a un confronto serrato tra AGCOM, tribunali amministrativi e grandi piattaforme internazionali. Il provvedimento che avrebbe dovuto rappresentare un passo avanti nella regolazione dell’online si è trasformato in un banco di prova sui confini dell’azione delle autorità nazionali in un ecosistema dominato da player globali.
Il conflitto interpretativo, la sequenza di proroghe e la sospensione di fatto delle misure hanno generato un clima di incertezza normativa, con il rischio di lasciare irrisolto, ancora a lungo, il problema originario della tutela dei minori.
In assenza di un quadro chiaro e stabile, gli operatori si muovono in ordini sparsi, mentre l’esposizione dei più giovani a contenuti inappropriati rimane sostanzialmente invariata.
Pornhub, Aylo e il ruolo del TAR del Lazio nella sospensione delle regole
Il punto di svolta arriva con il ricorso presentato da Aylo Freesites, società lussemburghese che controlla piattaforme come Pornhub, YouPorn e RedTube. La decisione del TAR del Lazio di accogliere il ricorso ha congelato l’impianto predisposto dall’AGCOM, consentendo ai siti del gruppo di restare accessibili dall’Italia senza gli obblighi di verifica dell’età previsti.
Questo passaggio segna uno spartiacque: la controversia si sposta dalla dimensione etico-sociale della protezione dei minori a quella giuridica sui limiti dell’intervento regolatorio nazionale nei confronti di soggetti stranieri, ma dominanti sul mercato digitale italiano.
L’udienza pubblica fissata all’11 marzo 2026 rappresenta, oggi, il principale snodo in grado di ridefinire il perimetro d’azione delle autorità italiane in materia di accesso ai contenuti per adulti online.
Le argomentazioni di Aylo tra privacy e rischio di elusione
Nel comunicato diffuso da Aylo, la società contesta la scelta di concentrare la verifica dell’età direttamente sui siti, sostenendo che ciò metterebbe a rischio la privacy degli utenti e sarebbe, comunque, inefficace. Secondo l’azienda, obbligare gli utenti a fornire dati sensibili o identificativi a portali per adulti finirebbe per alimentare diffidenza, spingendo una parte del traffico verso servizi non regolamentati e difficili da controllare.
In questa prospettiva, la misura non solo fallirebbe nel proteggere i minori, ma indebolirebbe anche la trasparenza delle piattaforme sottoposte a controllo, favorendo l’uso di canali paralleli, mirror e siti ospitati in giurisdizioni poco collaboranti.
L’obiezione di Aylo intreccia così il tema dei diritti fondamentali alla protezione dei dati con quello, più tecnico, dell’efficacia delle soluzioni di Age assurance adottate su scala nazionale.
La sospensione delle delibere AGCOM e il nodo dei poteri di regolazione
Con la decisione della Sezione Quarta del TAR del Lazio, vengono annullate, in via cautelare, le comunicazioni e le delibere dell’AGCOM che individuavano l’elenco dei 48 siti interessati e definivano le modalità tecniche per accertare la maggiore età. Il provvedimento non chiude il contenzioso, ma ne sospende gli effetti più operativi, rinviando al giudizio di merito.
Nel frattempo, il quadro resta sospeso: i siti del gruppo Aylo Freesites rimangono accessibili, le linee guida tecniche di AGCOM perdono forza cogente, e gli operatori minori si trovano davanti a un dilemma di compliance in un contesto giuridico fluido.
Questo scenario espone una tensione strutturale tra autorità nazionali e piattaforme globali, in cui la capacità effettiva di regolazione si misura non solo sulle norme emanate, ma sulla loro tenuta nei tribunali amministrativi.
Scenari futuri per la regolazione dell’accesso ai contenuti per adulti
L’udienza dell’11 marzo 2026 al TAR del Lazio rappresenta una tappa decisiva per chiarire l’estensione dei poteri dell’AGCOM e la legittimità delle misure di verifica dell’età. Il verdetto non avrà solo un impatto sui 48 siti inizialmente coinvolti, ma potrà orientare l’intera architettura delle politiche italiane di protezione dei minori online.
Qualunque sarà l’esito, appare evidente che una regolazione efficace richiederà strumenti tecnici più maturi, un coordinamento sovranazionale e un equilibrio più raffinato tra tutela dei minori, privacy e libertà economiche delle piattaforme digitali.
