Pfister avverte l’Europa perché dovrà imparare a difendersi da sola

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Sicurezza aerea e minacce ibride in evoluzione
Nei prossimi anni la capacità di protezione dipenderà dalla rapidità con cui gli Stati e le alleanze sapranno adattarsi alle nuove minacce aeree. Le tecnologie di droni, missili ipersonici e velivoli senza pilota stanno cambiando lo scenario, rendendo i cieli più affollati e complessi da controllare. Le difese tradizionali, pensate per jet militari e missili balistici, non bastano più.
La risposta passa da reti integrate di radar, sensori satellitari e sistemi di intercettazione a strati, capaci di rilevare anche oggetti di piccole dimensioni e bassa quota. In questo contesto, il ruolo di alleanze come la NATO e di strutture comuni di difesa europea diventa strategico, soprattutto per i Paesi con minori risorse tecnologiche.
Parallelamente occorre aggiornare le regole di ingaggio, perché un attacco con sciami di droni o velivoli commerciali modificati richiede decisioni rapidissime e protocolli condivisi. La sfida non è soltanto tecnica ma anche giuridica: bilanciare sicurezza, responsabilità e tutela dei diritti fondamentali sarà cruciale per mantenere la fiducia dei cittadini.
Infrastrutture critiche nel mirino di terrorismo e spionaggio
Le infrastrutture critiche – reti elettriche, sistemi idrici, ospedali, porti, aeroporti, data center – sono il cuore pulsante delle società moderne e i bersagli preferiti di terrorismo e spionaggio. Un singolo sabotaggio a una centrale elettrica o a un hub di telecomunicazioni può paralizzare intere regioni, con effetti a catena su economia, sanità e sicurezza pubblica.
Le minacce ibride uniscono attacchi fisici e digitali: un’esplosione locale può essere coordinata con un cyber attacco per amplificare il caos e rallentare la reazione delle autorità. Per questo le sale di controllo di grandi operatori energetici, le stazioni ferroviarie ad alta velocità e gli hub logistici di città come Roma, Milano o Napoli sono protetti da protocolli che integrano vigilanza armata, videoanalisi intelligente e sistemi di cyber difesa.
Fondamentale è anche la cooperazione tra settore pubblico e privato: molti asset strategici sono gestiti da aziende come Terna, Enel, operatori telefonici e grandi provider di servizi cloud. Senza scambio costante di dati sulle minacce, piani di continuità operativa condivisi e esercitazioni congiunte, la risposta agli attacchi ibridi resterà parziale e disomogenea.
Dalla resilienza totale al rischio accettabile
L’idea di una protezione totale è una promessa irrealistica e, sul piano comunicativo, pericolosa. Nessun sistema di difesa, per quanto avanzato, può annullare il rischio di terrorismo, spionaggio o sabotaggio, soprattutto in un’epoca di tecnologie accessibili anche a gruppi non statali.
La vera strategia consiste nel ridurre al minimo i danni probabili, aumentare la resilienza e garantire un rapido ritorno alla normalità dopo un attacco. Questo significa investire non solo in barriere fisiche e sistemi anti-drone, ma anche in formazione del personale, ridondanza delle reti e piani di emergenza testati sul campo.
Un tassello decisivo è la trasparenza verso i cittadini: spiegare che il rischio zero non esiste, ma che esistono protocolli chiari per gestire crisi e disservizi, rafforza la credibilità delle istituzioni. In molte democrazie, dai Paesi dell’Unione Europea agli Stati Uniti, si sta passando da una narrativa di “assoluta sicurezza” a una cultura del “rischio accettabile”, basata su valutazioni scientifiche, analisi di scenario e coinvolgimento della comunità scientifica indipendente.
FAQ
D: Cosa si intende per minaccia aerea moderna?
R: Include droni, missili avanzati, velivoli senza pilota e strumenti capaci di eludere i radar tradizionali.
D: Cosa sono le minacce ibride?
R: Azioni che combinano attacchi fisici, cyber, propaganda e sabotaggio economico per destabilizzare un Paese.
D: Perché le infrastrutture critiche sono così vulnerabili?
R: Perché sono altamente interconnesse: un singolo punto di guasto può innescare blackout o blocchi a catena.
D: Il rischio zero in sicurezza nazionale è possibile?
R: No, tecnicamente è irrealizzabile; l’obiettivo è ridurre la probabilità e l’impatto degli attacchi.
D: Che ruolo ha il settore privato nella protezione?
R: Gestisce gran parte delle infrastrutture critiche e deve cooperare con lo Stato su monitoraggio e risposta.
D: Come cambiano le regole di ingaggio con i droni?
R: Servono protocolli rapidi e chiari per identificare, tracciare e neutralizzare minacce di piccole dimensioni.
D: Perché è importante parlare apertamente dei limiti della protezione?
R: Per evitare false aspettative e costruire una cultura del rischio fondata su informazione e responsabilità condivisa.
D: Qual è la fonte principale per i dati e le analisi citate?
R: Le valutazioni derivano dal lavoro di istituzioni di sicurezza nazionali, rapporti pubblici della NATO e documenti strategici dell’Unione Europea.