Nel frattempo, il rischio principale è che il dibattito resti confinato in sede giudiziaria, lasciando senza risposta la domanda sociale crescente di protezione, educazione digitale e responsabilizzazione condivisa tra famiglie, scuole, istituzioni e operatori del web.
Verso modelli di Age assurance più robusti e interoperabili
L’esperienza italiana mostra come gli attuali sistemi di Age assurance centrati sui singoli siti siano deboli sia sul piano tecnologico che su quello della fiducia degli utenti. Una direzione possibile è lo sviluppo di soluzioni di verifica dell’età indipendenti dai portali, basate su identity provider terzi, credenziali digitali anonime o attestazioni crittografiche che certificano la maggiore età senza esporre dati personali sensibili.
Tali modelli, già allo studio in varie giurisdizioni europee, potrebbero consentire un equilibrio migliore tra sicurezza dei minori e protezione della privacy, riducendo al contempo i rischi di tracciamento degli interessi sessuali degli utenti.
La sfida, tuttavia, resta quella dell’adozione diffusa, dell’interoperabilità tra piattaforme e del coordinamento normativo a livello UE, per evitare frammentazioni che favoriscano migrazioni verso siti extraeuropei.
Educazione digitale e corresponsabilità oltre il vincolo tecnico
La discussione sulla verifica dell’età rischia di essere riduttiva se isolata dal contesto più ampio dell’educazione digitale. Filtri e blocchi possono ridurre l’accesso accidentale, ma non sostituiscono il lavoro educativo di famiglie, scuole e istituzioni sul rapporto dei minori con la sessualità, il consenso e l’uso consapevole della rete.
Un approccio realmente efficace combina regolazione, strumenti tecnici, campagne informative e supporto ai genitori nella gestione dei dispositivi connessi. La stessa presenza di grandi piattaforme come Pornhub nel dibattito può essere l’occasione per chiedere maggiore trasparenza, strumenti di parental control più efficaci e iniziative di responsabilità sociale condivisa.
In questo scenario, la vicenda giudiziaria avviata da Aylo Freesites rappresenta solo una componente, per quanto rilevante, di un ecosistema di interventi che deve restare centrato sulla protezione concreta dei più giovani.
FAQ
Perché l’AGCOM ha introdotto la verifica dell’età sui siti per adulti?
L’AGCOM ha avviato il provvedimento per ridurre l’accesso dei minori ai siti pornografici, imponendo sistemi di verifica dell’età come misura di tutela preventiva in linea con le raccomandazioni europee sulla protezione dei minori online.
Quanti siti hanno realmente adottato sistemi di Age assurance?
Su 48 portali inizialmente individuati dall’AGCOM, solo 9 hanno implementato un qualche tipo di sistema di Age assurance, mentre la maggior parte resta accessibile senza filtri strutturati.
Cosa ha deciso il TAR del Lazio sul ricorso di Aylo Freesites?
Il TAR del Lazio, Sezione Quarta, ha accolto il ricorso di Aylo Freesites, sospendendo le delibere AGCOM che definivano l’elenco dei siti interessati e le modalità tecniche di verifica dell’età, in attesa del giudizio di merito.
Quali piattaforme sono coinvolte nel ricorso contro AGCOM?
Il ricorso è stato presentato da Aylo Freesites, che controlla importanti piattaforme per adulti come Pornhub, YouPorn e RedTube, tra i siti più visitati a livello globale nel settore.
Perché Aylo critica la verifica dell’età direttamente sui siti?
Aylo sostiene che la verifica sul singolo sito comprometta la privacy degli utenti e sia inefficace, perché spingerebbe traffico – inclusi i minori – verso piattaforme non regolamentate e più difficili da monitorare.
Cosa succederà all’udienza dell’11 marzo 2026?
All’udienza dell’11 marzo 2026, il TAR del Lazio esaminerà nel merito la legittimità delle delibere AGCOM, definendo il perimetro dei poteri regolatori dell’Autorità in materia di accesso ai contenuti per adulti.
La verifica dell’età è sufficiente a proteggere i minori online?
No, i sistemi di Age assurance possono ridurre l’accesso immediato, ma vanno integrati con educazione digitale, strumenti di parental control, campagne informative e una corresponsabilità tra famiglie, scuole, istituzioni e piattaforme.
Qual è la fonte originale della vicenda analizzata?
L’analisi qui proposta si basa sui contenuti e sulle informazioni riportate nell’articolo originale pubblicato dal sito Tecnoandroid, che ha ricostruito il caso AGCOM–Pornhub e il ricorso di Aylo Freesites al TAR del Lazio.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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